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Anagni. Fake democracy



Photo by Jon Tyson on Unsplash


Il senso più vero, e profondo, della democrazia è il confronto. Il dialogo. Posizioni diverse si siedono intorno ad un tavolo e provano a capirsi. A trovare un punto di equilibrio. Una soluzione che possa tutelare tutti i diversi, legittimi interessi riguardo una situazione che occorre migliorare. E dialogare significa non solo saper parlare per spiegare. Ma anche, e sopratutto, saper ascoltare per capire. Dunque, in definitiva, al cuore della democrazia c'è la capacità di ascoltare l'altro. Il diverso da me. Il portatore di un altro interesse. Un altro bisogno. Un'altra risposta.

Ieri sera, nella sala della ragione, c'è stato il consiglio comunale, qui ad Anagni. Consiglio comunale aperto. Vuol dire che ai cittadini è stata data la possibilità di parlare. Di esprimere quell'interesse. Quel bisogno. Quella risposta che, sempre più spesso, la politica fatica a comprendere. Persino ad ascoltare. Occasione di dialogo, dunque. Ed innanzitutto di ascolto. Ascolto dei cittadini.

Ebbene. A questo consiglio comunale, il pyddy ha deciso di non presentarsi. Infatti tutte le loro poltroncine sono rimaste desolatamente e tristemente vuote. Dunque il pyddy ha scelto di non partecipare al consiglio comunale. Ha scelto di non sedersi al tavolo per esercitare l'atto fondamentale della democrazia, ossia il dialogo. Che parte dall'ascolto. Ha scelto di non presentarsi ad ascoltare, e quindi interagire, coi cittadini. Non ha rinunciato, però, a voler dire qualcosa ai cittadini. Ma lo ha fatto da lontano. Con un pezzo di carta. Ha scritto un comunicato, il pyddy. E tanto basta. Niente confronto. Solo il comunicato. Quindi, in definitiva, poichè il pyddy non ha rinunciato a parlare ai cittadini, attraverso il comunicato, vuol dire che ha rinunciato ad ascoltarli i cittadini. Perchè a questo serviva il consiglio comunale aperto. Ad ascoltare i cittadini.
Insomma il pyddy ha voluto dire la sua. Attraverso il comunicato. Ma non ha ritenuto necessario presentarsi al consiglio comunale. Per ascoltare quello che i cittadini avevano da dirgli.

E' questo il modo col quale il pyddy ha inteso onorare la democrazia, che è fondata sul dialogo. Ha parlato, col comunicato, poi s'è alzato e se n'è andato. Senza perdere tempo ad ascoltare chi gli stava di fronte. Cioè i cittadini. Nel momento più istituzionalmente coinvolgente che possa esistere nella vita di un comune: il consiglio comunale aperto, questa è stata la risposta del pyddy.

E' stata una serata molto triste per Anagni. Per la sua democrazia. Per quel dialogo tra politica e città che dovrebbe essere la base indistruttibile sulla quale costruire una buona azione amministrativa. Luigi Pietrucci, nel suo intervento, ha evocato una «emergenza democratica». Forse ha esagerato. Forse si tratta solo di una evoluzione. La nuova società che una certa politica vuole costruire. Può darsi che abbiano persino ragione loro.

In fondo, se ci stiamo abituando a vivere in una società annebbiata dalle fake news, potremmo abituarci velocemente anche ad una più semplice, e sicuramente più sbrigativa, fake democracy.

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