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Visualizzazione dei post da luglio 14, 2010

Anagni e il mistero della cultura scomparsa

Vi avverto, voi deboli per il caldo. Questa, ahimè, è una storia un po' triste. C'era una volta una cosa che si chiamava politica culturale. Di una nazione, una terra, un comune.
Era uno strumento attraverso il quale amministratori avveduti riuscivano a tirar fuori la gente dalle case. La facevano incontrare per le strade e le piazze della loro città. Quelli bravi riuscivano pure a farla divertire, la gente. Ma i migliori in assoluto erano coloro i quali riuscivano, anche, a farla pensare.
E così accadeva che, l'inverno, era tutto un viavai di mamme e papà ad accompagnare i figli a qualche corso strano. E poi bisognava trovare il modo di preparare la cena per tempo, perchè poi, dopo cena, toccava ai genitori.
L'estate, invece, ci si dava appuntamento direttamente in piazza. Nel vicolo. Si andava insieme. Le famiglie uscivano unite e si sfaldavano via via che si passeggiava. Ognuno al suo concerto, al suo film, al suo dibattito, alla sua mostra, alla sua musica. Ognuno …

Scuola. Niente sarà dimenticato

Questa è una comunicazione di servizio. Ma anche un richiamo esplicito a tutti i lavoratori della scuola che hanno votato il regime dell'unto. Guardate dove ci ha portato la vostra cecità. La vostra ignoranza. Il vostro menefreghismo politico.
Niente tagli agli sprechi della politica. Niente tagli ai privilegi dei soliti, piccoli nullafacenti di regime. La crisi, questa crisi nata nelle banche, negli uffici degli speculatori, di quelli che la mattina si alzano, accendono il pc, vendono e comprano azioni per una mezz'oretta, e si son portati a casa quei 2-3000 euro quotidiani. Ebbene questa crisi la pagheremo sopratutto noi.
Si. Proprio noi della scuola. Hanno tagliato tutto in modo criminale e scientifico. Programmi. Classi. Ore. Personale. Stipendi. Pensioni. E' la scuola che paga il conto per tutti. Siamo noi. E allora che sia chiaro. Niente sarà più come prima. Entriamo in una fase di agitazione permanente. Anche per colpa vostra.
Quando ti dichiarano guerra, il minimo …

L'ONU richiama, Frattini e Capezzone rispondono. Purtroppo

Che vergogna, ragazzi. Che umiliazione. Insomma è accaduto questo: che adesso persino l'ONU ha invitato il regime dell'unto a rivedere del tutto oppure a desistere dall'approvare la legge bavaglio. Ed ha annunciato che il prossimo anno verrà qui da noi una delegazione col compito di monitorare se e quanta libertà d'espressione esiste in Italia.
Siamo trattati, ahimè giustamente, e per colpa del più basso showman della storia, alla stregua di quei paesi lontani, dai nomi impronunciabili, che non hanno mai vinto neppure uno straccio di coppa del mondo.
Per il nostro ministro degli esteri è roba da andarsi a nascondere dietro la lavagna, per non farsi riconoscere. Infatti non ha potuto fare a meno di dirsi «fortemente sconcertato e sorpreso». Il problema però è che lui ha peggiorato la situazione. Non se n'è neppure accorto, ma ci ha fatto uno di quegli autogol clamorosi, come dice Fabio Caressa. Sentite qua: «in tutti i paesi democratici il parlamento è sovrano e dec…