giovedì 30 ottobre 2014

«"Surreale". L'aggettivo che collega Anagni all'Italia»




Credo sia un po' imbarazzante. Voglio dire, anche solo dal punto di vista umano prima ancora che politico. Ritrovarsi ad un tavolo di confronto. Davanti a personaggi che, proprio come le statue, confessano di non aver avuto il "mandato" di discutere. Ossia il permesso. Un po' come se vi dicessero: «ehi, vai tu alla festa, ma mi raccomando: non hai il permesso di parlare!». Surreale, appunto, la scenetta che si son ritrovati davanti i rappresentanti sindacali di fronte ai ministri governativi. Peccato non sia stato possibile assistere in streaming. Sarebbe stato un mirabile esempio di cosa intenda concretamente, il leopoldo, con l'espressione «dialogo con tutti».

Per fortuna, anche qui ad Anagni possiamo vantare una grande dose di surrealtà. A palate, proprio. Perchè altrettanto surreale è stato l'incontro, giusto una settimana fa, svoltosi nel quartiere San Bartolomeo tra i cittadini ed il nostro beneamatissimo sceriffo. Ordine del giorno: i problemi del quartiere e, di rimando, il programma del Comune su tali specifici problemi. Ebbene. Mai incontro è stato tanto inutile e, per certi versi, umiliante. La frase più ripetuta dallo sceriffo è stata la seguente: «io non so». Perfetta e, ahimè, veritiera sintesi della cognizione di causa del Comune rispetto al quartiere San Bartolomeo.

Si è avuta l'impressione che la persona venuta a parlare con noi cittadini fosse assai diversa da quella che, qualche mese fa, accompagnata dalla fedele guardia del corpo a caccia di voti, ostentava le tranquille certezze programmatiche di chi si prepara a prendere il potere. Se avesse cominciato a parlare inglese, o russo, avrebbe fatto meno impressione di quello sguardo un po' perso nel vuoto. Di quella incapacità di indicare un'idea. Una volontà. Un programma. Io, da parte mia, son stato buonissimo. Non ho letteralmente aperto bocca. D'altra parte non ce n'è stato alcun bisogno. I miei concittadini non hanno avuto bisogno di alcuna spintarella per manifestare tutto il loro disappunto. Insomma: la palla è entrata in rete praticamente da sola. E, a ben guardare, di autogol s'è trattato. Clamoroso, come al solito.

Non è dato sapere se lo sceriffo pensasse di essere privo, come i ministri governativi nell'incontro coi sindacati, di un mandato specifico. Ma noialtri, qui a San Bartolomeo, vogliamo dirgli che qualche mese fa quel mandato lui e tutti i suoi sono venuti più volte, nel quartiere, a chiedercelo espressamente. Ed il quartiere, senza il mio aiuto beninteso, quel mandato glielo ha firmato e sottoscritto. Voleva tanto la bicicletta? Bè, adesso sarebbe il caso di mettersi a pedalare. Perchè quel mandato è stato ottenuto. E sopra c'è scritto che occorre occuparsi dei problemi dei cittadini di Anagni. Tutti. Anche di quelli delle perifierie. Non solo dei quattro gatti asseragliati in un centro storico reso ancor più impenetrabile da un'incomprensibile politica viaria. 

Sembrerà pazzesco, eppure l'incontro è finito con neanche uno straccio di promessa. E coi cittadini del quartiere che, profondamente sconfortati, si sono sfiancati nel tentativo di spiegare e riassumere, in termini non troppo complicati, le questioni annose che il quartiere si porta appresso. Cosicchè, esattamente come l'incontro era iniziato, noialtri non sappiamo cosa il Comune farà per i problemi di San Bartolomeo. Anzi. In verità molti di noi, al termine dell'incontro, dubitano che al Comune si sia compreso bene che esiste un quartiere periferico che si chiama San Bartolomeo.

Surreale. Non esiste termine migliore, insomma. Volevamo delle risposte. Ci saremmo accontentati di un programma di massima. Invece. Abbiamo assistito attoniti ad una serie di «io non so». Chissà dove saranno finite tutte le buone e magnifiche intenzioni manifestate, appena qualche mese fa, per il nostro quartiere. Ecco. Se può essere utile. Sappia, caro sceriffo, che da parte nostra glielo diamo fin da ora, il mandato. Quello di occuparsi anche del quartiere San Bartolomeo. E può tornare quando vuole a parlare con noi, magari preparandosi qualche frase diversa da «io non so»

Le diamo mandato di tornare anche col famigerato camper, se vuole. Chissà che le promesse pel quartiere non siano state dimenticate proprio lì dentro?

[Ave]

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