mercoledì 11 giugno 2014

«Lei non sa che curricula sono io!»

La squadra di governo cittadino è stata finalmente partorita. E, com'è caratteristica diffusa dei parti, non è stata operazione veloce. Nè tantomeno indolore. Da dove cominciare? Sarebbero così tante le cose da dire che, sicuramente, sarà opportuno ritornarci in puntate successive. Proviamo a partire dalle luci. Ossia, in parole povere, dalle persone.

Non le ricordiamo tutte, ovviamente, ma probabilmente non diciamo una cosa esagerata se affermiamo che la città di Anagni non ha mai avuto una squadra di governo tanto qualificata e prestigiosa. Complessivamente parlando, siamo in presenza di laureati. Persone qualificate e preparate. Basterebbe solo mettere a confronto, ma è gioco non consigliabile pei deboli di cuore, queste persone coi corrispettivi dell'ultima amministrazione per rendersi conto che l'abisso è stato colmato. La pagina è stata voltata per davvero. Anzi. A dire il vero è cambiato proprio il libro. Radicalmente.

Possiamo essere onorati di essere rappresentati da persone tanto individualmente preparate. Che non ci faranno sfigurare laddove si presentasse la necessità di tirar fuori un'idea, un progetto, una proposta, od anche solo aprire bocca e rilasciare una dichiarazione. Di questo possiamo essere sicurissimi. Ma, naturalmente, così come essere onesti non è patente sufficiente per essere un buon sindaco, avere una laurea e saper tenere unite un paio di proposizioni non è patente sufficiente per essere un buon assessore.

Perchè l'impressione generale che s'è immediatamente diffusa pel paese quando i nomi sono stati resi ufficiali, ecco, non potremmo definirla in modo diverso che con questa parola: «stupore». Per non usare, in molti casi, la parola «sconcerto». Contrariamente a quanto questa città si aspettava, infatti, questi nomi, sebbene prestigiosissimi, hanno avuto il potere di generare un senso di freddezza. Il motivo è molto semplice. La squadra di governo di una realtà locale come Anagni si riconosce anche dalla sua, diciamo così, riconoscibilità in mezzo alla comunità. Dalla sua visibilità. Insomma è piacevole pensare che, entrando in un negozio, si potrebbe incontrare l'assessore, ed approfittarne per fargli quella domanda che non si ha il tempo di fargli nel giorno e nell'orario di ricevimento stabilito. E' un modo per avvicinare, diciamo così, la politica ai cittadini. E' un modo per riconoscere che chi ci amministra è proprio uno di noi. Lo possiamo vedere. Addirittura toccare. Fa le stesse, semplici cose in città che facciamo noialtri. Tipo entrare in un negozio a fare la spesa. Invece, ahinoi, chi sono i dottoratissimi assessori attuali? C'è chi tutte le mattine si alza e va a Frascati. Un altro invece se ne va a Roma. Il dottore è confinato in sala operatoria e, dulcis in fundo, ce n'è una che farà la pendolare con gli Stati Uniti!

E' una primissima sensazione, insomma, ma tra la gente c'è, eccome. Ed è la sensazione di una grande lontananza. Queste persone non si sentono nostre. Sembra quasi che si sia esagerato. Che si sia voluto esagerare. Queste persone generano freddezza anche per il loro anomalo coinvolgimento elettorale. Per quanto minimo, nel momento in cui ti candidi un certo impegno elettorale, almeno per dire che ci sei, che esisti, e che potrebbero votarti, ci provi a metterlo in campo. E questo, comunque, ti rende umano. Ti scrolla di dosso magari certe impercettibili imperfezioni come, ad esempio, una cert'aria di superiorità che ti viene da chissà dove. Ecco. Invece. Le due donne sono state pescate dal solito cilindro. Non si sono candidate neppure in un contesto nel quale ci siamo candidati un po' tutti. E, almeno in un caso, garantisco che i contatti ci sono stati, eccome. Mettere la faccia in una candidatura no. Ma l'assessorato si. I due uomini, invece, ci hanno provato. Il dottore ottenendo numeri molto buoni, sebbene meno della metà di quanto ottenuto da altri che dovranno forzatamente accontententarsi di fare i consiglieri comunali. Mentre il giovane ingegnere ha racimolato la bellezza di 29 voti. Sia chiaro, sempre 9 voti più di quanti presi dal sottoscritto, ma quasi 400 voti in meno di altri che la città, in un modo o nell'altro, ha dichiarato ufficialmente di apprezzare. Risultato? Con 29 voti resti sconosciuto a tutti, ma diventi assessore. Con 400 ottieni un grande riconoscimento personale, ma finisci nello sgabuzzino.

Non è un caso, insomma, se la gente continua a domandarsi chi siano i nuovi personaggi che guideranno la città. Persone degnissime, ma che non scaldano neppure un cuore. Non ti viene voglia di congratularti con nessuno, anche perchè avresti enormi difficoltà anche solo a riconoscerli per strada, se mai ti toccasse l'enorme privilegio di incontrarli per davvero.

Insomma la pagina è stata voltata. Eccome. Hanno cambiato proprio libro. Quello precedente era un po' sfilacciato e consunto, e sicuramente mancava di qualche foglio. E tante parole erano cancellate od illegibili. Questo, invece, è elegantissimo. Illustrato. Con tanto di rilegatura preziosa. Scritto in modo impeccabile e disponibile persino in una versione inglese.

Rimane solo da capire se questa città sarà in grado di leggerlo.

[Ave]

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Mah, sarà che il criterio serviva ad evitare la nomina di soliti vecchi tromboni che accampavano richieste? Chi può dirlo! Però, effettivamente, qualche giovincello, competente, titolato eppure politico votato, c'era!

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