martedì 13 dicembre 2011

Italia. Il leghismo brucia. La civiltà

[da Repubblica]

La deriva morale alimentata dalle culture destre razziste e xenofobe, in una parola leghiste, ha varcato in questi giorni una nuova frontiera. A Torino una ragazza di 16 anni consuma il suo primo rapporto sessuale con un giovane più grande di lei. Affermerà, in seguito, di essersi vergognata di quanto fatto. Così, per giustificarsi, denuncia un inesistente stupro. Con tanto di inesistenti colpevoli. Sono rom, afferma, e sento ancora il loro odore addosso.

Detto fatto. La solita squadraccia di creature socialmente dementi, in attesa di non altro che dell'occasione giusta, si organizza. Allontana, malmenandoli, i giornalisti. Quindi si maschera. Si arma. E distrugge completamente il campo nomadi individuato come bersaglio. Il fuoco consumerà, alla fine, più di 20 roulotte, oltre alle baracche ed alle auto.

La bambina, a questo punto, se ne esce chiedendo scusa. Mi sono sbagliata. Non c'è stata nessuna violenza. In realtà l'ho fatto con uno che mi piaceva. Niente stupro. Niente rom. Niente di niente. Solo un'immensa, devastante sensazione di vuoto che mi prende allo stomaco, di fronte a questa allucinante esperienza di degrado morale ed etico collettivo.

Perchè qui mi pare che non ci sia proprio niente che vada per il verso giusto. E' tutto sbagliato. Tutto storto. Come quelle puntine che ti si piegano sotto la pressione del dito, e non ti rimane altro che buttarle, inutili. Uno. C'è una ragazzina che decide di farsene una. Con la solita leggerezza tipica di chi non ha capito niente, ed ha solo una gran voglia di dimostrarsi capace di fare una cazzata. Che è cosa ben diversa dal diventare grandi.

Due. Quindi c'è un senso di colpa postumo. Ancora più assurdo ed incomprensibile perchè, insomma, è previsto che la cosa dovrebbe avere una sua piacevolezza, buona per attutire ogni morso di coscienza. Una cosa fatta capo ha, come si dice. Ma niente. Com'è tipico dell'insensatezza delle nostre radici bigotte, la ragazzina si ricorda dei genitori. I nonni. I vicini. Ch'è proprio previsto dal cattolicesimo non si debbano mai fare gli affari propri.

Tre. Il cattolicesimo fintissimo e trasparente come una velina che c'intralcia il progresso emerge in tutta la sua assurdità. Potrebbe andare a confessarsi, magari, la ragazzina. Sarebbe un passo concreto verso il ravvedimento. Ma niente. Molto meglio complicare le cose un altro po'. Meglio scegliere la strada più facile. In fondo, non vive in quel profondo nord stuprato ogni giorno, e da anni, da quelle squadracce leghiste che vanno ideologizzando il dio Po, coltivando l'odio come nel sud si coltivano pomodori? E dunque. La strada più facile è accusare quegli zozzoni dei rom. Chi dubiterebbe mai? Ce ne sono una moltitudine, lassù, pronti a credere che quelli pasteggino quotidianamente con neonati bianchissimi e purissimi, magari rapiti di notte. Che ci vuole?

Quattro. Magari la ragazzina è innamorata. Di quei sottoprodotti che sono spacciati per cultura, ma che in realtà sono droga. E della peggiore specie. Droga culturale. Brodaglia parolaia nella quale si trovano sapori di tutti i colori. Tanto, palati così privi di sensibilità son capaci di digerire tutto. Saranno tre o quattro i metri sopra il cielo? Che emozione! Oppure sarà perchè ti amo? O magari si sarà persa nelle meravigliosamente travagliate sc***te esistenziali dei vampiri più fichi del mondo? Chissà. Fatto sta che la bambina, bontà sua, attinge all'arte. All'unica, sebbene falsa e vomitevole, che conosca, per dare sostegno alla realtà. Non solo sono stati i rom, dice. Aggiunge che sente ancora il loro odore sul proprio corpo. Eccezionale. Un talento sicuro. Non dà particolari reali. La butta sulla fantasia. L'odore potrebbe avere valore probatorio, in un tribunale? Mah. Tanto alla fanciullina non gliene frega niente. Ha calcolato bene. Puntare il dito contro i rom significa solleticare i peggiori istinti animaleschi del peggior popolo nordista. Soluzione sicura e garantita. Vada come vada.

Cinque. I beceri. Attizzati dal rondismo padano, non conoscono altra legge che quella del taglione. Il diritto romano, che ha insegnato la civiltà all'universo, gli è estraneo come lo era ai loro progenitori barbari che si ammassavano, rozzi e miserabili, ai confini dell'impero. Non è difficile immaginarli, finalmente felici, mentre roteano mazze ferrate e spirali di fuoco in un'ordalia di distruzione che nulla ha di umano. E nulla ha a che vedere con la giustizia. Bestie erano un tempo. Bestie sono ancora oggi.

L'unica differenza è che, adesso, qualcuno di loro magari finisce pure in parlamento.

[Ave]

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