venerdì 22 febbraio 2013

Il paese dei sogni


Scrivo queste parole isolato dal mondo esterno. Una musica densa m'invade la mente e mi fa sognare. Ancora per un po'. Sogno un paese diverso. Una vita diversa. Vorrei sognare con gli occhi di un bambino, ma non ne sono più capace. Mi devo accontentare di sognare come un uomo. Disilluso da tante batoste. Tante ingiustizie viste e subite. Qualche volta anche commesse, perchè lo so di non essere pronto per i Campi Elisi.

E' proprio adesso, sommerso dalla musica, che me n'accorgo. Che forse, giorno dopo giorno, mi hanno rubato i sogni. Quelli sparati in tecnicolor sulle ali di occhi chiusi. Quelli sconfinati. Che non si vergognano di niente. Quelli impertinenti che non chiedono mai permesso. Quelli che sembrano vivere in una realtà parallela. Lontanissima dalla consueta. Quelli che non vogliono proprio ridursi a convivere con lo schifo che, a piccole bolle, vien fuori dalla quotidianità.

Guardo i miei figli, impegnati poco più in là. Li vedo sereni, nonostante tutto. E non capisco se sia una virtù oppure una colpa. Mi pare di non sapere più niente, in questa serata maledetta. Quali saranno i loro, di sogni? Poi penso, con orrore, che forse loro potrebbero non sentire questo scarto. Questa sottile sfasatura temporale che mi rende consapevole di un prima e di un dopo. Prima era diverso. Adesso è un'altra cosa. Potrebbero essere immersi in un presente enorme ed invadente come se niente ci fosse mai stato prima. E, magari, come se niente potesse esserci dopo. Niente di diverso.

Invece è importante. E decisivo. Che qualcuno rimanga a dire, a loro e a tutti quelli che non percepiscono le differenze, che prima era diverso. E che potrà essere diverso anche dopo. Che questo mondo non è stato sempre così. Che questa vita non è sempre stata così. Che le cose sono cambiate. E che potranno continuare a cambiare.

Ma qualcuno dovrà pure rimanere, in bilico sulla soglia di questi mondi contrapposti. A segnare il passaggio. A renderlo possibile. Visibile. A permettere, quando sarà, che anche altri possano ripercorrere il sentiero all'indietro per andare a vedere. Non per rimanere imbrigliati in un malinconico tuffo nel passato. Ma per scoprire quali saranno le strade che portano al futuro. Per non ripetere gli stessi errori. Per essere migliori. Magari per prepararsi ai Campi Elisi.

La musica che mi rimbomba nel cuore, però, mi dice che non è ancora giunto il momento di essere solo un guardiano. Non è ancora ora di fermarsi e sedersi sulla soglia. A guardare quelli che passano, regalando cenni. Un saluto. Uno sguardo. No. Non è ancora quel momento.

Invece. Sento che devo prepararmi. Alzarmi. E andare. Seguire la via del riscatto. Il mio. Quello dei miei figli. Delle tante persone che mi hanno fatto compagnia sulla strada. Di un intero popolo. Non è ancora tempo di rimanere seduti a guardare lo scorrere della gente al di là del vetro.

E' invece il tempo di rialzarsi. Risorgere. Insieme ai sogni. Spingere, insieme a tanti tanti altri, le porte di una nuova percezione. Spalancarle. Perchè il tempo nuovo è arrivato. Il tempo nuovo è adesso. L'ora di una nuova Italia. Un paese finalmente diverso. Finalmente normale.

Non sono più capace di sognare come i miei figli. Forse è finalmente giunto il momento di farlo insieme a loro. Senza più nessuna paura.

Buon voto a tutti. E, sopratutto, buoni sogni.

[Ave]

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Belle parole e buoni propositi, ma purtroppo lei sa che non cambierà quasi niente in queste elezioni. aspettiamo le prossime a breve ed allora sì che, spariti Berlusconi, Bersani, Monti,Dalema,Bindi,Casini,Fini,Grillo ecc..., forse potremo sperare in qualcosa di diverso.

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