martedì 20 novembre 2012

L'indifferenza cosmica chiuderà il nostro ospedale


Avrei tanto voluto aprire questo pezzo comunicandovi una qualche notizia vera. Mi sarebbe piaciuto tanto. Ma proprio tanto. Potervi dire che ieri sera, nella manifestazione al Palazzetto Ciotti, alla presenza dei consigli comunali di sette, otto paesi del nord della Ciociaria, si è presa qualche determinazione finalmente importante per difendere davvero il nostro ospedale. Invece non è così. Anzi. Al contrario. Nell'inconsapevolezza dei molti spettatori presenti. Ieri sera si è consumata un'altra pagina umiliante di questa politica che non sa fare niente. Neppure protestare.

Vi risparmio l'elenco delle banalità che sono state ripetute da tutti i partecipanti. Ho preso qualche appunto, ma niente di che. Le solite «parole, parole, parole», come hanno gridato i giovani de La Destra appollaiti in cima alle gradinate. Se non fosse che hanno selezionato il baccano solo per alcuni, invece di estenderlo a tutti i presenti, ci sarebbe stato da mettersi a gridare insieme a loro.

Gran protagonista è stata l'idea, ieri sera, di appellarsi niente poco di meno che ai politici che verranno. Ossia ai nuovi vincitori delle elezioni regionali che si faranno a marzo. Ma, in via precauzionale, anche a quelli che vinceranno le prossime elezioni politiche. Come dire? Il problema non è qui. Ora. Il problema sarà. Tutta questa gran massa di fuffa lasciata in eredità a coloro che saranno.

Lo spettacolo ha evidenziato l'assoluta incompatibilità di questa classe politica con gl'interessi legittimi della popolazione. Ed, in modo particolare, l'evidente inadeguatezza di questa politica ad affrontare e gestire i problemi reali. Ancora una volta abbiamo ascoltato solo parole. Vuote ed oramai completamente inutili. Non un'idea. Introvabile qualsiasi sussulto d'orgoglio capace di riscattare un anonimato politico che la storia ha già masticato e destinato ad un eterno silenzio.


Una sola, vera, concreta proposta era scaturita all'inizio del Consiglio. L'aveva letta Aurelio Tagliaboschi a nome di tutta la coalizione di minoranza. Dopo una premessa descrittiva, il documento si concludeva con la seguente richiesta:

«Nell'ultimo Consiglio Comunale di Anagni, secondo il nostro giudizio, si è persa un'occasione per lanciare un forte messaggio di protesta che, attraverso le dimissioni di massa dei Consiglieri, avrebbe senz'altro riportato la politica al servizio del cittadino ed avrebbe di certo contribuito ad un ripensamento in tema di scelte in ordine alla chiusura dell'ospedale di Anagni.

Riteniamo, quindi, che sia da qui che questa assemblea debba ripartire: proponiamo, pertanto, che i sindaci di Anagni e del comprensorio, seguiti da tutti i consiglieri comunali, rimettano il loro mandato nelle mani del Prefetto di Frosinone, chiedendo allo stesso di rappresentare, in tutte le sedi competenti, il forte disagio di 80.000 utenti che si sono visti chiudere l'unico e fondamentale Presidio Ospedaliero, garanzia della loro salute.

Proponiamo, altresì, che i sindaci di Anagni e del comprensorio, accompagnati dai Consiglieri Comunali, presenzino in via ufficiale, il giorno 4 dicembre, all'udienza presso il TAR del Lazio, chiamato a discutere nel merito il ricorso del Comitato "Salviamo l'Ospedale di Anagni", utilizzando ogni mezzo civile per manifestare alla commissione giudicante il disagio di un intero popolo verso scelte politiche errate».


Dunque, come si vede, una proposta reale. Dimissioni di tutti i consigli del comprensorio. E contestuale presenza presso il TAR il giorno 4 dicembre, appuntamento decisivo per le sorti del nostro ospedale. Due gesti forti che avrebbero potuto rappresentare, concretamente, il desiderio di 80.000 anime di continuare ad essere assistite dalla sanità pubblica.

E comunque, a scanso di equivoci, una proposta ed un documento che la minoranza consiliare aveva chiesto di mettere ai voti, per la necessaria approvazione. Insomma non era un dogma. Solo una proposta. Sarebbe stato possibile farne altre. Diverse. Sarebbe stato possibile persino decidere di non votarla. Si poteva dire di no.

Invece la cosa incredibile ed umiliante che è accaduta è un'altra. Dopo aver dato il microfono ad Alessandro Compagno, in rappresentanza della DaS, il Sindaco Noto ha ripreso la parola solo per mettere la parola fine alla discussione. Rimandando tutto alla manifestazione che non lui. Nè la sua maggioranza. Nè i suoi sindaci sinergici. Hanno saputo organizzare. Ma che, ancora una volta, è sostenuta dal lavoro costante e continuo delle associazioni civiche dei cittadini di Anagni.

Così, mentre tutta la gran massa di rappresentanti comunali si è alzata ed ha cominciato a vociare verso l'uscita, abbracciata in gruppetti trasversali. Il povero Tagliaboschi s'è ritrovato mestamente solo. In piedi dietro alla sua postazione. A cercare di farsi sentire. Per chiedere che venisse messo ai voti il documento letto all'inizio del Consiglio. Tutta la minoranza ordinatamente al suo posto. Dall'altra parte un esempio evidente ed incredibile d'indifferenza. Non tanto e non solo nei confronti del Tagliaboschi. Che pure, anche solo per educazione, meritava di essere ascoltato. Quanto nei confronti delle centinaia di persone che erano accorse al palazzetto. E che avrebbero meritato ben altro esempio dalla loro politica.

Ma ancora più pazzesco è stato ascoltare il segretario comunale rifare l'appello, per verificare il numero legale del Consiglio. E vedere i consiglieri di maggioranza sul campo sportivo. In piedi. Come si vede nella foto di apertura di questo articolo. A sorridere. A guardare il segretario. E non rispondere. Semplicemente. Per essere considerati assenti. Ed impedire, quindi, insieme al numero legale, che il documento della minoranza fosse messo ai voti.

Insomma. Quel documento poteva essere contestato. Se ne poteva proporre un altro. Si poteva respingere. Si poteva approvare. Si potevano fare un sacco di altre scelte. Invece. Ancora una volta. La nostra politica ha deciso, semplicemente. Di non scegliere. Quel documento non è stato dunque votato per il semplice motivo che il Consiglio è stato sciolto prima di poterlo fare. Per assenza del numero legale. In sostanza, non hanno avuto neppure il coraggio di respingerlo.

Fino a cinque minuti prima si erano stracciati le vesti. A parole. Per giurare che avrebbero lottato fino in fondo. Con qualunque mezzo. Per difendere il nostro ospedale. Cinque minuti dopo non hanno trovato il coraggio neppure di votare un documento, con una proposta concreta, per iniziare a farlo in modo decente.

Ed il povero Tagliaboschi non ha potuto fare altro che rimanersene lì, con la bocca un po' aperta, incredulo.  Insieme a tutta la minoranza. Tutti immobili di fronte ad una prova tanto umiliante di indifferenza. L'evidenza definitiva che non c'è alcuna corrispondenza tra le parole, i desideri, le promesse di questa politica. E la realtà cui quelle parole dovrebbero riferirsi.

Ci ritroviamo un Sindaco che non ha esitato, a sentire certe voci di regime, a mettere a repentaglio la sua salute per difendere l'ospedale. Ma lo stesso Sindaco, ahimè, non ha avuto il coraggio politico, assai meno pericoloso per la salute, di compiere l'atto simbolico di riconsegnare la propria fascia nelle mani del Prefetto.

Il Vescovo Loppa, che ha portato un breve saluto, ha detto: «Non bisogna chiedere la luna». Ha ragione. Peccato che non ha specificato a chi, questa luna, non va richiesta. Noialtri, cittadini di un paese martoriato e fatto a pezzi, la luna abbiamo smesso di chiederla da un bel po'.

Ma almeno un po' di decenza, da questa politica, continuiamo a pretenderla. Inutilmente.

[Ave]

(Un ringraziamento sincero all'amico Carlo Ribaudo,
autore delle tre foto inserite all'interno dell'articolo.
Il merito delle belle immagini è tutto suo)

14 commenti:

cristina r. ha detto...

L'indifferenza di questa amministrazione verso i propri cittadini è da voltastomaco...

Daniela Pesoli ha detto...

L'ospedale è finito come è finito proprio perchè le parole della politica hanno sempre avuto il sopravvento sui fatti. Per fare i fatti ci vuole il coraggio e, soprattutto, l'effettivo interesse per i problemi della gente. Che non c'è. Nè a livello nazionale, nè a livello locale. Dimettersi per dire che non si gioca sulla pelle dei malati sarebbe stato un gesto concreto e dirompente, forse l'unico a testimoniare che si fa politica per gli altri e non per il vanto di indossare una fascia tricolore. Ma trovare questo coraggio è difficile, quando una poltrona - una misera poltrona, direi - vale più di ogni altra esigenza. Mi chiedo a cosa sia servito questo Consiglio straordinario, che immagino sia anche costato un po'. Perchè di straordinario (una presa di posizione netta come quella delle dimissioni lo sarebbe stato) non c'è stato nulla. La solita, ordinaria, presa in giro dei cittadini.

Anonimo ha detto...

Io credo nelle battaglie fatte da gente come il professor Compagno.
Le battaglie politiche non esistono.!!!!.sono morte negli anni 70.
Io sostengo in tutti i modi in primis economicamente ....tutte le associazioni che si battono per questa causa....
Ma lasciamo da parte i politici!!!!!
Mauro Mastronardi

Anonimo ha detto...

Evidente inadeguatezza a gestire le minime esigenze del territorio da parte di una classe politica che non ha più nulla da offrire. A torto continuamo a pensare che forse non potremmo rinunciare alla esperienza dei "vecchi" marpioni della politica perchè probabilmente i giovani, i renzi, i grillini non sarebbero in grado di amministrare la cosa pubblica. Mi rimangio tutto!! Meglio un giovane, adeguato, istruito, onesto, inesperto piuttosto che assistere all'apoteosi del nulla. Non sono in grado di proporre nulla, perchè (...)

Anonimo ha detto...

Solo un intervento eclatante dei Sindaci e Consiglieri, che dovrà avere risonanza a livello di stampa nazionale, potrà aprire uno spiraglio per la sorte del nostro ospedale.
I provvedimenti di chiusura di fatto, portati avanti contro il parere del Consiglio di Stato, stanno danneggiando seriamente numerosi cittadini di questo territorio, privati di quell'assistenza immediata necessaria per alcune patologie (ictus, infarto, ecc.).
Data l'insufficienza dell'ospedale di Frosinone e il caos degli ospedali romani, i nostri concittadini e quelli del territorio limitrofo vengono indirizzati spesso in strutture lontane chilometri, come, p. es., Teramo, Termoli, Avellino, Barletta, come testimoniano le cronache di queste giorni. Carlo Ribaudo (Comitato Salviamo l’Ospedale di Anagni)

Anonimo ha detto...

L'ospedale è finito grazie alla maggioranza dei ciociari che hanno votato la Polverini & Co.
Gli amministratori riuniti ieri sono quelli che hanno votato per la Polverini....
Si può sperare solo in un "miracolo" giuridico che consenta all'ospedale di ripartire.
A proposito non ho capito quale sarà la destinazione d'uso finale della struttura una volta svuotata. Qualcuno lo sa?
amen

Anonimo ha detto...

Consiglio comunale inutile, con poche persone. Non prendiamoci in giro dicendo che c'era la massa di cittadini! Sono sempre i soliti. E i politici? SORDI, il copia e incolla dell'immagine di Andreotti che si alza con la poltrona attaccata al sedere.
Ma che schifo!
Anche il permesso che è stato dato alle persone con lo striscione di fare quello che hanno fatto. Perché, come giustamente è stato rimarcato, hanno contestato solo alcune persone che parlavano? Forse perché a loro dà ancora fastidio il fatto che prima alla regione c'era uno che andava a travestiti? Non ho sentito una parola che abbia fatto notare quello che ha fatto la Regione con la Polverini e il nostro concittadino. Nessuno ha ricordato che mentre l'ospedale chiudeva, proliferavano i centri convenzionati, magari con gli stessi medici dell'ospedale. Ieri sera doveva essere la platea che non doveva far chiudere il consiglio comunale, fino alla votazione di una qualsiasi proposta. C'è stata anche la scorrettezza di chiuderlo senza chiedere se c'era qualcun altro che avesse qualcosa da dire.
Ma ormai siamo abituati ai Consigli comunali aperti, per la Videocon, per l'Ospedale, che non hanno mai portato a niente. Solo parole e mai FATTI.

Anonimo ha detto...

all'anonimo che dà le benedizioni: l'Ospedale una volta che dovesse (ahimè!) venire chiuso, dev'essere demolito, raso al suolo completamente, seppellito con tanto di benedizione del Vescovo. E quel vuoto dovebbe rimanere VUOTO, testimonianza definitiva del vuoto morale che lo ha risucchiato.
Gli anagnini un giorno dimenticheranno, come sempre, ma almeno non saranno costretti a convivere con la bruttura di un luogo che era utile, e che in futuro sarebbe soltanto un tetro, ingombrante, orrendo fantasma.
Saluti, Alberto Floridi

alessandro tagliaboschi ha detto...

Qualcuno può dirmi cosa ha detto nel suo intervento il Consigliere di maggioranza, perché francamente non l'ho capito. Grazie.

Anonimo ha detto...

Basta sono veramente disgustato! Mi pento di aver votato questa gente (lo confesso). Ma dall'altra parte chi ci sará? Localmente non vale l'ideologia ma le petsone si. Se non ci sara' un rinnovamento vero non voteró nessuno.

Il Marchese del Grillo ha detto...

Dovrebbero essere tutti i cittadini dell'area nord di frosinone a chiedere le dimissioni dei sindaci e delle loro giunte, vista l'inconsistenza politica dimostrata nell'affrontare i problemi del territorio. Bisogna far capire che un consigliere eletto ha il dovere di rappresentare i propri elettori e non i suoi interessi personali.....
Ma da una terra che ha eletto fiorito e tutta una classe politica incapace...ho poche speranze in uno scatto d'orgoglio e di cambiamento.

Anonimo ha detto...

Rimane alla base un enorme problema culturale che ci trascineremo dietro credo ancora per molto.
Credo che la politica potrà fare molto poco in questo contesto......

Anonimo ha detto...

---INDIFFERENZA cosmica------------------------
La parola che è scritta anche sullo striscione dei lavoratori EX VIDEOCOLOR.
Cari concittadini che dite di voler difendere l'ospedale, lunedì venite a difendere anche l'occupazione.
Alla Videocon non è bastato un GAZEBO nel 2008 con lo sciopero della fame, le denunce prese da lavoratori che hanno difeso il proprio posto di lavoro, oggi, 2012, siamo ancora con un altro Gazebo di fronte alla Prefettura di Frosinone. Con tutte le incomprensioni, le divisioni, ci sono ancora persone che lottano, non per se stessi, ma per la comunità e per un futuro che all'orizzonte è ancora più nero .
Questo è l'appello che i lavoratori fanno:
SI FA APPELLO A TUTTI I PRESENTI AL VIDEOCOLOR DAY DI PARTECIPARE ALL ASSEMBLEA DI LUNEDI ORE 9 30 PRESSO LA PIAZZA DELLA PREFETTURA DI FROSINONE. POLITICI, SINDACI ,AMMINISTRATORI. ASSOCIAZIONI STUDENTI.NEGOZIANTI .QUANTE BELLE PAROLE QUEL GIORNO. TUTTI VICINO A NOI. VI INVITIAMO DI NUOVO A PARTECIPATE. NE ABBIAMO BISOGNO. GLI OPERAI NON MOLLANO E NON SI RASSEGNANO. VOGLIAMO PER ADESSO LA PROROGA MA SUBITO DOPO LA CRISI DEL TERRITORIO,CHE RAPPRESENTERA' UNA BOCCATA DI OSSIGENO PER LA CIOCIARIA. SARA UN DICEMBRE CALDO. LO SPERO

Anonimo ha detto...

Floridi perché non partecipi a un concorso di poesia?!
Il lavoro va male e ti dedichi alla politica ora?!

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