lunedì 3 ottobre 2011

Italia. Berlusconismo. La guerra sta per finire. Non fate prigionieri

Nell'ultima settimana, nel nostro paese, è accaduta una cosa importante. Il berlusconismo è finito. Culturalmente. Politicamente. Socialmente. Potrà ancora agonizzare per qualche mese. Magari tirare a campare per un intero anno. Ma di fatto ci dobbiamo preparare a pensare un nuovo progetto. Che non è detto sarà immediatamente facile e bello. Ma di sicuro sarà migliore per tutti. Questa fine è stata sottoscritta ufficialmente dalla convergenza di parti ampie e fondamentali della nostra società. Che si sono unite in un unico, pressante invito: Berlusconi e la sua corte dei miracoli devono sparire per sempre dal nostro orizzonte, perchè hanno fatto solo danni. Coloro che hanno rappresentato questa rottura decisiva degli equilibri sociali nel nostro paese si chiamano Angelo Bagnasco e Giorgio Napolitano.

E' questa la grande, importante e decisiva novità occorsa nel nostro paese. Il primo ha rappresentato il giudizio definitivo, storico e morale, dell'esperienza del berlusconismo. La purificazione dell'aria auspicata a gran voce dal cardinale equivale ad una condanna esplicita di questa esperienza. Ed il giudizio è apparso esattamente per quello che voleva proprio essere. Una messaggio di fine corsa definitivo. Una presa di distanza ed anzi una condanna esplicita ed inequivocabile del male morale che il berlusconismo ha rappresentato nel tragico ventennio che ha occupato.

Il secondo, invece, ha rappresentato il giudizio storico, sociale e politico, dell'Italia come paese. Il più alto rappresentante dell'Italia e dell'italianità. Della nostra coscienza di essere popolo. Ha colpito coloro che barbaramente si sono sempre presi gioco dei simboli della nostra coscienza collettiva. Quella LegaNord che del berlusconismo è parte integrante e pienamente corresponsabile. L'insensatezza del secessionismo, dei fucili e delle baionette. Evocate con la superficialità tipica di chi non ha la benchè minima consapevolezza storica di cosa rappresenti evocare certi oggetti in questo paese. Rappresenta il giudizio definitivo che la storia della nazione riserverà ad un gruppo di barbari esaltati che, approfittando del letargo delle coscienze favorito dal berlusconismo, ha creduto di poter giocare coi popoli e con la storia. Senza avere consapevolezza nè degli uni nè dell'altra.

La convergenza di Bagnasco e di Napolitano si aggiunge a quella della Marcegaglia, che pure in passato, nel berlusconismo, aveva creduto di poter trovare la fonte di una nuova, incredibile e mai vista espansione della ricchezza industriale del paese. Si aggiunge a quella di altre anime inquiete, ma sufficientemente potenti da potersi permettere di essere ascoltate da tutti, come Della Valle e Montezemolo. Che dall'alto dei loro imperi economici ripudiano il berlusconismo nelle sue fondamenta. Dichiarando apertamente che neanche i colleghi industriali sono più disposti a tenerselo.

E dunque, alla fine, tutte queste personalità. Gl'industriali. La Chiesa. Sono scesi in piazza. Finalmente. Finalmente si sono accorti di quanti danni il berlusconismo ha fatto al paese. Alla storia ed al futuro di questo paese. Anche tutti costoro si sono finalmente accodati allo slogan che Vendola ha gridato da una meravigliosa Piazza Navona zeppa di cittadini. Ora tocca a noi.

La natura e la consistenza di quel noi è ancora tutta da valutare. E certo in quel pronome non sono destinati a rientrare nè Montezemolo, nè Della Valle. Tanto meno la signora Marcegaglia. Le macerie che il berlusconismo lascerà dietro di sè bruceranno ancora per parecchio. Complice anche una crisi economica di proporzioni universali, ma della quale noi siamo grandi protagonisti. Complice un degrado civile e culturale che sarà dura recuperare e colmare.

Sarà possibile ricominciare solo con una politica diversa. Con un rinnovato senso della responsabilità. Dell'etica. Della morale. Nel ventennio che il paese sta definitivamente superando siamo stati in guerra, e non l'abbiamo capito. Ce ne accorgiamo adesso. E ce ne accorgeremo ancor di più fra poco, quando la guerra sarà definitivamente conclusa. Dalle rovine che questo ventennio si lascerà dietro.

Sarà opportuno evitare di ripetere l'errore fondamentale. Quello fatto quando ci convincemmo che la prima Repubblica era finita. Quando si tirarono le monetine al fuggiasco e poi contumace Bettino Craxi. L'unico atto rivoluzionario che questo popolo è stato capace di compiere da secoli. L'importante sarà non ripetere gli stessi errori. Evitare il riciclaggio. Le transumanze di idee, persone, ruoli, poteri. Ma anche di metodi. Fondamentale sarà non permettere che tutto cambi, perchè tutto rimanga come prima. Come quasi tutte le rivoluzioni, purtroppo, insegnano.

Insomma. Stavolta dovremo ricordarci di non fare prigionieri.

[Ave]

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