domenica 28 febbraio 2010

Il telebano

A me è capitato. Di conoscere un paio di talebani. In verità erano italianissimi. E la targhetta "talebano" gliela appiccicai io. E' per questo che so di cosa parlo. E posso dirvelo papale papale. Non è una bella cosa. Insomma. Praticamente un insulto.

E dunque. Non può essere una bella cosa che il presidente del consiglio dia del talebano alla magistratura. E non è una bella cosa il senso di rassegnazione che si diffonde come un'onda nera nei nostri cuori. Che ha sparato oggi? Dacci il nostro insulto quotidiano.

No buono. No. Non dimenticate che esiste ancora il diritto di scandalizzarsi. Esiste ancora la rivolta morale. Non è stata abolita la ricerca del giusto e del bene per la collettività. Tutto sta a capirsi. Perchè questa disperata guerra mondiale di un plurindagato contro le leggi dello stato non porta neanche una briciolina nelle nostre tasche.

E forse (forse) bisognerebbe escogitare qualcosa di diverso dai messaggi un po' retorici alla «volemose bene» che Napolitano invia diqquà e dillà. Forse sarebbe bene che, chi può, obbligasse anche il grande assediato a rispettare i ruoli istituzionali e le leggi dello stato, almeno quelle poche che ancora non sono state stuprate da un lodo.

Comunque. Dopo aver sdoganato i fascisti, i leghisti ed i papi, adesso il berlusca ha sdoganato pure i talebani. Ora ne possiamo parlare. Ora possiamo usarli liberamente per appenderci il vicino di casa, il parcheggiatore incapace, quello che non rispetta la fila alle Poste. Oltre, naturalmente, i magistrati.

Se dunque i talebani stanno qui, tra di noi. Dovremo trovare un altro modo, d'ora in avanti, per indicare quelli che in Afghanistan hanno trucidato molti soldati italiani.

Ma niente paura. Tanto, in fondo, si tratta solo di parole.

PS= Nella foto, un gruppo di magistrati milanesi nei pressi del tribunale di Milano.

[Ave]

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