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Valle del Sacco. Benvenuti all'inferno

[foto da HaiSentito]
Va tutto bene. Non è successo niente. Niente allarmismi. Tutto finirà per il meglio. Questa è la valle più bella del mondo. Pulita. Profumata. Integra. Ecologica. I fiorellini sbocciano. Le farfalline svolazzano. Le industrie sono tutte verdi. Verdissime. Colleferro e Anagni presto si gemelleranno. Identiche incapacità. Identici menefreghismi. Identiche morti. Viva la Valle del Sacco. Benvenuti all'inferno. [Ave]

Commenti

  1. PESTICIDI SUL FIUME SACCO A COLLEFERRO , AGNELLI MORTI E MALFORMATI

    Colleferro, alle porte di Roma. Come già accaduto per la sindrome di Quirra in cui la moria di persone ed animali è dovuta ad inquinamento ambientale da parte del poligono di tiro per sperimentazione di nuove armi (forse chimiche), nel caso di Colleferro, i pesticidi nelle acque del fiume Sacco, rilevati dalle analisi delle ASL, rivelano valori estremamente sopra la norma, anche nel sangue dei cittadini.

    Moria di pecore e animali, e probabilmente anche dei cittadini. Il sindaco di Colleferro dice che è tutto ok, e che la bonifica è in corso.

    L'inquinamento del fiume Sacco
    Gli allevatori che vivono e lavorano nella valle del Sacco ricorderanno l'anno 2005 come un incubo. Più di sessanta aziende in nove paesi, tra Roma e Frosinone, sono state costrette a vedere distrutti decenni di sacrifici. Colleferro; Gavignano; Segni; Paliano; Anagni; Sgurgola; Morolo; Supino, Ferentino: in questi centri abitati dal mese di maggio del 2005 è stata aperta l'emergenza. Una sostanza altamente tossica per l'uomo, e vietata in Italia già dal 2001, era stata ritrovata in quantità molto sopra ai limiti nel latte dei bovini, nel fieno e nel mais.

    Si chiama beta-esaclorocicloesano, è una sostanza derivante dal lindano, un pesticida prodotto diversi anni prima dall'industria di prodotti chimici Snia-Bpd, che aveva sede proprio nel paese di Colleferro. Da quintali di fusti interrati a Colleferro, nella zona industriale, si sarebbe riversata la pericolosa sostanza oleosa, fino a raggiungere le sponde del fiume.

    E poi, da lì, nei campi, nelle coltivazioni, nel latte e sulle tavole degli abitanti della Ciociaria. “Alcuni erano aperti e arrugginiti”, racconta Luigi Mattei. “Scaricavo i fusti nella zona chiamata Arpa, oggi divisa in Arpa 1 e 2. Prima era una zona pianeggiante e paludosa, adesso è una collina. Gli operai scavavano le buche con le ruspe, poi mettevano i fusti. Non venivano neanche saldati”. A queste operazioni Mattei partecipò sin dagli anni sessanta. Negli anni ’90 la scoperta, il processo e la condanna: la Snia fu riconosciuta colpevole per lo smaltimento di rifiuti pericolosi dal tribunale di Velletri con l’obbligo di bonificare il sito.
    Post preso da VitamineK grupo Facebook
    Nik

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  2. Vorrei tornare sull'argomento del post e fare un tipo di ragionamento diverso e costruttivo.
    Ormai è chiaro a tutti la gravità del nostro territorio e spero che sia altrettanto chiaro l'inefficenza di tuttala classe dirigente politica incapace di affrontare il problema.
    Ormai da decenni la nostra terra viene avvelenata, la nostra acqua contaminata e la nostra salute compromessa eppure ci sono ancora persone che scendono a compromessi con il denaro e l'avidità permettendo a criminali di corrompere il nostro futuro e la nostra dignità.
    Penso che molte persone vivano ancora nell'ignoranza e non siano bene inforamte sulla gravità e la pericolosità di queste contaminazioni allora avrei una proposta ed una speranza.
    La mia proposta è quella di iniziare una campagna di sensibilizzazione e di informazione sui pericoli da inquinamento da diossina e da beta-esaclorocicloesano, diffondere tra le persone documenti e testimonianze di questa pericolosità, bisogna battere il tasto giorno dopo giorno coinvolgendo più persone e fare in modo che tutti raccontino la loro storia, le loro paure e facciano le loro domande.
    Bisogna arrivare a quelle persone che sono convinte che allevare aninmali in quelle terre non è salutare, che ogni tipo di coltivazione sarebbe da evitare e che forse sarebbe il caso di iniziare a chiedeer una vera bonifica del territorio, coscenti che ci vorranno anni per bonificare tutto, ci saranno lunghi periodi in cui niente potrà nascere in quelle terre e dove non si potrà usare l'acqua di quella valle però bisogna essere consapevoli che non ci sono alernative.
    Allora chiedo a tutti di iniziare a mettere insieme tutti i documenti in nostro possesso, tutte le testimonianze che possiamo ed unire le nostre forze per cambiare la cultura di queste terre cosi dimenticate da tutti r tutto.
    Non fatene una questione politica, ma bisogna costringere questi politici ad agire e lo si fà informando le persone.
    Questa è la mia e nostra proposta...spero venga accolta da tutti.
    VitamineK
    Nik

    RispondiElimina
  3. Vorrei farvi ragionare su alcuni punti: dopo quel servizio al Tg1 l'economia del territorio è collassata. Chi produceva eccellenze fuori dal territorio inquinato si è visto tornare indietro i prodotti. Vi siete chiesti come mai, la Valle del Sacco, così tanto dimenticata negli anni sia finita in prima serata? A nessuno è venuto in mente che sia stata fatta cattiva pubblicità per un motivo? Ci sono delle mire da parte di imprenditori, con la complicità della regione lazio, di installare impianti sulle aree inquinate, impianti che non richiedono bonifica nè controlli specifici sugli scarichi. Per cui si farà del tutto per distruggere l'agricoltura locale. E addio bonifica. Informatevi bene sul servizio al TG1 e sulle politiche delle zone prima di parlare.
    Umberto

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  4. Siamo ben informati ed infatti mi dai ancira più ragione.....condividere il sapere è fondamentale direi no?
    Nik

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  5. Scusami ma io ci ripenso dopo alle cose, perchè usi ed usate sempre questi toni di superbia, perchè pensate che l'altro chiunque esso sia deve per forza non sapere di cosa parla o che voi ne sappiate di più, qui non c'è niente da ragionare, sappiamo benissimo tutti quello che si vuole costruire tra Colleferro ed Artena però ignori una cosa, che qualsiasi lavori si faccia ( se lo si fà nel rispetto delle normative ambientali) se scavando si trovano reperti nocivi o radioattivi il sito và sequestrato e posto ad opera di bonifica e non ci sono santi sempre se lo si vanga a sapere e dunque torniamo alla mia proposta ossia quella di informare le persone e renderle coscienti della realtà e del pericolo.
    Allora invece di parlare per cose acquisite, condividi quello che sai e fornisci dei documenti in merito o un tuo ragionamento chiaro e condivisibile.Non è una questione politica la nostra salute....uniamoci per salvare i nostri figli e la nostra terra.
    VitK
    NiK

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