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Il centro? Sta dove vi pare. Forse

[foto da Repubblica]

Siamo in campagna elettorale. Finalmente, verrebbe da dire. Meglio uno scontro aperto, ed ufficiale, piuttosto che lo stillicidio continuo di passi avanti e poi indietro che fanno solo cattivo sangue. Per lo meno, al netto della credibilità personale di coloro che promettono, questo è il periodo nel quale possiamo farci un'idea di quello che ci aspetta. Perchè su qualcosa dovranno pur farci sognare.

Non ci sono grandi novità in vista, nonostante il tentativo di rigenerazione che molti hanno avviato e, s'illudono, completato. L'unico, vero, elemento di novità sta nel fatto che il bipolarismo, nato non molto tempo fa col compito di rinnovare la politica italiana, è già morto e stecchito. Bipolarismo significa, in pratica, che chi non sta con me sta contro di me. Chi sta diqquà non sta dillà. Ed invece, in questo incredibile paese, adesso ci ritroviamo con una pletora di coalizioni. Politiche o civiche che pretendano di essere, ognuna col suo bel candidatiello alla presidenza. E' vero, anche in precedenza avevamo avuto più candidati, ma la differenza è che, stavolta, ci sono almeno tre competitori molto seri. E molto agguerriti. Che pretendono e sperano di vincere. Abbiamo una sinistra. Una destra. Ed un centro. Più gli spiccioli che ognuno si porta appresso. Buoni solo per fare massa al momento opportuno.

Come al solito, la vera rincorsa è verso il centro. Che ognuno indica in modo personale, naturalmente, con uno sguardo che, va da sè, non viene mai dal centro, ma da qualche posizione un po' più defilata. Il signor Berlusconi parla di moderati. E lo fa dopo essersi alleato, alla Regione Lazio, niente poco di meno che con gli ultra de LaDestra. Mentre non sa più cosa offrire, almeno a parole, per consolidare l'alleanza nazionale con la Lega Nord. Le sue giravolte umiliano il buon senso, politico e non. Le sue contraddizioni, politiche ed umane, non hanno più nulla di stupefacente. Sono proprio come le bizze che tutti quanti abbiamo conosciuto da bambini, andando a trovare qualche nonno particolarmente anziano che non ci sta più tanto con la testa. E' umiliante e disperante che la destra italiana si affidi ancora ad un personaggio tanto incredibilmente inaffidabile e destinato all'oblio.

Bersani, invece, il suo centro lo indica col nome di cattolici progressisti. Che è quasi un ossimoro. Ossia una contraddizione in termini. Perchè non è riuscito ancora a nessuno dimostrare che, ma per davvero, un cattolico praticante ed osservante possa anche essere, realmente, progressista. Basterebbe transitare per le lande infestate dei temi etici, come ad esempio aborto, divorzio, fecondazione e coppie di fatto, tanto per dire, per rendersi conto che parlare di cattolicesimo progressista è, politicamente e civicamente parlando, quasi una bestemmia. Senza contare che si fa una fatica del diavolo (e chiedo scusa per la citazione inappropriata) a far rientrare nella categoria del progresso l'esenzione dall'IMU, il finanziamento delle scuole confessionali, la religione di stato e tutti i miliardi regalati ogni anno a Santa Madre Chiesa. Presi direttamente dal nostro portafoglio. Dai nostri ospedali. Dalle nostre scuole. Dal nostro lavoro.

Ma il più migliore assai, parlando di centro, non poteva che essere mister Monti. Il quale, bontà sua, dopo aver piazzata la sua bandierina proprio lì. In quel guazzabuglio nel quale si trova l'immancabile Casini. E poi Buttiglione. Ed ora anche Fini. Per non parlare di tutto il club dei ritornanti che stanno aspettando fuori la porta. Ebbene dopo essersi messo al centro del centro, ha trovato un colpo a sorpresa che neanche al peggior Berlusconi era mai riuscito. A domanda, infatti, ha risposto: «Noi non siamo di centro». Va detto, per inciso, che solo nelle geometrie non euclidee potrebbe essere possibile rintracciare uno spazio privo di centro. Ma il sottoscritto, che scientificamente parlando è rimasto ai quattro che prendeva al liceo, non è in grado di fornirvi una spiegazione plausibile al riguardo.

E dunque. L'armata Brancaleone s'è mossa. Se non fosse, ahimè, che riguarda il nostro futuro concreto. Ci sarebbe da mettersi a ridere a crepapelle.

[Ave]

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