venerdì 9 aprile 2010

Analisi Regionali 2010. Roberto Cicconi

Prosegue l'analisi del voto delle recenti Regionali. Oggi è la volta di Roberto Cicconi, esponente del locale SEL. Lo ringrazio per gli spunti di discussione che ci offre, e ricordo a tutti che qui a fianco, nella colonna di destra, c'è il link ad una pagina nella quale sono elencati tutte le analisi giunte in redazione, che potete ri-leggere e confrontare quando volete. [Ave]

ROBERTO CICCONI (SEL)
Ho aspettato un po’ a rispondere all'invito non per inerzia, ma per il semplice motivo che la ricerca delle ragioni di una sconfitta, soprattutto da parte di chi sente di averla subita, come lo scrivente, deve cercare di essere la più lucida possibile onde non ricadere nei soliti luoghi comuni che ci hanno fatto diventare ciò che non riusciamo più ad essere: La Sinistra appunto.

La prima cosa che mi fa riflettere è che paradossalmente condivido buona parte dell'analisi di Valeriano Tasca, persona degna di stima, ma che politicamente è ben lontana dal sottoscritto. Condivido innanzitutto il giudizio su Berlusconi, sulla capacità che ha, a prescindere dai mezzi che adopera, di spostare consensi, di coinvolgere le persone, tante volte sulla base del nulla. Ha una marcia in più, bisogna dargliene atto, spinto probabilmente da quello spirito competitivo che in tutta la sua vita lo ha portato a primeggiare ad ogni costo, a prescindere da cosa ciò potesse comportare. Il Pdl ne trae semplicemente giovamento, senza fatica alcuna resta nella scia del suo leader, allineandosi, se non prostrandosi alle sue esigenze, brillando di luce riflessa.

Altra storia per il Pd, nato dalla convinzione che il modello americano vada bene anche da noi, cosa evidentemente non condivisibile, dati i diversi percorsi storici che hanno attraversato il Bel Paese e gli Stati Uniti d’America. Il Pd oltretutto non ha un Berlusconi, non ha la sua forza, anche perché, bisogna rimarcarlo, il nostro Premier rappresenta un’anomalia unica  in un paese che un tempo si vantava di essere la culla del diritto.

Nelle elezioni regionali, in particolare nel Lazio, si è avuta poi una commistione di fattori che hanno portato al risultato che tutti conosciamo. Il caso Marrazzo, l’alleanza dell’Udc con il centro-destra e da ultimo quello che io definisco il caso “Bagnasco”. La continua intromissione della chiesa nella politica italiana è qualcosa di non più tollerabile, “Libera chiesa in libero Stato” diceva il Conte di Cavour, riprendendo una frase del francese Charles de Montelambert, che considero l’emblema di quelli che dovrebbero essere gli equilibri tra Stato e Chiesa in un paese normale. Troppe volte ho sentito dire che la candidatura di Emma Bonino sia stata non appropriata, sulla base della presenza dello Stato del Vaticano nella nostra Regione. Credo invece che senza di Lei la sconfitta sarebbe stata molto meno onorevole.

A livello locale un giudizio deve essere dato sul fenomeno “Fiorito”, una persona che meno di 10 anni fa era un normale studente ed ora è probabilmente la persona più  potente della nostra provincia. La sua ascesa politica ha dell’incredibile, aiutato anche da una sorta di snobbismo politico che gli allora politici locali del centro-sinistra hanno adoperato nei suoi confronti. Egli si è beneficiato di questo atteggiamento, nonché della convinzione che il suo successo fosse un fenomeno estemporaneo, ha compattato un centro-destra alla deriva, lo ha trasformato in un’autentica macchina da guerra (e di voti) soprattutto in campagna elettorale.
E’ diventato a livello locale quello che Berlusconi è a livello nazionale, un vortice a cui o ti allinei (mi riferisco ai componenti del centro-destra) o ti spazza via. Sento dire dall’amico Egidio che è in discesa di consensi, così come Berlusconi. Purtroppo non credo sia così. Credo invece che il suo risultato ad Anagni (che sarebbe stato straordinario per chiunque altro) sia più figlio di piccole invidie interne che della mancanza di un reale consenso nel centro-destra.

Noi gente di Sinistra dobbiamo tornare a essere ciò che eravamo: non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo competere su un campo che non ci appartiene, ossia quello dei fiumi di denaro in campagna elettorale, quello dell’appropriazione dei giornali, quello dell’oscuramento e della denigrazione dell’avversario ad ogni costo.

Dobbiamo tornare ad essere propositivi, ascoltare le persone nella loro quotidianità, liberarci da quell’atteggiamento di nicchia nel quale ci siamo rinchiusi. E soprattutto dobbiamo aver ben presente la forza del nostro avversario dell’impegno che serve per affrontarlo e batterlo e soprattutto dobbiamo rispettarlo in quanto tale.

Altrimenti continueremo a leccarci le ferite e ad autocommiserarci.

Ave

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