venerdì 8 marzo 2013

La rivoluzione mancata. Il qualunquismo non è un merito

[dal blog dcadeddu]
In un commento di qualche giorno fa a proposito del fenomeno grillini, il lettore Gerardo ha auspicato, tra le altre cose, che i movimentini siano «aiutati ad accettare regole imprenscindibili come l'educazione, il rispetto, l'uguaglianza, la meritocrazia». Ecco. Mi basta l'ultima parola: meritocrazia. Perchè è sopratutto su questa parola, e su quello che significa, o dovrebbe significare, che è possibile capire quanto buffonesca e pericolosa sia l'esperienza pseudopolitica del grillismo.

Il concetto di meritocrazia, semplificando, dovrebbe significare questo: fare in modo che le persone più adeguate ad un certo ruolo occupino effettivamente quel ruolo. Potete modificare a piacere l'aggettivo adeguate ed il sostantivo ruolo. Ci siamo capiti perfettamente: la sostanza non cambia. La meritocrazia si oppone fortissimamente alla prostituzione fisica, politica ed intellettuale. Che invece, in quasi tutti i settori della nostra vita quotidiana, sembra essere diventata l'unico criterio valido di selezione. Per non parlare della corruzione tout court, che interviene là dove la prostituzione non può arrivare.

Questa situazione di fortissimo degrado civico ha provocato, nel nostro paese, un reale impoverimento. Di natura non solo economica. Perchè ovunque ci giriamo troviamo persone che sono chiamate a svolgere compiti che non sono in grado di eseguire. Ed invece, coloro che al contrario avrebbero le carte in regola per eseguire molto bene le stesse funzioni sono costrette ad occuparsi di altro. Qualche altra cosa che, fatalmente, non è adeguata alle loro potenzialità. Nel bene come nel male. Dunque ci ritroviamo in questa situazione assurda. Una popolazione che, in gran parte, è collocata fuori ruolo, se mi passate l'espressione. Milioni di persone che fanno cose che dovrebbero essere fatte da altre. E che dovrebbero invece occuparsi di cose che sono fatte da altri ancora. Un cerchio ridicolo e deprimente nel quale tutti perdiamo. Lo spreco, quello reale. Quello che davvero ci impedisce di progredire, sta tutto qui. Nello sforzo pazzesco che questo paese compie per adeguare le funzioni e le mansioni alle persone (inadatte) che sono state chiamate a svolgerle. Piuttosto che fare la cosa più semplice. E vantaggiosa. Cambiare le persone. Spostare le persone. Ovvero ridare significato concreto al concetto dal quale eravamo partiti. La meritocrazia.

Lo spreco sta nel fatto che, ovviamente, persone inadatte svolgeranno male i compiti che debbono fare. Quindi servizi scadenti. Quindi necessità di tutta una serie di controlli e filtri. Per rimediare, almeno in parte, ai danni compiuti da costoro. Quindi costi esorbitanti per la comunità. Per i cittadini. Per lo Stato. Un circolo vizioso nel quale questo paese si sta avvitando e sta affondando.

Uno degli esempi più evidenti di quale sia il risultato di questa assurdità, è proprio la politica. Non è il caso di fare neanche un nome. Ma credo bene che nessuno ha difficoltà alcuna a ricordare il personale politico che si ritrova questo paese. A tutti i livelli ed a tutte le latitudini, è generalmente di qualità scadentissima. Presidenti, assessori, consiglieri, sindaci, deputati, senatori che non hanno alcuna competenza utile. Privi di personalità. Di voglia di lavorare per il bene della comunità. Spesso privi anche del minimo sindacale per quanto concerne cultura personale, moralità ed onestà. Insomma. La politica è tragicamente l'esempio più eclatante di cosa significhi, in senso lato, aver tradito il concetto di meritocrazia. Abbiamo una classe politica larghissimamente immeritevole di tante ed importanti responsabilità. Gente che, proprio perchè di qualità tanto bassa, non ha saputo e fatalmente non potrà tirarci fuori dai guai. Perchè non ne è capace.

La soluzione sarebbe semplice. Anche il personale politico, proprio come il resto degli italiani, andrebbe selezionato. Ossia occorrerebbe applicare anche qui il concetto di meritocrazia. Sulla base di valutazioni specifiche, s'intende. So bene che nessuno di voi pensa che chiunque sarebbe in grado di fare il deputato. Oppure il senatore. O magari il sindaco. Non è questione di simpatie od antipatie politiche. Si tratta proprio di caratteristiche personali. Non tutti possono fare tutto. Ognuno può essere buono per qualcosa, non per altro.

Dunque questa sarebbe la prima, e più importante, rivoluzione da fare. Cambiare il personale politico. Renderlo all'altezza dei compiti che deve svolgere. Selezionare persone capaci di ricoprire certi ruoli in modo competente. A prescindere dalle differenti, e legittime, convinzioni politiche.

Ed ecco il bluff. I movimentini continuano a blaterare della loro rivoluzione. Continuano ad esaltare la loro novità. Il loro essere facce diverse da quelle solite. Sicuramente lo sono, facce nuove. Non c'è alcun dubbio. La domanda vera però è un'altra. I grillini sono persone adeguate al compito che pretendono di svolgere? E' proprio questo il quesito che nessuno si pone in modo serio. Ed è sempre questo quello al quale l'apocalittico con la barba non risponde.

Ma la risposta ce la possiamo dare da soli. Ed è sconfortante assai. Infatti. Come sono stati selezionati i movimentini? Quale garanzia di adeguatezza sono stati in grado di fornire, loro che fondano la loro non-azione politica sul rifiuto totale ed assoluto di qualsiasi rappresentante politico, diciamo così, tradizionale? Anche ammesso, e non concesso, che abbiano ragione nel pretendere la totale e radicale eradicazione della vecchia classe politica, quando va bene solo inetta, quali prove abbiamo avuto della diversa, e superiore, qualità politica dei movimentini? Ahimè. Assolutamente nessuna.

Anzi. Ciò cui abbiamo assistito finora è stato quanto mai imbarazzante. Il popolo grillino, per come lo abbiamo visto e sentito autopresentarsi e parlare e scrivere, è un coacervo straordinariamente dilettantesco. L'esatta riproduzione delle folle virtuali che transitano sul web, che è il regno incontrastato di chiunque. Abile imbroglione, professionista serio o sfaticato nullatenente che sia. Il santo inquisitore non ha fatto altro che assemblare i più incazzati. I più ostinati. I più disperati. E' questo l'unico merito che rende i movimentini omogenei a loro stessi. Altra base condivisa non c'è. Non quella ideologica. Non quella professionale. Nè quella culturale od ideologica. Tanto meno quella meritocratica, della quale nessuno si è interessato.

I due portavoce trimestrali sono in grado di svolgere tale compito? Viene più di un dubbio, pensando alle smentite ed alle precisazioni affannose che hanno dovuto fare dopo aver aperto bocca per la prima volta. E coloro che sono stati mandati a rappresentarci sono in grado di prendere quelle decisioni tanto delicate ed importanti che dovrebbero risolvere i nostri guai? Gente che ha avuto l'unico merito di iscriversi ad un blog, postare un micro filmato di pochi minuti, essersi fatta votare da una ventina di amici virtuali? Si potrebbe mai assegnare un incarico istituzionale al movimentino che afferma convinto che in America gl'individui hanno un microchip impiantato nel corpo a scopo di controllo da parte dello Stato, e sottolinea che lui, insieme ai suoi amici movimentini, si occupano da gran tempo della questione?

La stessa indicazione di Dario Fo come candidato alla Presidenza della Repubblica, si badi, rientra in questo fraintendimento colpevole. Perchè il guitto Fo è uno straordinario interprete. Un artista ed un uomo di cultura dalle immense qualità spettacolari. Ma per fare il Presidente della Repubblica occorrono competenze diverse. Ce l'ha il grande Dario Fo? E dunque. Perchè mai bisognerebbe distogliere un grande uomo di cultura dal continuare a fare ciò che sa fare con risultati eccellenti, per costringerlo a fare qualcosa per il quale, a naso, non possiede i requisiti adatti? Perchè togliere un'eccellenza dalla cultura per creare un precario nelle istituzioni?

E dunque. Quella che dovrebbe essere la prima rivoluzione di cui questo paese ha bisogno. Il ricambio in senso qualitativo della classe politica. Quella stessa rivoluzione che i movimentini dichiarano di rappresentare compiutamente in loro stessi. Ebbene. E' tragicamente ma inequivocabilmente tradita. Perchè i grillini sono esattamente allo stesso livello di coloro che vorrebbero sostituire. Infatti, pur diversi, provengono dalla stessa auto-convinzione di essere migliori e più adatti. Hanno la stessa autoreferenzialità. Anche loro rispondono solo a loro stessi. Ed al loro referente ideologico. Che sono i due guru apocalittici Grillo e Casaleggio, laddove per gli altri è invece il partito. Anche loro non rispondono alle esigenze del paese. Agli otto milioni d'italiani che li hanno votati per andare a cambiare le cose.

Nessuna rivoluzione, dunque. Nessun cambiamento. Nessuno spostamento qualitativo verso l'alto. Affacciarsi alla finestra ed affidare la gestione del proprio futuro al primo passante che ha saputo dire una cosa simpatica, oppure la parolaccia più terribile, non è sinonimo di alcun miglioramento. E non potrà portare alcun beneficio alla nostra vita.

A questo paese serve una profonda riqualificazione delle proprie competenze. A tutti i livelli. Pretendere di incarnare la rivoluzione rifiutandosi di affrontare ed avviare un percorso che porti ad una selezione meritocratica della classe politica. Per affidarsi invece alla casualità populista, mistificatoria e transitoria del web, è scelta demagogica. Inutile. Dannosa.

E, sopratutto, pericolosa. Perchè l'illusione che la rivoluzione sia questa cosa qua. Questa mistificazione. Questo pasticcio. Porterà questo paese, quando il velo sarà strappato del tutto e la realtà apparirà in tutta la sua miseria, un po' più vicino al baratro definitivo.

[Ave]

1 commenti:

Giancarlo Torroni ha detto...

Sei un collega che stimo e perciò mi prendo la libertà di ragionare nella maniera più sintetica possibile su alcune tue considerazioni.
Tu auspichi che una classe dirigente capace e onesta venga selezionata: che cioè vengano applicati, in questa opera di selezione, criteri meritocratici. Ma subito sorge una domanda inevitabile: a chi spetta selezionare una tale classe dirigente? Si può rispondere solo in due modi. O è il popolo a farlo o è la stessa classe dirigente che si “autoproduce” per successive riconferme e cooptazioni. In Italia finora è prevalsa questa seconda modalità: il porcellum delle liste blindate ne è la conferma evidentissima. Ma tutti o quasi siamo concordi nel riconoscere pochi meriti e molti demeriti alla nostra classe dirigente, come tu giustamente fai rilevare. E allora converrai con me che non è possibile pensare che questa classe dirigente possa ancora occuparsi del bene pubblico, dopo essersi resa responsabile della sua devastazione. Ma, in base a quello che dici, neanche con il popolo sembra andar meglio, il popolo che rifiuta i partiti, prende l’iniziativa e fa tremare le poltrone, trovando il modo di aggirare i baluardi dietro cui la “casta” si era illusa di trovare un riparo sicuro. Tale popolo infatti avrebbe espresso democraticamente degli incompetenti che ci porteranno al disastro. E dunque, che fare? Come risolvere il problema della selezione di una classe dirigente virtuosa?
Che nei movimenti popolari si possano celare molte insidie, questo è senz’altro vero; ma l’attacco inaudito al M5S è del tutto ingeneroso: fa torto alla ragione e fa torto alle migliaia di attivisti che in perfetta buona fede e rimettendoci il proprio tempo si stanno occupando di politica nel vero senso della parola. Quanto al livello culturale, io non so se questo sia più alto nella classe politica tradizionale o nel M5S: di certo la nostra classe dirigente ha dato scarsa prova di tenere in considerazione la cultura e, soprattutto, la formazione di un pensiero critico. Anche l’accostamento del M5S al qualunquismo del dopoguerra e al fascismo è perlomeno azzardato se solo ci si prende la briga di confrontare in toto questi fenomeni e non fermarsi a superficiali analogie. Tanto per dirne una, il fascismo fu dall’inizio un movimento violento: aggrediva, ammazzava, dava fuoco alle Camere del lavoro ed alle sedi di giornali, era apertamente antiparlamentare e guerrafondaio. Ora dimmi tu se qualche vaffa…urlato in piazza equivale a tutto questo, o se è preferibile un beneducato barattiere che si fa il segno della croce e va in chiesa ad un maleducato che non fa male a nessuno e magari si prodiga per la collettività.

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