mercoledì 26 ottobre 2011

Lazio. Il piano casa sfratta il PdL. Le destre alle comiche finali

Mia nonna lo diceva sempre. Chi la fa l'aspetti. Ecco. Ancora una volta la saggezza popolare s'è presa gioco di un'amministrazione regionale tutta da ridere. Perchè, se non lo sapete, è successo questo. Che il famigerato piano casa delle ultradestre, sbandierato come il toccasana del rilancio di questa nostra regione ridotta agli stracci dalla zarina de noantri, è stato impugnato dal governo. Detto in parole semplici, il governo destro vuole impedire a tutti i costi che il piano casa, pensato e varato dalla regione Lazio, destra anch'essa, entri effettivamente in vigore. Lo vuole abrogare, in pratica. Mirabile e stupefacente esempio di quelle che una volta i destri chiamavano sinergie. E che oggi servono solo a misurare tutta intera la smisurata vergogna del più grande e sinergico fallimento politico mai verificatosi nel nostro paese.

Penso a tutti i fascistelli che inneggiarono al varo del piano come se si trattasse dell'avvento di un nuovo Messia. Mancò solo la banda di paese. Ma gl'ingredienti per la vergogna c'erano tutti già fin dall'inizio. Perchè i motivi per i quali il governo vuole bloccare il tragico piano, sia detto per inciso, sono identici a quelli che le sinistre elencarono subito, appena letto il progetto. Questo piano scellerato, infatti, prevede la possibilità di edificare. Sottolineo e ripeto: edificare. Anche in zone archeologicamente ed ambientalmente considerate superprotette. Con buona pace del patrimonio ambientale, storico, archeologico.

Dopo un paio d'anni di nulla, interrotto qui e là da qualcosa di devastante (vedi l'altro famigerato piano, quello sanitario) la regione Lazio della signora Polverini s'è svegliata dal letargo per tirar fuori quest'altro incredibile piano. Talmente scellerato da essere boicottato, bocciato ed impugnato dagli stessi ministri destri del governo in carica! Un capolavoro di tale e tanta iniquità politica non era mai riuscito a nessuno. Un grande ringraziamento agli dei sempiterni per averci concesso il privilegio di essere sudditi della Renata.

Il primo risultato di questo boicottaggio è che dieci assessori regionali del PdL si sono dimessi. Per protesta. Personalmente apprezzo il gesto, sebbene compiuto per difendere una mostruosità. Apprezzerei ancor di più, permetterete, che il sussulto di dignità politica cogliesse anche la zarina. Ma, chissà perchè, il solo pensiero di tale eventualità mi fa venire da ridere. A crepapelle.

Ma il capolavoro deve venire, ragazzi. E ve lo voglio mostrare con le parole giuste. Sentite che cosa hanno detto i consiglieri PdL che si son dimessi. Sentite bene di cosa si son lamentati: essi «ritengono incomprensibile una scelta che mette in discussione uno dei punti qualificanti del programma elettorale del Popolo della libertà, e ritengono inaccettabile, inoltre, che tale scelta sia maturata senza un confronto di merito rispettoso dei normali ruoli istituzionali». E concludono affermando che «agire contro le aspettative legittime dei cittadini laziali rende impossibile trasmettere ai territori quei valori da tutti noi condivisi».

Che ne dite? Mi pare bello, no? Pieno di dignità. Facciamo così. Sottoscriviamolo pure noi. Facciamo nostra ogni parola. Ogni sillaba. Ogni sospiro contenuto in queste dichiarazioni. E poi, applichiamo questi concetti all'altro famigeratissimo e contestatissimo piano partorito da questa regione. Quello sanitario. Facciamo la prova? Vediamo che succede.

Ve lo svelo subito che succede. Accade che aveva ragione mia nonna, come vi dicevo. Chi la fa l'aspetti. Detto fatto: i dimissionari contestano l'incomprensibilità di una scelta che contraddice il programma elettorale. Dove abbiamo già visto questo film? Ah si. Ricordate? Gli ospedali non si chiudono, affermavano in tandem sui manifesti la Polverini ed il nostro esimio Fiorito. Ed invece, poareti noi, c'hanno fatto i due? Appena preso il potere, gli ospedali li hanno proprio massacrati. Cancellati definitivamente. Intendiamoci. Gli ospedali pubblici, eh. Quelli hanno chiuso. Perchè quelli privati, alias cliniche, ecco. Quelle le hanno effettivamente potenziate e sostenute ed aiutate. Chissà. Potrebbe essere che, sui manifesti elettorali, solo di errore di stampa si trattò? Magari cadde la parola privati. Gli ospedali privati non si chiudono. Era questo il messaggio originario. Abbiamo finalmente svelato il mistero? Funzionerebbe molto meglio, così, lo slogan. Col senno di poi possiamo ben dirlo.

Ma i dimissionari lamentano anche altro. La mancanza di un confronto di merito. Insomma. In pratica piagnucolano che nessuno è andato a parlare con loro. Non s'è aperta alcuna trattativa. E che cribbio. Si fa così? Tra consanguinei, poi. Andiamo. Pare brutto anche a voi, no? Ecco. Ma anche questo non vi pare un film già visto e stravisto, dalle nostre parti? Alzi la mano chi ha mai avuto la possibilità di andare a discutere con la zarina del famigerato piano sanitario. Assessori. Sindaci. Parti sociali. Ordini professionali. Assolutamente nessuno. Non fu ascoltato nessuno dalle province. Nessun tavolo di confronto. Nessun progetto condiviso. Anzi. Ebbe l'ardire, la zarina, coadiuvata dall'ineffabile signora Mandarelli, di convocare commissione e consiglio solo DOPO che il piano ottenne il via libera dal governo nazionale. Come dire. De voi nun ce ne po fregà de meno. Noi semo noi e voi nun contate un k***o.

E poi la conclusione, ragazzi. Ma l'avete letta la lacrima finale con la quale i dimissionari si stropicciano l'anima? Lamentano un'azione che va contro le legittime aspettative dei cittadini della regione Lazio. Che poi, insomma, non so se s'è capito, saremmo noialtri. Commovente. Ma per davvero. Quasi quasi alle prossime elezioni voterò PdL. Anche se, a pensarci proprio per benino. Non abbiamo visto anche questo? Le associazioni, i cittadini, i sindaci, gli assessori, i partiti meno sinergici e meno inutili di tutta la regione non hanno forse supplicato la zarina di ricordarsi dei nostri legittimi interessi sanitari? Non abbiamo da più di un anno organizzato manifestazioni, incontri, raccolte firme, denunce, appelli, affinchè non fossero calpestate le nostre legittime aspettative sanitarie? E noi di Anagni, in particolar modo, travolgendo finanche un'amministrazione sinergica come non mai, e quindi assolutamente immobile, non siamo forse stati costretti ad adire le vie legali per impedire la distruzione completa ed assoluta dell'ultimo baluardo di sanità pubblica esistente nel comprensorio nord della nostra provincia?

Aveva proprio ragione mia nonna. La Regione l'ha fatta a noi. Ed il governo nazionale l'ha fatta alla Regione. Non s'è mai visto, in questo universo, un progetto politico tanto evanescente e patetico. Un potere tanto inutile e contrario agl'interessi della comunità. I dieci del PdL si son dimessi. Bene. Andatevene a casa. Ci vada anche la zarina. Torni a casetta sua anche il nostro esimio Fiorito. Torni a ripeterci tutto il bene che ha sempre voluto a questa terra.

Noi non stiamo aspettando altro.

[Ave]

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Si sono dimessi gli assessori del Pdl, non i consiglieri. Dimettendosi da consiglieri avrebbero perso il diritto all'indennità, cosa a cui non crederò memmeno a vederla.
E si sarebbe dimesso anche Fiorito in quel caso...troppo bello sarebbe...non si può chiedere coerenza a chi non ne ha.

Mauro Meazza ha detto...

E' vero. Refuso. Chiedo scusa. Errore corretto. Grazie. [Ave]

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