lunedì 13 febbraio 2012

Anagni. Ospedale. Grazie di esistere


Non tutti i mali vengono per nuocere? Forse. Sicuramente, a volte, certi mali vengono anche per dimostrare che esiste un sacco di brava gente. Modesta. Semplice. Che fa, semplicemente, il proprio dovere. E che lo fa in modo responsabile. Alla faccia di chi, invece, pur pagato per occuparsi della gestione di certe emergenze, è capace solo di nascondersi dietro al proprio immobilismo. La nevicata che ha colpito il nostro paese ha messo in evidenza anche questo.


Sotto la neve, in questi giorni, c'è finito anche l'ospedale. Il nostro vecchio, bistrattato (dalle destre) e glorioso ospedale. E non solo la struttura. Pensate anche a tutti i lavoratori dell'ospedale. Medici, infermieri, personale tecnico ed amministrativo. Le difficoltà di spostamento le hanno avute anche tutti costoro. Ma come si fa a saltare il proprio turno lavorativo, quando si è impiegati all'ospedale? Quando la vita degli altri potrebbe dipendere, letteralmente, dalla possibilità di un tuo intervento? Ma, d'altra parte, come si fa a stare regolarmente al proprio posto, all'ospedale, se le strade sono bloccate da una tonnellata di neve. E se, magari, non si riesce neanche ad aprire la porta di casa perchè bloccata da una spessa coltre bianca? Come si fa?

Ecco come si fa. Da fonti vicine all'associazione D.a.S. raccolgo queste testimonianze. Storia numero uno. Anagni. Neve. Ospedale. C'è un'infermiera. La Protezione Civile la va a prendere perchè deve essere garantito il turno all'ospedale. A tutti i costi. La signora ha tre figli. Il marito è in fabbrica. Nessun vicino è disponibile ad accudire i bambini. La baby sitter non può muoversi. Morale della favola? All'ospedale ci finiscono tutti e quattro. La madre, infermiera, ed i suoi tre figli.

L'ospedale non è fatto solo d'infermiere e di dottori. C'è anche un sacco di altro personale, diciamo tecnico, che è ugualmente indispensabile al corretto svolgimento dell'attività ospedaliera. Ad esempio ci sono le cucine. I malati debbono anche poter seguire la dieta loro prescritta. Ecco allora la storia numero due. C'è una signora che si occupa della cucina del nostro ospedale che è di Tufano. La neve blocca completamente la sua abitazione. Non si può muovere. E poi la signora non guida. Come raggiungere l'ospedale? La signora telefona alla Protezione Civile. Ma la risposta è netta: loro si occupano di garantire la presenza dei turnisti sanitari. Nessuno troverà il tempo di andare a prendere la cuoca. Morale della favola? La signora di Tufano si arma di tanta buona volontà e si fa cinque (ripeto: cinque) chilometri a piedi. In mezzo alla neve. Per raggiungere l'ospedale e svolgere il proprio regolare servizio. Ossia garantire i pasti caldi ai malati ricoverati.

Storia numero tre. Le centraliniste. Subissate di chiamate incredibili. Per (quasi) ogni tipo di evenienza si è chiamato l'ospedale. Perchè altri numeri sono stati semplicemente irraggiungibili. Od eternamente occupati. Il regolare servizio, che si appoggia su cinque lavoratori, è stato garantito da sole due persone. Chiuse. Tappate nell'ufficio del telefono. Senza potersi quasi muovere. Il telefono dell'ospedale che diventa quasi una specie di telefono amico. La gente che telefona e trova qualcuno che ascolta. Che si prende carico del problema. Che smista magari verso altre competenze. Davvero un faro nella notte. Anzi. Nella tormenta (di neve).


E che dire dei lavoratori rimasti imprigionati nella struttura ospedaliera? Persone che, finito il turno, non hanno potuto semplicemente andarsene a casa. Perchè nessuno è venuto a sostituirle. Costoro hanno continuato a svolgere il proprio lavoro. Senza interruzione. Senza pause. Senza tentennamenti.

Ed i lavoratori che si son messi a togliere la neve dal piazzale (quasi) a mani nude, perchè non s'è riusciti a trovare una pala in tutta la struttura?

Il risultato è questo. Che tutti i servizi ospedalieri, durante l'emergenza, sono stati regolarmente svolti. Nonostante l'emergenza. Nonostante l'abbandono e le mille inefficienze registrate altrove. L'ospedale ha svolto pienamente ed efficacemente il proprio dovere. Grazie all'impegno ed alla responsabilità di quanti vi lavorano.

Ecco. Questo è stato il ruolo del nostro ospedale in questi giorni. Quell'ospedale che molti traditori di questa terra vorrebbero chiuso. Che qualche cittadino accusa genericamente di inefficienza. Che qualche dottorino indica genericamente come pericoloso. Quell'ospedale per il quale, invece, tanti cittadini hanno lottato. Prolungandone la vita tra mille difficoltà e, queste si, inefficienze mirate da parte della politica, interessata a perseguire obiettivi diversi dalla salvaguardia dei legittimi interessi della città.

Di questo ospedale, ancora una volta, tutti noi anagnini dovremmo essere fieri. E dovremmo salutare tutti i lavoratori della struttura nel modo più semplice e più profondo che si conosca. Semplicemente, dicendo GRAZIE.

[Ave]



[un ringraziamento particolare alla "mitica" centralinista Emanuela, autrice di queste foto]

5 commenti:

francesco ha detto...

Caro prof.hai reso veramente l'idea della situazione ospedaliera,grazie anche alle foto in tuo possesso,ma a distanza di una settimana,le cose non sono molto cambiate.....vedi parcheggio per i dipendenti?????????Molti di noi,continuano a venire a lavorare a piedi,và bene per fare del movimento,ma ci basta quello che facciamo sul posto di lavoro( dove spesso neanche gli ascensori funzionano).
AH proposito delle scuole,ma siamo certi che i nostri figli torneranno in classe mercoledì???
No perchè la domanda sorge spontanea,ma tutta questa neve che ancora è sui marciapiedi siti davanti alle scuole che fine farà? Forse che con la festa di San Valentino,qualche amministratore penserà di regalarla a qualche suo innamorata-o...........?

maria ha detto...

Diciamo che come operatori sanitari,le siamo grati per la continua attenzione che il nostro ospedale trova sul suo blog e siamo consapevoli che essa è frutto della tenacia e della caparbietà sua e di tutti i cittadini che non vogliono che il loro ospedale chiuda.......peccato che altri credano che staranno meglio e dormiranno sonni tranquilli ,qualora invece chiudesse.....
Siamo però ad un bivio e il Tar ancora non si pronuncia,nel frattempo le cose si trascinano,ma la cosa avviene anche a Frosinone,ad Alatri,a Cassino,a Sora ecc....
Allo SPAZIANI,ospedale provinciale (quello che non sarà mai un DEA),per carenza di otorini,le emergenze-urgenze notturne,festive ,vengono dirottate all'ospedale di Cassino....ma stiamo scherzando?Lo sapete che questo tipo di problematiche interessano soprattutto bambini,anziani e operati di tumore alla gola e chiunque altro con problemi respiratori!
Ora non occorrono tuti questi Direttori per fare questo tipo di scelte per garantire il diritto alla salute,anzi così non si garantisce proprio un bel niente.

Anonimo ha detto...

Ho sempre apprezzato questo ospedale e sono pronto a lottare per non farlo chiudere mai!
Grazie alle persone che in questi giorni lo hanno reso attivo.
Mauro Mastronardi

Anonimo ha detto...

Come mai quando si sentono notizie come queste sull'ospedale di Anagni nessuno le commenta? Per fortuna nel nostro paese e nella nostra Italia esistono ancora persone così. Grazie davvero!
Maria

Anonimo ha detto...

Salve mi è sembrato doveroso dare una testimonianza a quei giorni drammatici passati in ospedale, poichè quando cè da elogiare un qualcuno o piu di qualcuno, la gente tace!.Sono stata testimone di tanta professionalità ma soprattutto sensibilità, da parte dei miei colleghi Tutti! dico tutti dalla cucina, all ufficio tecnico, infermieri, medici, ausiliari tecnici di radiologia e laboratorio analisi, una squadra unita a servizio di tutti i cittadini. Nonostante le avversità, siamo riusciti a dare il nostro aiuto!...penso che il nostro ospedale abbia la sua rilevanza, la sua importanza, Pazzo chi ha soltanto l idea di volerlo chiudere!. Ovviamente senza mezzi e senza personale, non si può dare un servizio efficacissimo,mi auguro che la coscienza prevalga! Parlo ai cosidetti signori del potere!....difendiamo il diritto alla salute, Difendiamo l ospedale di Anagnii. Emanuela Desiderati

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