mercoledì 14 luglio 2010

Anagni e il mistero della cultura scomparsa

Vi avverto, voi deboli per il caldo. Questa, ahimè, è una storia un po' triste. C'era una volta una cosa che si chiamava politica culturale. Di una nazione, una terra, un comune.
Era uno strumento attraverso il quale amministratori avveduti riuscivano a tirar fuori la gente dalle case. La facevano incontrare per le strade e le piazze della loro città. Quelli bravi riuscivano pure a farla divertire, la gente. Ma i migliori in assoluto erano coloro i quali riuscivano, anche, a farla pensare.
E così accadeva che, l'inverno, era tutto un viavai di mamme e papà ad accompagnare i figli a qualche corso strano. E poi bisognava trovare il modo di preparare la cena per tempo, perchè poi, dopo cena, toccava ai genitori.
L'estate, invece, ci si dava appuntamento direttamente in piazza. Nel vicolo. Si andava insieme. Le famiglie uscivano unite e si sfaldavano via via che si passeggiava. Ognuno al suo concerto, al suo film, al suo dibattito, alla sua mostra, alla sua musica. Ognuno coi suoi amici. Col proprio gruppo. Col ragazzetto stagionale. Ci si rivedeva giù al portone non prima di mezzanotte. Era un po' una festa per tutti. Persino pei commercianti, che tra liquori, gelati, grattachecche e pasticcini avevano il loro bel tornaconto.
Ufficialmente la politica culturale esiste anche oggi. E c'è persino un assessore dedicato. L'assessore alla cultura. Che, oggi, è la persona che vedete in foto. Oddio, in effetti quella non gli rende merito, perchè il Dany di persona è molto, molto più abbronzato di come appare qui. Comunque, se andate sul sito del comune di Anagni, trovate scritto che il Natalia è non solo vicesindaco, ma possiede anche le deleghe per (in ordine di apparizione): 1. cultura; 2. spettacolo; 3. turismo; 4. protezione civile; 5. contenzioso.
Invidio molto le persone capaci di fare tante cose, tanto impegnative, tutte insieme. Io, in genere, riesco a fare così così quelle due cosette che devo. Però, ecco. Mi piacerebbe capire. Per imparare. E sopratutto, in questo momento, per sapere. Dal diretto interessato.
Il comune di Anagni ha una politica culturale? Va bene, forse questa era un po' grossa. Allora riformulo la domanda. Il comune di Anagni ha almeno un programma estivo che abbia a che vedere con la cultura, o magari con lo spettacolo, o forse col turismo. O anche solo con la protezione civile. Oppure, e mi accontenterei, col contenzioso?
I primi 15 giorni dell'estate classica se ne sono andati, ma l'unica cosa che è partita dal comune è il cinema all'aperto. Iniziativa simpatica, senza dubbio. Io il programma l'ho sfogliato e rigirato. E mi sono intristito ancor di più. Perchè, insomma, in mezzo a tante pappardelle scotte e pure un po' mosce ci si poteva pure infilare qualche vero film, no? Le avrà scelte lui, le pellicole? O avrà comprato l'offerta a scatola chiusa? Scegliete quello che preferite. In ogni caso, insomma, non mi pare una gran bella figura. Ma capisco. Tanti impegni, tanto lavoro, qualcosa sfugge. Qualcosa.
E comunque, in definitiva, l'unica capacità del comune è di farsi sganciare € 2,5 per stare attaccati ad uno schermo. Mi vengono in mente quelle famiglie un po' disastrate, avete presente? Il papà non c'è mai. La mamma ha altro da fare, ed i figli si sentono un po' soli. Vorrebbero giocare, partecipare, stare magari coi genitori. C'è una sola cosa che li può tenere buoni, in questa situazione. La tv. Si accende la tv e li si lascia lì davanti per ore. Ci penserà lo schermo a tenerli buoni, a reprimere la loro fantasia, a farli diventare un po' più ebeti. Un po' più simili ai loro genitori. Al mondo che ci circonda.
Grazie assessore alla cultura, allo spettacolo, al turismo, alla protezione e, dulcis in fundo, al contenzioso. Grazie per renderci tutti quanti un po' più uguali. [Ave]

Scuola. Niente sarà dimenticato

Questa è una comunicazione di servizio. Ma anche un richiamo esplicito a tutti i lavoratori della scuola che hanno votato il regime dell'unto. Guardate dove ci ha portato la vostra cecità. La vostra ignoranza. Il vostro menefreghismo politico.
Niente tagli agli sprechi della politica. Niente tagli ai privilegi dei soliti, piccoli nullafacenti di regime. La crisi, questa crisi nata nelle banche, negli uffici degli speculatori, di quelli che la mattina si alzano, accendono il pc, vendono e comprano azioni per una mezz'oretta, e si son portati a casa quei 2-3000 euro quotidiani. Ebbene questa crisi la pagheremo sopratutto noi.
Si. Proprio noi della scuola. Hanno tagliato tutto in modo criminale e scientifico. Programmi. Classi. Ore. Personale. Stipendi. Pensioni. E' la scuola che paga il conto per tutti. Siamo noi. E allora che sia chiaro. Niente sarà più come prima. Entriamo in una fase di agitazione permanente. Anche per colpa vostra.
Quando ti dichiarano guerra, il minimo che puoi fare è difenderti. [Ave]

L'ONU richiama, Frattini e Capezzone rispondono. Purtroppo

Che vergogna, ragazzi. Che umiliazione. Insomma è accaduto questo: che adesso persino l'ONU ha invitato il regime dell'unto a rivedere del tutto oppure a desistere dall'approvare la legge bavaglio. Ed ha annunciato che il prossimo anno verrà qui da noi una delegazione col compito di monitorare se e quanta libertà d'espressione esiste in Italia.
Siamo trattati, ahimè giustamente, e per colpa del più basso showman della storia, alla stregua di quei paesi lontani, dai nomi impronunciabili, che non hanno mai vinto neppure uno straccio di coppa del mondo.
Per il nostro ministro degli esteri è roba da andarsi a nascondere dietro la lavagna, per non farsi riconoscere. Infatti non ha potuto fare a meno di dirsi «fortemente sconcertato e sorpreso». Il problema però è che lui ha peggiorato la situazione. Non se n'è neppure accorto, ma ci ha fatto uno di quegli autogol clamorosi, come dice Fabio Caressa. Sentite qua: «in tutti i paesi democratici il parlamento è sovrano e decide». Per carità, caro Fratty. Fosse mai che l'ONU metta il naso pure nella nostra legge elettorale. In quella porcata di listone bloccato dai partiti, di diretta derivazione fascista, che ha consentito di riempire i nostri banchi parlamentari della peggiore genia di inquisiti, condannati, collusi, sniffatori, neopiduisti al cubo, corrotti e corruttori. Per non parlare delle fimmine, ch'è son signore, io.
Ma l'apoteosi del ridicolo è toccata a Capezzone. Capezzone chi, direte voi? Massì, l'unico maestrino d'Italia capace di parlare solo ed esclusivamente attraverso sillabe, piuttosto che parole intere, perchè risente ancora dei problemi che gli ha creato il suo padre politico, il logorroico Marco Pannella. Insomma. Indovinate un po' che ha sillabato il Capezzo? Niente poco di meno che questo: «troverei utile che i funzionari dell'Onu dedicassero il loro tempo a contrastare le dittature». Eh? Che ne dite? Non è meravigliosamente puffo? Non è un assist perfetto per involarsi solitari verso la porta sguarnita? Massì, dai. La risposta la lascio a voi, perch'è talmente facile che mi fa quasi pena.
E poi, si sa, prevenire è molto meglio che curare. [Ave]

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