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Anagni. Oggi consiglio comunale. Ospedale addio

C'era una volta l'ospedale di Anagni. Potrebbe cominciare così la storia. Che però sarebbe assai breve. Perchè, ahimè, tra poco più di un mese la storia finirà per sempre. Infatti l'ospedale chiuderà. E noi potremo dire definitivamente grazie al grande anagnino d.o.c. che ha dimostrato di amare questa sua terra tanto quanto non è stato in grado di fare nulla per salvarla dal disastro.

Ed invece la terra ciociara avrebbe avuto gran bisogno assai di difensori veri. Di innamorati veri e non amanti occasionali, capaci solo di abbandonarla e tradirla per seguire le promesse effimere di altre glorie. Tutte le destre regionali hanno ampiamente tradito questa terra. Hanno ampiamente disatteso le promesse elettorali e voltato gli occhi di fronte alle più che legittime richieste dei cittadini.



Ma non c'è stata solo sostanza. Che già sarebbe sufficiente a giustificare il prossimo tracollo elettorale di queste destre colpevoli. C'è stata una vera, scientifica e programmata umiliazione di questa terra. Avviata a diventare discarica a cielo aperto della monnezza del nord, romana, e magari anche di quella del sud, campana. In media stat virtus, dicevano gli antichi saggi. Oggi potremmo rispondere che non è sempre così. A volte, infatti, in mezzo stanno i termocombustori. I termovalorizzatori. I termoqualcosa capaci di bruciare solo il futuro di questo popolo. In cambio diossina e veleni a volontà.

In una terra dalle prospettive così anguste, ovviamente, sarebbe inutile e del tutto antieconomico, sopratutto in questa fase di profonda crisi finanziaria, lanciare segnali di inutile speranza. Il popolo ciociaro deve abbandonare la sua terra. E' questo il progetto. Ce ne dobbiamo andare tutti. Questa deve diventare terra di nessuno. Hanno cominciato ad andarsene, e già da tempo, le fabbriche. Il lavoro è scivolato via come sabbia nel tempo. Dove sono andati a finire quegl'imprenditori ai quali tutto è stato concesso. L'accesso ad importanti finanziamenti pubblici così come l'impunita tolleranza all'avvelenamento delle collettività? Non si vedono più. Hanno sbaraccato il teatrino per spostarlo altrove, in cerca di altra forza lavoro. Un po' più depressa e disperata della nostra. Pronti a ripetere un giochetto che hanno imparato assai bene. Sempre un passo avanti. Alle leggi. All'economia. Al denaro. Al mondo che verrà, che per loro non ha alcun segreto.

Al termine dell'anno se ne andranno anche gli ospedali. E questa terra non avrà mai più un sistema sanitario publico in grado di rispondere alle esigenze disperate di una popolazione abbandonata a se stessa. E così, se gli anziani dovranno emigrare per potersi curare. Ed i padri dovranno emigrare per poter lavorare. Ed infine i figli lo dovranno fare per poter studiare. Questa terra tornerà buona solo come magazzino nel quale inzuppare (e nascondere) gli scarti di una società avanzata che ha preso altre strade. Quelle che vanno a nord.

Non ci sono solo cose che se ne vanno, però. Ci sono anche quelle che si rifiutano di venire. Come la famigerata commissione tecnica regionale. Attesa invano all'ospedale. Dai lavoratori. Dalla città. Persino dall'amministrazione. Dopo aver svenduto questa terra al buio. Senza buon senso. Senza confronto. Senza l'umiltà di un'analisi reale del reale. Dopo aver approvato e sottoscritto la polverizzazione della sanità pubblica ciociara. Dopo aver bollato e certificato e santificato la nostra morte civile. Questa commissione tecnica è stato ridicolo anche solo pensarla. Patetico anche solo sognare che avrebbe potuto modificare un progetto che viene da molto lontano, e che va molto più lontano di quanto potremo mai arrivare tutti noialtri.

Ciò nonostante, è bastata una semplice telefonata. E l'incontro previsto è stato annullato. Ennesima dimostrazione che non c'è mai stato nulla di cui discutere. Che le famose sinergie delle destre sono state pensate e realizzate nell'unico modo col quale esse intendono i rapporti politici. Io ordino e tu esegui. Una lunga catena di ordini sinergici che scarica tutta la propria forza distruttrice sull'ultimo anello. Quello più debole. Quello che, dietro, non ha nessun altro al quale rivolgersi. Ecco. Quell'anello siamo noi. Noi cittadini ciociari. Noi cittadini di Anagni.

E dunque. E' in questo contesto ideale e sentimentale che stasera, alle ore 18.30, si svolgerà un consiglio comunale dedicato alle disavventure del nostro ospedale. I sinistri l'avevano richiesto aperto. Per coinvolgere di più e meglio la città. Ma le destre, quelle che masticano di libertà e di dialogo almeno tre volte al giorno, dopo i pasti, si son ben guardate dall'accordarlo. Forse perchè approfitteranno del consiglio per spacciare il loro finto asso nella manica. Forse parleranno dell'ospedale che verrà. Nuovo. Costruito non si sa dove. Non si sa con quali soldi. Non si sa quando. Forse diranno che sarà pronto niente poco di meno che entro il 2011. Tra un anno. Miracoli dei regimi del fare, senza alcun dubbio.

Ma sarà l'ennesimo bluff. L'ennesimo gioco di prestigio che vuole infuffare la realtà che ci circonda prospettandocene una del tutto inesistente. Irrealizzabile. Ve lo ricordate? Di fronte alla popolazione inferocita per la chiusura di un solo reparto, Marrazzo venne a recitare la farsa della costruzione del nuovo ospedale. Erano sinistri, quelli. A distanza di un annetto, adesso sono i destri che ci vengon a raccontare la baggianata del nuovo ospedale. Curioso, eh? Destri e sinistri uniti nel mettercelo dritto dritto in quel posto. Convinti come sono che tanto, noialtri, muti rimarremo. In silenziosa e religiosa adorazione delle loro paradisiache virtù.

Mistero di fede è riuscire a comprendere come, in nome di un risparmio economico reso indispensabile dai costi esorbitanti causati dalla gestione politica della sanità regionale, destri e sinistri si trovino d'accordo nel dire che è più conveniente costruire un ospedale nuovo di zecca. Piuttosto che limitarsi a far funzionare quello già esistente. Come se il problema fosse quello di buttare qualche milioncino di euro ed un po' di tonnellate di cemento. Un ospedale non è (solo) calce. Un ospedale è medici. Infermieri. Personale in numero adeguato per renderlo funzionale. Un ospedale è macchinari. Tecnici di laboratorio. Ricercatori. Impiegati. Medicine.

Ma, sopratutto, un ospedale è malati. Pazienti. Cittadini che hanno bisogno di un servizio. E debbono avere la certezza di potersi fidare. Debbono poterci credere. L'unica cosa della quale forse non ha bisogno, la nostra città, è proprio una nuova struttura ospedaliera. Ci accontenteremmo di veder funzionare quella esistente. Macchè. Tra poco più di un mese le destre ce la chiuderanno, questa struttura. Giurandoci che ce ne apriranno un'altra entro un anno.

Barzelletta più esilarante non s'è mai sentita. Insensatezza più illogica non s'è mai vista. Ma questa gente, di fronte all'ennesima buffonata, rimarrà proprio come certe barzellette che non hanno bisogno di troppe spiegazioni.

Senza parole. [Ave]

Commenti

  1. In 10 anni hanno distrutto una città!
    Bellissime sinergie della distruzione...

    RispondiElimina
  2. La città non la hanno distrutta loro, ma la hanno distrutta tutti quelli che hanno dato retta a loro ,che hanno votato Fiorito , Peppe Viti, [...omissis...] e il Noto Sindaco...
    Vergogna....

    RispondiElimina
  3. sono arrivato più di venti anni fa ad Anagni, e la città era già in fase di distruzione!! E' un lento ed inesorabile decadimento.....

    RispondiElimina
  4. Mariano Buccitto30 novembre 2010 19:22

    Ha perfettamente ragione chi dice: non l'hanno distrutta loro la città, compresa la prossima chiusura dell'ospedale, ma bensì chi ha votato Fiorito, Noto, viti, natalia, (pensa tu anche... fenicchia, olevano, versi.....)
    Il mio voto non l'hanno avuto, e, non lo avranno mai questi personaggi...!

    RispondiElimina

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