sabato 28 aprile 2012

Diario scozzese. Welcome to Scotland

La prima cosa che colpisce è il silenzio. Al recupero bagagli ci siamo solamente noi del volo da Roma. Siamo passati, nel giro di appena tre ore, dal baccano italico, confusionario e creativo, ad un silenzio ordinato e surreale. Tutto tipicamente british. Anzi. Ad essere precisi scottish.Tant'è che viene quasi spontaneo chiedersi se quello di Edimburgo sia davvero un aeroporto. E dire che si è partiti da Ciampino, che è cosa ben diversa da Fiumicino. Eppure, già il confronto con lo scalo secondario di Roma sembra quasi mortificante.

Pochi metri, e la sensazione di non essere semplicemente nella terra della pallida Albione, come ben ricorderanno tutti i nostalgici del ventennio, ma forse addirittura su un altro pianeta, acquista maggior forza. Al controllo passaporti c'è una addetta il cui lavoro consiste, incredibilmente, nello smistare le diverse file indicando, a voce, il numero dello sportello appena liberatosi, ed al quale occorre dirigersi. Five, please. One, thank you.

E poi il famoso traffico scottish. Che traffico non è. Poche macchine che scorrono tranquille su strade che non ce la fanno proprio ad intasarsi. Autobus che si fermano dieci metri lontano, in attesa che tu attraversi sulle strisce. E magari tu, che non avevi proprio intenzione di passare, perchè stavi magari cercando di capire in quale razza di pianeta pazzesco sei capitato, alla fine attraversi lo stesso. Come forma di ringraziamento, di riconoscenza per tanta umana comprensione.

Ma questi scozzesi, insomma, saranno proprio come noi? Avranno i difetti, le idiosincrasie, i problemi che abbiamo noi? La stessa, incredibile eppure concreta impossibilità di essere responsabilmente umani? Continuo a chiedermelo mentre viaggio su una specie di superstrada. Ci sono dei lavori in corso. Su un cartello, perfettamente leggibile, si scusano per i disagi causati. Ed è registrato che tali lavori sono cominciati alla fine di luglio 2011. Ed andranno avanti esattamente per 72 settimane. Seventy-two weeks.

Adesso ho capito. Non ci vuole poi molto. Non siamo in Italia. Ma non siamo neanche su un altro pianeta. Siamo, semplicemente, in Scozia.

Welcome to Scotland. [Ave]

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Grazie professore lo prendo come un complimento per le mie origini :-)

Gabriella Trifonova ha detto...

Grande prof non poteva capitare in un posto migliore. E finalmente abbiamo capito la sua destinazione qual'era! Ave.

Anonimo ha detto...

Ah, quindi è la Scozia ! Mi auguro di vederla con un Kilt giovedì! Buon divertimento :P

Anonimo ha detto...

Ave spero professore che adesso capisca perchè ci sono delle persone che lei bacchetta sempre che non riescono proprio ad adattarsi a vivere qua ad Anagni

Anonimo ha detto...

Caro Prof. quel silenzio,quell'ordine,quella'educazione civica che porta gli automobilisti a fermarsi davanti alle strisce pedonali o ai cittadini a curare la propria città,tutto ciò è la normalità è cosi in moltissime città Europee, siamo noi in Italia l'eccezione.
Porta lì il nostro pensiero VitK.
Ciao Nik

Anonimo ha detto...

Ma questa eccezione proviamo ad affondarla no ??? Certo qui ad Anagni la vedo molto complicata , maghari proiettare in piazza il modo civile di comportarsi degli altri Paesi Europei ? Poi ci lamentiamo se veniamo ricordati solo ed eslcusivamente per pizza e mandolino :-(

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