mercoledì 4 gennaio 2012

Nel capitalismo avanzato nessuno ti sentirà gridare

C'è un prezzo che stiamo pagando. Non per gli aumenti della benzina. Non per la nuova ICI che verrà. E' un prezzo che stiamo pagando in termini di umanità. La moneta si chiama disperazione. E lo scontrino è di quelli che non lasciano scampo. Nessun rimborso è possibile. Perchè dal suicidio non si torna indietro.

La notizia rischia di essere travolta dalla gran confusione che ci circonda, ma è di quelle davanti alle quali occorre fermarsi. Obbligatoriamente. Negli ultimi due anni, è aumentato di quasi il 40% il numero dei suicidi tra i disoccupati. Che cosa ci stiamo lasciando dietro? E, sopratutto, con le sconfitte di quanti poveri Cristi stiamo lastricando la strada del nostro futuro?

In aumento sono tutte le percentuali che riguardano i suicidi. Giovani od anziani. Donne o uomini. La disperazione sembra aumentare assai più del costo della vita. Mi vengono in mente tutte le chiacchiere politichesi che, in quest'ultimo ventennio di regime, hanno mistificato, nascosto, alterato e cancellato la nuda realtà. Che è fatta di tanta miseria per tanti. Sopratutto giovani. E tanti soprusi ed abusi di pochi. Pochissimi. Che riescono a stare in alto solo perchè capaci di calpestare coloro che rimangon giù.

E poi le balle sulla sostenibilità del sistema. Chiacchiere insensate che hanno avuto la pretesa di convincerci che solo togliendo il lavoro e le garanzie sul lavoro ci saremmo potuti salvare. La precarietà come risorsa. La mobilità come progresso. Entrare ed uscire dal mercato del lavoro proprio come si entra e si esce dalla cucina di casa. Tutto questo entro i confini di paghe straordinariamente e meravigliosamente moderne. Paghe, si badi, non stipendi. Tra i 500 ed i 700 euro mensili. Insufficienti per arrivare a fine mese. Figuriamoci per ancorare uno straccio di futuro. Casa. Famiglia. Figli. Tutto troppo precario. Troppo discount.

E così, alla fine, qualcuno non ce la fa più. Molla. Molla tutto. E' una sconfitta umana. Devastante. Ma è anche una sconfitta sociale. Umiliante. Non siamo stati capaci di proteggere anche questi nostri fratelli. Forse solo un po' più fragili. Ma che, in fondo, chiedevano solo di potercela fare. Niente case regalate, per costoro. Niente festini a luci rosse con minorenni. Niente grandi fratelli a mostrare supertette un tanto al grammo.

Solo, silenziosa e spietata come sempre, la realtà. Un quotidiano fatto di sveglie. Levatacce. Sacrifici. Tutte cose tragicamente insufficienti. Perchè la precarietà questo significa. Che, nonostante tutto, la tua buona volontà non sarà sufficiente a fermare la tragedia. Nessuno ti salverà, ma per davvero.

E sopratutto. Nel nostro universo capitalistico avanzato. Nessuno ti sentirà gridare.

[Ave]

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