mercoledì 15 aprile 2015

Svegliatevi. L'assenza è colpa.



Storia prima triste. Dopo tristissima. Infine vergognosa.

C'erano una volta colleghi che affermavano di essere di sinistra. La scuola 
dev'essere pubblica. Gratuita. Senza oneri per lo stato. La libertà d'insegnamento è valore costituente. Gli organi collegiali sono stati una conquista. Giravano orgogliosamente con un santino del Che ficcato da qualche parte. Ma ben visibile. Gli scioperi si facevano. Anzi si promuovevano. Le lotte studentesche si appoggiavano sempre. Votavano rigorosamente a sinistra. Quella vera. Quella destinata a perdere sempre. Ma non importava. Perchè l'importante era testimoniare. L'importante era esserci. E, sopratutto, l'importante era essere.

Poi un po' d'acqua è passata sotto i ponti.

Adesso, quei colleghi, non ci sono più. Anche se continuano a stare tra di noi. Ripetono stancamente gli stessi rituali.
Anno dopo anno. Hanno opportunamente occultato santini e bandierine. Lo sciopero? Non ci credo più. I precari? Cambino lavoro. Gli studenti? Una massa di bamboccioni senza capo nè coda. Adesso quei colleghi si sono messi nelle mani degli esperti in carriera. Si lasciano telecomandare a distanza da veline. Suggerimenti. Contatti. Corsi di qualche cosa. Convegni di qualche altra cosa. Scelte che sono frutto di calcoli ben programmati.

Questi colleghi, di fronte alla distruzione finale della scuola pubblica prospettata 
dal ducetto fiorentino, adesso non sanno. Fingono di non capire. Aspettano 
sempre che sia qualcun altro a muoversi per primo. Ma non si capisce mai chi è 
questo che aspettano. Non certo Godot. Ch'è da tanto ch'è arrivato. Loro, invece, preferiscono rimanere fermi. Fermissimi. Preferiscono filtrare le proprie opinioni sulla scorta di un dirigente amico. Di un infiltrato che "sa". Di un sindacalista che la sa lunga. Preparano già il dopo. La soluzione b. L'uscita dal retro che gli permetterà, d'un colpo, di rimanere a galla in mezzo al diluvio. 
Magari per ricominciare a far finta di avercela ancora, una coscienza, ed allungare la mano per salvare qualche anima perduta dalla furia delle acque.

Ecco. Per tutti questi quaquaraqua. Per tutti quelli che hanno, e da tempo, barattato l'essere della coscienza con l'avere un incarichetto coltivato con disgustosa costanza, la scuola è già finita. E' già distrutta. Per loro non cambierà nulla.

Non è per costoro che occorre lottare per salvarla, la scuola pubblica. Non è per 
questi traditori. Invece, la scuola pubblica va salvata perchè il futuro della nazione passa di qua. E se vogliamo un futuro di libertà e di responsabilità per i nostri figli, occorre che ci sia qualcuno capace di testimoniarle, quella libertà e quella responsabilità. Non solo a parole. Anche con l'esempio concreto delle scelte di vita. Ecco. E' per noialtri che occorre salvare la scuola pubblica. Ed in questi noialtri ci siete anche voi. Ci stanno anche i vostri figli.

Ci sta il futuro che potremo ancora costruire.

[Ave]

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