lunedì 2 febbraio 2015

«Una coperta troppo corta»




Qual è la coperta più famosa del mondo? Risposta facile. E' quella tenerissima di Linus. Dolce scudo alle prepotenze di un mondo spietato. La politica italiana, però, con tutte le sue nefandezze, ha messo in evidenza un altro tipo di coperta. Quella renziana. Inesorabilmente troppo corta. Fa le riforme insieme alla peggiore destra populista e demagogica del paese, e si perde un bel pezzo di sinistra. Elegge il nuovo Presidente della Repubblica, stranamente in sintonia con tutto il partito, e si perde un bel pezzo delle peggiori destre di cui sopra. Insomma: la puoi tirare da tutte le parti, rimane sempre qualcosa fuori.

Sia detto per chiarezza: un ideale politico, quando è vissuto con quel minimo di serietà che, per l'appunto, richiederebbe l'alto servizio, non ha il compito di coprire i piedi (e le smanie) di tutti. Non deve essere buono per tutti. Al contrario. Dovrebbe saper scegliere con chi stare. Per fare cosa. Il fatto, invece, che questa coperta renziana sia tirata su o giù ad libidum dimostra esattamente il contrario. Che non di cosa seria si tratta. E' solo una coperta, per l'appunto, buona per coprire la sete di potere del Pd e del suo nuovo monarca. Priva di qualsivoglia ideale politico, la coperta renziana può essere agevolmente spostata alla bisogna. Ora ad abbracciare questo. Ora quello.

Questa acutissima e nuovissima (sopratutto nuova!) politica ha trovato già fattiva realizzazione nelle recenti tragedie controriformistiche. Invece di rendere il lavoro per tutti più stabile, lo si è precarizzato per tutti. Invece di ridare il potere democratico ai cittadini, s'è deciso di sostituire i nominati agli eletti, di svuotare il Senato e di rendere le Province (cancellate già una decina di volte), dei gusci vuoti da riempire con cordate premasticate, senza bisogno di voto alcuno. Ora, finalmente, siamo al capolavoro: l'elezione del Presidente della Repubblica.

Proprio così è stato definito il passaggio politico da numerosi analisti: un capolavoro del ducetto toscano. La famigerata coperta (corta) del divin fiorentino ha tirato fuori dal cilindro un vecchio democristiano. Uno di quelli che ha attraversato tutte le (peggiori) stagioni politiche del nostro paese. Una personalità che dicono seria, ma opacissima. Comunque ottima scelta per evitare che un nuovo Presidente della Repubblica rubi la scena al funambolo Renzi. Sopratutto, una scelta che sarà in grado di trovare il modo più dignitoso possibile per dire politicamente, comunque vada, sempre di si.

Naturalmente passate e calpestate sono le sciabolate che il figlioccio di Berlusconi, quando smaniava e sgomitava per arrivare in cima, distribuiva a destra e a manca (sopratutto a manca) per svecchiare, per rottamare. Insomma per mostrarsi come il giovin signore che avrebbe portato il nuovo, anche anagrafico e politico, al potere. Ecco. Questo nuovo tanto invocato ha preso le forme politiche di Sergio Mattarella. Col quale il cerchio si chiude. Berlusconi distrusse la destra. Renzi ha distrutto la sinistra. Ciò che rimarrà è questa intramontabile, puzzolente, inciuciosa melassa democraXiana. Al naturale profumo d'incenso, com'è buono e giusto che sia sempre, in questo paese.

La coperta renziana dev'essere corta per forza. Perchè dev'essere comodo il tirarla dove serve. Senza troppe domande nè rimorsi. E così, disancorata da qualsiasi punto fermo, da qualsiasi pensiero forte, continuerà a fluttuare un po' qui un po' la. Accompagnata dalle battute twittate di chi, in fondo, può dirsi soddisfatto. Voleva il potere. Ed il potere s'è preso. Alla faccia di tutte le mezze tacche che invece, ancora, continuano a rimanere fedeli ad una cosa chiamata ideale. A ciò in cui si credeva e si diceva ieri. Che può essere buono anche oggi. E domani.

Perchè non c'è bisogno di svendere i propri ideali per una coperta troppo corta. A meno che, naturalmente, non si tratti di quella di Linus.

[Ave]

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