martedì 10 maggio 2011

Anagni. Fiori nel deserto

A me la storia piace molto. Anzi. Moltissimo. Per questo mi capita spesso di fermarmi a riflettere sui tanti momenti storici di cui mi capita di parlare in classe. E provo ad immedesimarmi. Tento di entrarci proprio dentro, in quel momento. Annuso l'aria. Sento l'odore e l'umore di genti lontane. Ed alla fine mi viene sempre da chiedermi la stessa cosa. Ossia se, in quel momento particolare, la gente s'è resa conto di vivere un evento che sarebbe stato ricordato pei secoli. Se ha avuto la percezione che, a distanza di secoli, avremmo continuato ad annusare l'odore delle sue strade. A sentire il battito del suo cuore. A spalancare la mente ai suoi pensieri, per capire meglio. Si saranno resi conto dell'eccezionalità, oppure avranno spento il lume e si saranno addormentati come al solito? Al termine di una banale, solita, noiosa, forse solo un po' più agitata, giornata?
E' per tentare di cogliere la prospettiva. Per provare ad allontanarmi dall'evento e verificarne la consistenza storica, che ho lasciato passare qualche giorno. Perchè a volte c'è bisogno di essere lucidi. Freddi ed implacabili come il tempo. Ed il tempo, si sa, non prova emozioni. Di che sto parlando? Dell'evento. Del consiglio comunale aperto di giovedì scorso. Quello sull'ospedale. Perchè forse vi siete lasciati scappare qualcosa. Vi siete distratti. Ma quello, ragazzi, è stato un momento storico. Ed io ho aperto ben bene gli occhi, e la mente, per raccontarvelo.

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