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Pomigliano. Mal comune mezzo futuro. Per tutti

Sarò sincero. A parte le battute di qualche buontempone che nun c'ha capito gnente, mi piacerebbe non poco riuscire a capire quali pensieri vi frullano per la testa su questo argomento.
Gironzolando qua e là per il web ho raccolto e selezionato tre interventi sull'argomento, tutti egualmente interessantissimi e validissimi, anche se non dicono le stesse cose.
Il primo viene da Repubblica, ed è un ragionamento sul concetto di mano libera padronale, che personalmente condivido molto. Da leggere per pensare. Il secondo viene dall'IdV, ed è una semplice ma precisissima analisi di cosa in effetti prevede il ricatto Fiat. Da leggere per capire. L'ultimo invece viene dal Fatto Quotidiano, che affronta la questione dal punto di vista di chi sta un pochino più in basso dei metalmeccanici. Da leggere assolutamente per discutere. Ed è proprio su quest'ultimo che voglio spendere due paroline.
Io riconosco al giovane Feltri (spero sinceramente non abbia alcuna parentela col Vittorio, ma il livello mentale dimostrato mi tranquillizza un poco) quasi tutte le ragioni.

E' vero. C'è una (nuova?) classe sociale che, oramai da tempo, è quasi del tutto esclusa dal possesso di alcuni diritti che noialtri "vecchi" diamo più o meno per scontati. Si tratta dei giovani. Termine che oramai, nel gergo del lavoro, viene quasi automaticamente associato a quest'altro: precari. Gente che magari ha studiato, e tanto. Si è preparata, e tanto. E' in gamba, e non poco. Eppure ha davnti a sè prospettive nerissime. Con diritti in via di liquidazione, tutele economico-sindacali scioltesi come neve al sole, possibilità di crescita inesistenti.

Son d'accordo pure sul fatto che questa situazione è (anche) colpa nostra. Di noi vecchi. E dei sindacati. Oltre naturalmente alla politica, che rappresenta il peggio che siamo stati capaci di creare nell'ultimo cinquantennio. Quello che però non capisco è: perchè dovremmo (non)difendere sacrosanti diritti acquisiti ed entrati a far parte delle conquiste civili del mondo occidentale. E non capisco come questa (non)difesa potrebbe contribuire a migliorare la realtà ed il destino di queste masse di giovani precari che quei diritti ancora non hanno.

In parole più semplici. In una partita di calcio, accade talvolta che un arbitro non fischi un rigore apparso clamoroso. Il tempo passa e l'arbitro cova dentro di sè il rimorso di quella ingiustizia, compiuta peraltro in buona fede. E allora che succede? Che magari, per (ri)compensare quella ingiustizia, decide di non fischiare neppure un rigore, altrettanto netto e clamoroso, per la squadra avversaria. E' una legge di equilibrio e di compensazione, dice qualcuno. No. Io dico che è una doppia ingiustizia. Un arbitro del genere sbaglia due volte. Non una soltanto.

Allora. Quand'è che i diritti fondamentali dei lavoratori hanno cambiato parola, e sono diventati privilegi? Non è un privilegio avere un contratto valido, legale e nazionale. E' un diritto. Non è un privilegio avere la malattia pagata, è un diritto. Non è un privilegio rifiutare di fare gli straordinari, se non va. E' un diritto. Non è un privilegio scioperare per ottenere condizioni di lavoro migliori. E' un diritto che, tra l'altro, si paga di tasca propria. Togliere questi diritti ai lavoratori metalmeccanici non aiuterà di una virgola i giovani precari a conquistare i propri diritti.

E' una ingiustizia che i giovani precari siano tali, e non abbiano quasi alcun diritto, tranne quello di andarsene a quel paese quando non servono più. Ma essa non potrà mai essere sanata, per (ri)compensazione, con un'altra ingiustizia. Non fatevi ingannare: mal comune qui non fa mezzo gaudio. Fa solo un'unica, grande tragedia.

Abbiamo sbagliato. Stiamo sbagliando a non impegnarci di più per quel mondo di giovani precari che non ha alcun diritto, e che avrebbe invece il diritto (chiedo scusa per il gioco di parole) di avere. Ma non è giocando al ribasso con le altre categorie di lavoratori che la loro ingiustizia potrà mai essere sanata. [Ave]

Commenti

  1. Non sono un metalmeccanico, ma per esperienza, penso di poter rispondere alla domanda scritta in BLU.
    I diritti sono diventati privilegi, nel momento in cui anche il piccolo rappresentante sindacale ha beneficiato di privilegi personali all'interno delle fabbriche, da quando si sono tolte le tute ed i camici per portare una cartellina o una 24 ore come trofeo, come simbolo e basta. Da quando, non si sa come, erano sempre in permesso sindacale per partecipare a incontri, ma poi di che andavano a parlare non si sa visto che quando li cercavi, nemmeno col lanternino li potevi contattare.
    Da quando hanno visto che c'era la possibilità di una carriera all'interno del sindacato stesso ma più frequentemente anche all'interno delle fabbriche stesse.
    Da quando hanno incominciato ad accettare, con la scusa della globalizzazione, della delocalizzazione e di tutte le altre ...zioni possibili, tutte le inadempienze in materia di sicurezza, di soprusi da parte dei capi su lavoratori che non rientravano in alcuni canoni prestabiliti.
    Da quando, ad Anagni, si chiudono le fabbriche, i lavoratori stanno senza stipendi e non si fanno manifestazioni (salvo rarissime eccezioni).
    Da quando il ricordo del sindacalista impegnato, che parla con i lavoratori, che li sprona anche a farli valere i propri diritti...è un ricordo.
    Da quando in Italia, si fanno studiare i ragazzi fino a 30 anni, perchè devono essere superqualificati, ma poi quando cercano il lavoro e non lo trovano gli si dice che bisogna fare la gavetta e che si devono adattare. A tutto: zero contratti o contratti al nero, pochi soldi, condizioni: quelle che ti propongono o ce ne sono tanti fuori che aspettano.
    I sindacati, non lo sanno che le fabbriche, gli imprenditori fanno questi contratti capestro?
    Quindi perchè non fanno qualcosa di concreto per difendere chi non li ha questi diritti? Perché hanno fatto proprio il comportamento delle 3 scimmiette?
    Perché non danno una risposta seria alla Madre Teresa di Calcutta italiana (leggi Marcegaglia)quando consiglia qualche sindacato che propone timidamente uno sciopero di non farlo, o quando batte cassa al Governo per avere CASH?
    Non sono loro quelli che portano i soldi all'estero, che aprono e chiudono fabbriche con i soldi dello stato, lasciando i lavoratori col sedere per terra?
    Nel nostro paese, con tutti i tagli, leggi, decreti legge, aiutatemi a ricordare quanti scioperi o quante volte i Sindacati hanno lavorato insieme, e non singolarmente per dare l'appoggio o no al governo, per dire no e proporre qualcosa di diverso, di forte impatto sociale.
    Se la popolazione, lavoratrice e non, non ha l'esempio, l'imput, come potrà acquisire quella coscienza civile che la farà lottare per i propri diritti.
    O, mi domando,sono modi di comportarsi voluti per formare una popolazione-tappetino?
    Non ultimo il mea culpa che dobbiamo fare tutti noi per non mettere il sale nel sedere di tutti i nostri rappresentanti!

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  2. Sarà forse perchè neppure io sono un metalmeccanico, chissà, ma questo commento mi sembra di un interesse straordinario. Lo condivido in modo molto profondo, quasi interamente. Ciò che mi fa sentire "altro" da queste parole, però, è come al solito la filosofia di fondo. Meglio. L'ispirazione.

    E allora voglio dirlo semplicemente. Credo che nessuna categoria di lavoratori possa testimoniare, in modo diretto ed esplicito, tutte le schifezze, e le porcate, ed i tradimenti, e le illegalità palesi ed occulte combinate dai cosiddetti sindacati maggiormente rappresentativi, meglio dei lavoratori della scuola.

    Ecco. Io sto nel mondo della scuola, e ve lo posso garantire. Ne hanno combinate (e ne combinano) di tutti i colori. Roba da far accapponare la pelle. Ho visto cose che voi umani...

    Bene. Anzi male. Malissimo. Perchè qui viene il brutto della faccenda. Che cosa fa un padre di famiglia quando chiama un idraulico che, invece di riparare il lavandino, peggiora la situazione? Ovvio. Ne chiama un altro.

    Tanti anni fa io facevo parte del direttivo provinciale di un grande sindacato della scuola. Poi accadde una cosa, dopo averne viste altre, che fu la classica goccia fuori dal vaso. Durante un convegno pubblico, in modo repentino ma assolutamente irrevocabile, mi dimisi. Chiuso. Stop. Nada de nada. Forever. Nessun ripensamento.

    Poi però l'ho trovato l'idraulico buono. Infatti mi sono iscritto all'UNICOBAS Scuola. E' un idraulico modesto, molto fai da te. Pochi iscritti tante idee. Neanche un briciolo di considerazione nè di potere, ma tanto, tantissimo volontariato. Un solo distacco sindacale in tutta Italia (nonostante i numeri ne permetterebbero qualcuno di più): quello del segretario nazionale D'Errico. Nonostante questo tanto, tanto attivismo in mezzo all'ostracismo delle cariatidi sindacali che se ne fregano di tutelare i lavoratori, impegnati come sempre a difendere solo il loro ptere.

    Qual è la morale? Io non sono religioso. E allora preferisco parlare di etica. Di succo. Ed il succo è che non è sbagliata l'idea del sindacato. Sono questi sindacati che ci ritroviamo che fanno schifo. Un po' come i partiti. Non si combatte il malaffare, l'immobilismo e l'incapacità dei partiti abolendoli. Ma cambiandoli. Dall'interno e dall'esterno.

    Se però continuiamo ad avere sindacati indecenti e partiti e personale politico blasfemo, ebbene ciò accade anche per colpa nostra. Perchè abbiamo troppo demandato. Senza responsabilità. Senza coinvolgimento. Convinti che tanto ci pensano loro. Ecco. A forza di lasciarli fare ci hanno preso gusto. Hanno strafatto. Ed hanno malfatto. Ma con la nostra complicità.

    Perchè non c'è niente da fare. Se non abbiamo il coraggio di cacciare via l'idraulico incapace che ci ha rotto il lavandino, amici, bè. Allora i cretini siamo noi.

    [Ave]

    RispondiElimina
  3. Ok. Visti i risultati del referendum, sono combattuta se giustificare il voto oppure dire che la mamma dei cretini è sempre incinta.
    Speravo in un risultato diverso, anche se sotto sotto sapevo già, per esperienza, come sarebbe andata a finire.
    Esempio Videocon: in 32 anni, le richieste fatte dal "padrone" (ricominciamo a chiamarli col nome appropriato) sono state le seguenti: "o facciamo questo ...e questo...e quest'altro oppure chiude la fabbrica di Anagni e si va Lione", "o facciamo questo...questo...e quest'altro o si chiude e si va in Germania", "la Thomson chiude lo stabilimento, o si accettano gli Indiani che la vogliono rilevare (per chiuderla!) oppure tutti a casa".
    Messe le cose in questi termini gli operai è ovvio che avessero risposto di sì. Peccato che ad ogni "SI" nel corso degli anni abbiamo svenduto tutti i diritti che i nostri padri, ma anche i nonni, avevano conquistato.
    Dapprima le pause, (e questo si poteva anche capire visto che in alcuni casi se ne faceva un abuso), poi abbiamo incominciato ad aumentare gli orari di lavoro cedendo invece tutte le indennità che il vecchio sindacato aveva contrattato, aumentati i ritmi e carichi di lavoro che hanno causato una selezione naturale delle forze impiegate (o stavi male e ti arrangiavi, o stavi male e ti toglievano di mezzo), fino ad arrivare alla fine dove anche i sindacati che sono andati a portare sostegno a Pomigliano d'Arco non hanno contrattato più niente ... anzi" non avevano niente da dire", (questa è la risposta più frequente che hanno dato a chi chiedeva loro qualcosa).
    Ieri in televisione hanno fatto più di qualche servizio sulla "INNSE un anno dopo" , ed ho ripensato all'amarezza provata, quando loro stavano sulla piattaforma, da alcuni degli operai della Videocon che da mesi e mesi facevano un sit-in protesta davanti alla fabbrica, compreso lo sciopero della fame di 5 operai, senza l'appoggio dei colleghi (la metà dei quali ancora lavorava), ma soprattutto senza l'appoggio del sindacato.
    L'INNSE ha tenuto occupati i media per mesi, con risultati ottimi, visto che che con la loro lotta sono riusciti a non far smontare i macchinari ed oggi ad avere la possibilità di riusarli; alla VIDEOCON miliardi di soldi ce li siamo fatti portare via dalle ruspe che sono entrate dentro lo stabilimento, senza dire "ne ahi, ne bai".
    Domani, a Roma, al ministero senza ministro (Scajola tra le nuvole), ci sarà un importante incontro che riguarda il futuro di 1300 operai e, i sindacati per il no e quelli per il si, pensate che abbianofatto un'assemblea, organizzato gli operai per una qualche manifestazione, o quantomeno con la massiccia presenza far vedere che siamo vivi?
    La risposta è "NO"
    !!!Si deve tenere un basso profilo...Non si deve intaccare la suscettibilità dei possibili compratori...Ce n'è uno solo (anche se fantasma) e se scappa noi che facciamo?, andiamo in mobilità...Poi se qualcuno vuole andare a Roma, loro la volontà non la tolgono a nessuno,ci può andare con i mezzi propri!!!!!!
    Se ad agosto a comperare la fabbrica fosse mio suocero di 94 anni che ha una società registrata alle Cayman, che facesse fare gli stuzzicadenti, e tra gli operai scegliesse solo persone che abbiano le dita affusolate e piccole, quasi da bambini, che lavorerebbero 12 ore al giorno, mangiando sul posto di lavoro, dove a orari stabiliti c'è una persona che somministra banane frullate, senza nessuna norma di sicurezza ed un ambiente di lavoro infernale?
    Se facesse un accordo col sindacato che succederebbe?
    Forse si farebbe un'assemblea dove si direbbe che mio suocero però farebbe lavorare un po' di persone, che si potrebbe fare la concorrenza a chi fabbrica filo interdentale e che in 5 anni saremmo tuti riassunti! Però un referendum, forse lo farebbero, in nome della democrazia... e i lavoratori voterebbero come a Pomigliano d'Arco.

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  4. Concordo e sottoscrivo.

    L'unica cosa che non faccio, e non voglio fare, è prendermela coi lavoratori che hanno votato a favore. Perchè riconosco in quel voto una disperazione nei confronti della quale provo profondo rispetto. Neanche io so come avrei potuto votare, al loro posto. Non ne sono sicuro.

    Il problema vero, però, oltre al fatto di aver permesso che si giungesse a questo bivio in questo modo, è che quei lavoratori sono stati davvero lasciati soli. Soli con le loro paure. Col loro timore di non farcela.

    Non c'è stata solidarietà. Quand'è che si è smesso di credere che l'unione fa la forza? Non me ne sono accorto. Però quel detto rimane validissimo. Da soli, presi uno per uno, siamo tutti debolissimi. Non contiamo e non conteremo mai nulla. E ci impacchetteranno per benino. Sempre.

    E' nella massa. Nei numeri. Nella solidarietà. Nella capacità di bloccare il paese oppure di farlo ripartire, che può nascere una resistenza attiva, attivissima.

    Io rimango dell'idea che sia successa una cosa gravissima. Che cominceremo a pagare da domani. Anzi. Già da oggi. E che continueranno a pagare i nostri figli, e tutti i lavoratori di questo stramaledetto paese fascista e razzista e vigliacco ed opportunista.

    I partiti sono cambiati (in peggio). La democrazia italiana è cambiata (in peggio). Non sarebbe il caso, forse, di cambiare anche questi sindacati indecenti (in meglio, se possibile)?

    [Ave]

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