venerdì 23 novembre 2012

Scuola. Un minuto di silenzio. Per Andrea

[foto da Messaggero]
 «A. S., studente del liceo scientifico Cavour, a pochi metri dal Colosseo, amava vestirsi di rosa e metteva lo smalto. Era omosessuale e non lo nascondeva. E a scuola qualcuno lo prendeva in giro. Sembrava forte ma durante la notte di mercoledì ha deciso di farla finita legandosi una sciarpa al collo dentro casa. E quando il fratellino lo ha trovato e ha chiamato i genitori, era troppo tardi». (Repubblica)

«Tra gli amici di A. ora c'è tanta rabbia. "La pagherete, spero, in qualche modo. L'ignoranza che regna nelle vostre teste ha ucciso un ragazzino di 15 anni e voi ne siete colpevoli al 99%'', questo scrive più di un utente. ''Vergogna!'', scrive uno; ''Dovrete fare i conti con la vostra coscienza per il resto della vita'', gli fa eco un altro. E ancora: ''Che quello che è successo vi serva per rendervi conto di quanto fa male essere derisi'', ''Siete il tumore del mondo, il marcio dell'umanità, la sporcizia del genere umano'', si legge ancora. In una gara di solidarietà gli amici del ragazzo stanno mettendo la sua foto sui loro profili, lo salutano, lo abbracciano.» (Repubblica)

«Non è giusto morire a 15 anni. Oggi piangiamo la vita spezzata di un ragazzino, l'ennesima vittima dell'ignoranza e dei pregiudizi». Lo afferma Nichi Vendola dopo la notizia dello studente suicidatosi a Roma. «Piangiamo - prosegue Vendola - una vittima dell'omofobia ma anche della vigliaccheria di una politica incapace di rispettare le diversità e la dignità di ogni singola persona. Piangiamo per l'offesa continua ai diritti e al sentimento di umanità, per la violenza del filo spinato con cui si stringe a tenaglia l'esistenza di tanti individui. Non possiamo, non vogliamo dimenticarlo: l'intolleranza e l'ipocrisia sono killer spietati. Uccidono ogni giorno». (Messaggero)

 «"Forse perché così mi pare ancora di parlarti, forse per questo entro ed esco dal tuo profilo, indosso il tuo pigiama,cerco tra i tuoi appunti, i tuoi disegni, le tue cose". Sono queste le parole affidate a Facebook dalla madre del quindicenne di Roma che si sarebbe suicidato martedì sera perché da alcuni compagni additato come gay. "Voglio abbracciare i tuoi amici - scrive - perché voglio abbracciare te e tutto il tuo mondo. Non capiamo, non accettiamo. Ti vogliamo con noi e BASTA!". Nel suo profilo la donna ha messo una foto di lei e del figlio che sorridono abbracciati verso l'obiettivo di una macchina fotografica. "Intanto - scrive, con lo strazio di una madre che vede morire il proprio figlio - papà ed io domani saremo da te per quell'ultimo bacio che tu dovevi a noi, perché così avrebbe dovuto essere per natura. Ci mancano le tue battute, le tue risate, le tue urla. Ci manca tutto. Anche il rumore dei tuoi passi quando giravi per casa nel silenzio della notte. Tutto di te! Eri ancora così acerbo, capace di un amore così grande, tu che ancora non avevi dato il tuo primo bacio. Con tutto l'amore che posso, riposa in pace figlio mio adorato".» (Messaggero)

«Lettera dei compagni di classe

Ai direttori dei giornali.
Scriviamo questa lettera di formale protesta per smentire ciò che è stato pubblicato nell’edizione dei quotidiani nel giorno 22/11/2012 riguardo al suicidio di un nostro compagno di classe.
Noi,gli amici,abbiamo sempre rispettato e stimato la personalità e l’originalità che erano il suo punto di forza. Non era omosessuale ,tanto meno dichiarato,innamorato di una ragazza dall’inizio del liceo.
Lo smalto e i vestiti rosa, di cui andava fiero, erano il suo modo di esprimersi.
La pagina facebook ,dove erano pubblicate citazioni di A.,era stata creata per incorniciare momenti felici perché A. era così:portava il sorriso ovunque andasse;peraltro”la pagina aperta contro di lui da chi lo aveva preso di mira”(citazione dal messaggero) è un’accusa non fondata.
I professori hanno sempre rispettato il proprio ruolo e non hanno mai espresso giudizi sulla sua persona. Il Cavour non è mai stato un liceo omofobo in quanto fino a quando i fondi sono stati sufficienti,alcune classi hanno preso parte ad un progetto sulla sessualità organizzato dalla ASL e approvato dal collegio docenti. Inoltre non si sono verificati episodi manifesti di bullismo nell’istituto negli ultimi anni. Esprimiamo rammarico per la diffusione di notizie false e desideriamo che non si speculi sul nostro dolore.» (Repubblica)


«Lettera di insegnanti, genitori e compagni di classe

Noi insegnanti, amici, compagni di classe e genitori che hanno conosciuto e voluto bene ad A., vogliamo dire che, all’irreparabile dolore per la sua morte tragica, si unisce un ulteriore motivo di sofferenza, legato al modo in cui la tragedia viene ricostruita, stravolgendo l’immagine di A.
A. era un ragazzo molto più complesso e sfaccettato del profilo che ne viene dipinto: era ironico e autoironico, quindi capace di dare le giuste dimensioni anche alle prese in giro alle quali lo esponeva il suo carattere estroso e originale (e anche il suo gusto per il paradosso e il travestimento, che nelle ricostruzioni giornalistiche è stato confuso con una inesistente omosessualità); era curioso e comunicativo, pieno di vita e creativo, apprezzato a scuola dagli insegnanti; soprattutto era molto amato da tantissimi amici e compagni. Probabilmente nascondeva dietro un’immagine allegra e scanzonata una sofferenza complicata e un profondo e non banale “male di vivere”.
Per questo crediamo che il modo migliore e più rispettoso per ricordarlo e continuare a volergli bene sia quello di lasciare la sua morte al silenzio, alla riflessione e all’affetto di chi gli è stato vicino.


Firmato
Alcuni insegnanti, genitori e compagni di classe» (Repubblica)

3 commenti:

cristina romei ha detto...

leggere le parole che ha scritto la madre è stato veramente straziante..dinanzi a morti così violente non ci sono parole,rimani senza fiato,confuso e incapace di reagire..il mio pensiero è soprattutto verso i genitori che non avranno più la voglia di vivere perchè un qualcosa ha spezzato il filo della loro vita..

Anonimo ha detto...

Bisogna riflettere seriamente sulle questione omofobe e razziali, non si può pensare neppure per un momento che la nostra superficialità poi non abbia conseguenze, no npossiamo pensare che le nostre battutine o i nostri sorrisetti non siano come pugnalate al petto, no npossiamo pensare che tutto ciò che ci sembra fuori dal nostro schema sia diverso, no npossiamo sentirci la cvoscienza in pace oggi perchè, anche se oggi tutti scrivono e spiegano, tutti vogliono essere vicini ad Andrea, tutti vogliono sentirsi giusti ed innocenti, sappiamo benissimo che le mani che hanno stretto quella corda erano le nostre e per nostre dico di questa società xnofoba e omofoba.
Abbiamo paura di noi stessi, crdiamo che il noastro equilibrio o la nostra sia minacciata da chi rompe gli schemi, da chi ha il coraggio di togliersi la maschera ed essere se stesso, ecco questo ci spaventa perchè farebbe risaltare in modo inequivocabbile la nostra maschera e questo ci mette paura.
Le Radici di questa omofobia vengono da molto lontano e da molteplici messaggi razziali che ogni giorno ascoltiamo e che la odierna società sottolinea con forza e vigore.
Non voglio entrare in questioni Religiose o altro ma voglio solo dire che uno Stato Laico dovrebbe insegnare alla popolazione ad integrarsi rispettandosi e facendo tesoro delle diversità.
Oggi tutti dobbiamo riflettere per questo Lutto che poteva essere evitato ma VI CHIEDO DI RIFLETTERE PER EVITARNE ALTRI.
Nik Lauretti VitamineK

Anonimo ha detto...

Ha ragione Nik. Educazione, educazione, educazione. Formazione, formazione, formazione. Educazione e formazione alla tolleranza, al rispetto delle diversità, di tutte le diversità. Alla capacità, alla possibilità, perfino alla bellezza di poter esprimere le proprie idee, posizioni, scelte e percorsi di vita, confrontandosi, scontrandosi anche, con i percorsi di vita altrui... Ma senza odio, senza risentimenti, senza pre-giudizi, senza violenza, fisica, ma anche morale e psicologica. Solo se si coglie nell'altro una ricchezza, un tesoro, un patrimonio di esperienze e di emozioni, salviamo la nostra società e anche noi stessi, anche la nostra stessa diversità ed identità. E noi, che siamo genitori, siamo chiamati doppiamente a questa responsabilità: quella di indicare un percorso, uno stile di vita, a proporre dei valori di riferimento ai nostri figli, ma tra questi quello irrinunciabile del rispetto degli altri. Peppe Russo.

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