venerdì 21 ottobre 2011

Libia. Nel deserto non ci sono gattopardi

Dunque è proprio vero. Nessuno torna dal deserto. Vivo. La parabola del fuggiasco libico, amico intimo del nostro cavaliere, è finita come sempre si son spente quelle dei peggiori tiranni. Da piazzale Loreto al bunker, il copione mostra i segni indelebili di un'immutabile umiliazione esistenziale. Uomini forti, anzi fortissimi. Che si son fatti strada a forza di stragi e massacri. Che hanno esercitato un potere assoluto ed inviolabile. Superuomini che hanno creduto di poter vivere un'esistenza al di fuori di qualsiasi regola. Oltre ogni legge umana e divina. Oltre ogni ragionevolezza. Oltre ogni, pallida, democrazia. E che alla fine, quando la storia s'è preparata a presentare il conto, si sono ritrovati mimetizzati fra i miserabili. In cerca di una fuga disperata e disonorevole. Lo presero così, fuggiasco, il nostro Mussolini. Hanno preso ugualmente così, sbandato, il rais Gheddafi.

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