giovedì 23 giugno 2016

La Sinistra alla prova di una diversa visione del mondo

Questa riflessione nasce dal confronto con:
Dario di Vico, «Riformisti e Cinquestelle alla prova degli esclusi».
Pubblicato nell'edizione odierna del CorSera, pag.30



Esiste un ottimo punto di partenza per spiegare, in parole semplici, perchè il capitalismo consumistico sbandierato dal liberisti è un gigantesco bluff. Meglio: una trappola, un imbroglio al quale occorre avere il coraggio di opporsi con una visione diversa del mondo, e dei rapporti che lo debbono regolare.
L'occasione ce la fornisce un intervento di Dario di Vico oggi sul Corsera, nel quale è riportato l'autorevole pensiero di Pietro Ichino, noto economista. Ichino scrive che «urge occuparsi dei perdenti della globalizzazione», chiarendo che «è indispensabile occuparsi di come sostenere e indennizzare i losers (=perdenti)».

In parole semplici, tale concetto parte dal presupposto che coloro che sono, mi si passi il termine, "poveri" nel senso ampio del termine, che può comprendere non solo la sfera direttamente economica ma anche quella sociale e culturale, sono in definitiva dei perdenti. I "losers". Insomma il concetto è questo: se sei povero è colpa tua. Perchè non sei stato capace di sgomitare. Di scalare la società fino ad occupare una posizione di prestigio. E' colpa tua lo stipendio da
fame che ti porti faticosamente a casa tutti i mesi (quando va bene). E' colpa tua se non ti puoi permettere un weekend a Parigi con tutta la famiglia. E' colpa tua anche se ti accontenti di andare al cinema una volta l'anno, a vedere il cinepanettone. La torta capitalistica è lì, bella succulenta ed appetitosa: se non sei stato capace di arraffarne che dei minuscoli frammenti, la responsabilità è tua. Per questo sei un perdente. Ti sei fatto fregare e meriti tutta quanta la
tua "povertà". La tua "miserabilità".

Ecco. E' questa la visione del mondo che proviene dal liberismo capitalistico e consumistico. In questo quadro non esiste la possibilità di "includere", perchè tutto si gioca sul piano della competizione. E' una corsa nella quale il 10% della popolazione mondiale vince, e consuma risorse pari al 45% delle disponibilità
terrestri. Il restante 90% si deve azzuffare per spartirsi il rimanente 55% delle risorse. Fatalmente, ci deve stare qualcuno che, gioco forza, non riuscirà a prendere nulla. E' sufficiente pensare a quanta popolazione, nel mondo, muore letteralmente di fame e di sete per avere un quadro sufficientemente chiaro della realtà costruita da questo tipo di liberismo.

Nella visione del signor Ichino anche quei bambini africani dalle forme scheletriche sono, evidentemente, “losers”. Perdenti. Sebbene ancor bambini, la loro unica speranza è e rimarrà quella di sopravvivere. Niente abbonamento a Sky. Niente iPhone. Niente 4x4 per andare a prendere la ragazza. E, addirittura, niente biscottini del MulinoBianco.

E' questa visione disumana del mondo e dei suoi rapporti che occorre combattere e sconfiggere. E' questa umiliazione nel sentirsi definire “perdenti” senza riuscire a ricordare neppure quando è cominciata la partita. Quand'è, esattamente, che abbiamo perso?

Il concetto di “losers” presuppone una gara. E persino nello sport drogato e demitizzato di oggi si pretende almeno che, nella gara, si parta tutti da uno stesso punto. Iniziamo tutti da zero. Poi si vedrà. In ambito sociale ed economico questo dovrebbe significare avere le stesse, famigerate, opportunità. Ma la truffa liberista capitalista consumista sta proprio qui. Di quali pari opportunità vogliamo parlare? Già solo in ambito scolastico, vogliamo considerare quelle che obbligano lo studente ad assentarsi dalle lezioni perchè deve assistere il fratellino malato, non potendosi permettere la mamma di chiedere un giorno per la malattia del piccolo? Oppure di quelle che costringono le famiglie a mandare i piccoli negli asili privati perchè lo stato non è in grado di garantire il servizio? O magari vogliamo parlare delle pari opportunità dei pendolari dell'istruzione, che si alzano la mattina alle 6 per stare in classe, in ritardo, alle 8.30, e che poi magari escono alle 13 e sono costretti a bighellonare un paio d'ore prima di poter prendere il bus che li riporterà a casa, così che il pranzo in solitaria, freddo e scotto, finirà intorno alle ore 16?

Tutti costoro magari non lo sanno, ma sono già dei “losers”. Sono già perdenti. Hanno già perso il confronto con il signorino che, svegliato dalla mamma all'ultimo momento, è accompagnato e poi riportato a casa in macchina. E poi, tra qualche anno, potrà fare da solo col motorino. Tappa intermedia prima della macchinetta. Signorino che alle 16, quando il perdente finalmente si alza da tavola, è pronto per essere accompagnato in piscina. Perchè lo sport è importantissimo per la crescita. Come si vede, si tratta solo di esempi microscopici, in un ambito ristretto come quello scolastico. Si provi a moltiplicare queste disuguaglianze per tutti gli ambiti nei quali la nostra vita si realizza. Il liberismo capitalistico e consumistico non concepisce giustizia. Non chiede a chi è arrivato primo qual è stato il suo punto di partenza. Al taglio del traguardo, scatta un applauso automatico. Preregistrato.

E' in virtù di questo imbroglio che noialtri ci ritroviamo “losers”, perdenti, senza neppure aver avuta chiara la percezione che dovevamo correre e sgomitare, sgambettare, sopravanzare, spintonare. Magari pure imbrogliare. Perchè sappiamo bene che questo tipo di liberismo destina ai “coraggiosi” capaci di fare qualche strappo alle regole tutta quella simpatia paternalistica che invece non è disposto a riconoscere ai poveri ed alla miserabilità. Per questo li accusa di essere “losers”. Perdenti.

Nei confronti di coloro che sono colpevoli di non avercela fatta il signor Ichino adesso ipotizza la necessità di doversene occupare. Ossia, riprendendo il tradizionale atteggiamento protestante e borghese, si tratta di trovare una qualche forma di elemosina. Per raggiungere i classici due obiettivi. Ripulirsi la coscienza e poter continuare a credersi eletti dal Signore e, in modo un pochino più concreto, evitare che i “losers” prendano consapevolezza dell'imbroglio e si mettano in testa di modificare la gara, in modo tale da poterla fare in condizioni di reali pari opportunità.

Se c'è uno spazio che la sinistra deve ricominciare ad occupare, ebbene esso si trova proprio in questa direzione. Essere di sinistra significa in primo luogo riconoscere che questo non è il mondo migliore nel quale vivere, perchè in esso ci sono terribili disuguaglianze che provocano disagi, sofferenze, morte. Significa vedere il mondo non come un campo di battaglia nel quale il privilegiato è un vincitore da mostrare come modello, mentre il morto di fame è un perdente da ignorare ed abbandonare al suo destino.

Essere di sinistra significa rinunciare all'elemosina capitalistica e rivendicare invece una seria giustizia sociale ed una equilibrata ridistribuzione delle risorse disponibili. Significa pensare l'uomo come un fine e non come un mezzo. Significa essere consapevoli che l'uomo felice, al quale si riconosce la sua inalienabile dignità, è un uomo che saprà dare il meglio di sé per il bene della collettività, oltre che del suo personale.

E' da qui che gl'ideali di sinistra debbono ripartire. Perchè un modo diverso di vedere il mondo è possibile. Basta ritrovare il coraggio di dirlo forte.


[Ave]

0 commenti:

Posta un commento

Abbonati!