martedì 25 ottobre 2011

Europa. Luis De Funes è tornato. E somiglia a Sarkozy

Non sono mai stato nazionalista. Al contrario, mi hanno sempre attratto le visioni internazionalistiche dell'agire umano. Eppure, da qualche tempo a questa parte, sto riscoprendo con una certa sorpresa un'inaspettata voglia di italianità. Un rinnovato desiderio di radicarmi in uno spirito italiano che chissà s'è mai esistito. E' questa nuova predisposizione d'animo che m'ha portato a sobbalzare, ieri. Quando ho visto i grandi europeri ridacchiare beffardamente al nome di colui che l'italianità la rappresenta per contratto istituzionale in giro pel mondo. Quel sorrisino beffardo l'ho sentito proprio come se fosse stato rivolto a me. Come se il mondo intero, in quel momento, avesse deriso ed umiliato proprio il sottoscritto. E ne ho provato un dolore acuto e profondo. Una tristezza che non so neanche dire.

Ho sentito, perfettamente distinta, una ferita nel cuore. Vedere il presidente francese, con le sue enormi orecchie transalpine, prendersi gioco di ciò che mi appartiene per diritto di nascita, ossia il mio essere figlio di questa martoriata ma amata Italia, non mi è piaciuto neppure un po'. E sbirciare nello sguardo della cancelliera tedesca, trattenuto dalla classica formalità teutonica, non mi ha aiutato a superare il trauma. Quei due, lassù, si sono proprio presi gioco di me. Di noi. Di un intero paese.

E' vero. Berlusconi rappresenta il peggio del peggio di ciò che l'Italia ha saputo produrre in quest'ultimo, tragico ventennio. E quando si riuscirà a mandarlo definitivamente in pensione sarà sempre troppo tardi. Le rovine sociali e culturali, oltre che politiche ed economiche, che il berlusconismo lascerà dietro di sè le pagheremo per molti anni ancora a venire. Ed estirpare tutto questo schifo non sarà cosa facile nè veloce. Ma il berlusconismo, insieme al suo massimo responsabile Berlusconi, è transeunte. Ossia di passaggio. Berlusconi passerà. Passeranno pure Bondi. Cicchitto. La Santanchè. Persino la Minetti. Passeranno pure tutte le olgettine e le papette. Una per una. Passerà il sottoscritto e passerete anche tutti voi. Ma una cosa resterà. Resterà l'Italia. L'Italia sarà. Noi no. Berlusconi neanche. Il berlusconismo neppure. Ma l'Italia si.

Lo sberleffo indecoroso recitato ieri dai grandi europei non ha riguardato solo il personaggio Berlusconi. Ha
coinvolto anche ciò che Berlusconi rappresenta in questo momento. E' andato oltre il transeunte cavaliere. Ed ha colpito il cuore vivo. Il simbolo eterno ed immortale che s'intravede istituzionalmente oltre Berlusconi. E' l'Italia. La nostra patria. Questa terra che alle volte qualcuno di noi sembra non meritarsi. Ma che tuttavia ci appartiene. E verso la quale abbiamo dei diritti di affetto e dei doveri di sacrificio.

Mi vengono in mente tutti i quarantaquattro giovani caduti italiani in Afghanistan. Non fermatevi al significato
politico. Andate oltre. Raggiungete il piano esistenziale. Filosofico, se vi piace di più questa parola. Quarantaquattro italiani che sono andati a morire in una terra lontana ed inospitale. Nel tentativo di portare pace. Italiani che hanno ubbidito al richiamo della patria. E che sono tornati rinchiusi in una bara avvolta dal tricolore.

Ecco. L'Italia non è solo il vecchio cavaliere che aiuta nipotine minorenni a passare la nottata. L'Italia è anche quella dei quarantaquattro morti in Afghanistan. E' questa altra Italia che il francese e la tedesca, col loro sberleffo, hanno colpito ed umiliato. Si sono fermati al personaggio Berlusconi. Al guitto che racconta barzellette sconce. A colui che sicuramente passerà, considerando l'età, prima di tanti altri.

I due europei hanno volutamente trascurato l'altra Italia. Quella che invece non passerà. Perchè il sacrificio di quei quarantaquattro è. E' sacrificio inscritto nella storia di questo paese. Nessuno potrà mai togliercelo. Cancellarlo. Dimenticarlo. Ed il nostro essere italiani può fondarsi, anche, su quel sacrificio. Su quel tributo ch'è stato offerto anche per noi. Per il nostro senso di appartenenza. Per quella patria che non è di Berlusconi nè della Minetti. Ma di tutti noi.

E l'umiliazione che abbiamo subito come italiani, da quei due, si approfondisce e s'allarga solo a riascoltare le parole con le quali il francese ha tentato, come dire?, di attenuare l'offesa appena arrecata. Perchè è stato capace di affermare la piena fiducia nel complesso delle istituzioni politiche ed economiche italiane. Ossia, detto in parole povere, ha valutato l'Italia nel suo complesso. E' andato oltre Berlusconi. Oltre il singolo transeunte. Riconoscendo il complesso delle capacità e delle qualità di un grande popolo come quello italiano. Ma l'ha fatto solo dopo. Dopo essersi fermato, con la sua amichetta tedesca, a sorridere ed irridere l'italianità nel singolo Berlusconi.

Se anche noi dovessimo perdere tempo a valutare il nucleo fondamentale della francesità sulla scorta di certi singoli, disgustosi ed improponibili francesi, troveremmo bene di che sorridere. Ed anche la signora germanica può essere sicura che non ci mancherebbero motivi di sorrisi derisori neppure per alcuni suoi compatrioti, seppure illustri. E dunque? Dunque, semplicemente. I due signorotti europei hanno profondamente sbagliato. Non dovevano permettersi una così palese. Pacchiana. Volgare. Esibizione di disgusto.

In politica, ed ancor di più in diplomazia, esistono milioni di modi diversi per esplicitare malumori, dissensi, lontananze ideologiche od anche semplici antipatie. Ed il gattino e la volpona europei li conoscono tutti quanti molto bene. E sanno che non c'era alcun bisogno di umiliare un intero popolo in quel modo. Il cavaliere rimane il responsabile principale di tutto il peggio venuto a galla in questo paese. Continuerà ad essere il patetico saltimbanco che abbiamo ben conosciuto. Ma l'Italia va oltre lui. Non si esaurisce in lui.

E nessuno. Meno che mai un francese dalle grandi orecchie. Che un'italiana ha deciso di sposare. E giammai una tedesca dallo sguardo maschile. Che un italiano ha appena votato a dirigere la BCE. Possono permettersi di umiliare un intero popolo. Un'idea. Un sentimento. Non è così che si rende omaggio allo spirito europeo. Il berlusconismo passerà. Prima di quanto si possa immaginare.

Verranno nuovi italiani. E saranno loro a chiedere il conto di questa sgarberia.

[Ave]

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Non offendiamo De Funes che lui si era una grande !!

Anonimo ha detto...

Grande professore, questo è il modo giusto per fare squadra. In casa possiamo e dobbiamo anche azzuffarci, litigare ecc. ma non possiamo permettere ad una mezza figura come Sarkò di offendere la nostra dignità. Chi capisce di economia sa bene che in Europa il più pulito c'ha la rogna. Il sistema bancario italiano, molto criticato in passato da tutti noi, non ha mai concesso prestiti/mutui facili. Lo sanno bene tutti quelli che hanno dovuto far firmare a genitori e nonni per accedere anche a piccole somme. Mentre in Europa e soprattutto in America c'è stato il valzer della finanza creativa che ci ha portato alla situazione attuale. La Francia non può criticarci perchè ha gli stessi problemi nostri e se salta la Gracia è la Nazione che rischierebbe di più per i prestiti concessi dalle banche al sistema Greco.

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