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La distruzione della scuola pubblica for dummies / Il precario dove lo metto?




Metto già nel conto che a qualcuno di voi non frega niente. Metto nel conto anche che a qualcun altro di voi piace, e non poco, l'idea che «a pagare il conto» sia un mondo, quello della scuola, considerato privilegiato. Metto nel conto tutto. E vado avanti. Mi verrebbe da aggiungere: «non arretrerò neppure di un millimetro», se quest'affermazione non fosse già diventata uno slogan del vero, autentico, moderno fascismo del XXI secolo. Quello del Pd del ducetto toscano. Col quale il mondo della scuola non ha proprio niente da spartire.

Vado avanti, per l'appunto. Insieme ad un mondo che è sull'orlo del baratro ma che, e potete esserne certi, venderà cara la pelle. Vado avanti e ci provo. Provo a spiegarvi perchè questa riforma è una mostruosità che non vuole migliorare la qualità dell'istruzione pubblica. Ma, semplicemente, l'istruzione pubblica vuole definitivamente cancellare.

Voi avete capito, esattamente, cos'è un precario? Non è una persona che non lavora perchè non c'è lavoro. Al contrario. E' una persona che ha lavorato magari per dieci, vent'anni, da settembre a giugno. Ed ha lavorato perchè lo stato ha avuto bisogno di lei. L'ha chiamata per farle tappare un buco. Un buco che si è protratto per un tempo praticamente infinito. Un buco che andava tappato assolutamente, perchè altrimenti la scuola non sarebbe stata scuola. Ed i vostri figli non avrebbero potuto ricevere l'istruzione dovuta. Insomma. Il precario è un lavoratore della scuola di straordinaria importanza. Che ha lavorato con meno stipendio. Meno diritti. Zero certezze. Sballottato di qua e di là, dove serviva. Nessuna continuità. Evitare di affezionarsi ai ragazzi, grazie.

Ecco. Nella scuola ci sono precari. Molti, anzi moltissimi. Nessuno sa con certezza quanti siano. Neppure lo stato. Per meglio dire: lo stato lo sa ma non lo dice con chiarezza. Tutti questi precari non è che si sono svegliati la mattina ed hanno detto: «voglio fare il precario». Lo sono diventati perchè lo stato li ha chiamati, li ha fatti lavorare, se ne è servito, eccome. Ma è stata negata loro qualsiasi forma di stabilizzazione. Quasi comico, se non fosse tragico. Perchè vien da chiedersi com'è possibile far lavorare un precario per un ventennio, e poi venire a dire che «non c'è posto per stabilizzarlo»! La verità è che il precario, allo stato, conviene. Costa di meno. Rompe meno le scatole perchè ha meno diritti. Lo si scarica il 30 giugno senza colpo ferire. Gli studenti? La continuità didattica? Ahahahah. Non diciamo fesserie: davvero credete che governi vergognosamente infarciti di vitaliziati, mafiosi, corruttori e ladri avrebbero potuto seriamente preoccuparsi di una cosa tanto miserabile come l'istruzione pubblica?

Il precario, insomma, allo stato è sempre convenuto. Non solo lo si è sfruttato sottopagandolo e liberandosene alla bisogna. Ma, in aggiunta, si è sfruttata la sua disperazione. Come? Prospettando tutta una serie di «percorsi» formativi col miraggio, per l'appunto, della stabilizzazione. Percorsi che, beninteso, il precario ha dovuto pagarsi di tasca propria. Mille. Duemila. Tremila euro per corsi, corsetti, esami, controesami, attestati, abilitazioni varie che avrebbero dovuto, secondo promesse, portare alla cattedra. E che, invece, hanno faticosamente trovato posto sulle pareti del salotto, tra altre onorificenze pagate a caro prezzo. Ma tutte, regolarmente ed ugualmente, inutili. Perchè lo stato ha promesso tanto. Ed ha disatteso ancor di più.

Ecco. Questa riforma era partita dai precari. Dalla necessità di stabilizzarli. Di dar loro la famigerata "cattedra". Ma questa esigenza, assolutamente sacrosanta, non è stata farina del sacco dello stato italiano. E' venuta dall'Europa. Che ha sanzionato l'Italia. Dicendo, in soldoni, quanto segue: «il precario che abbia lavorato per 3 anni deve essere messo definitivamente in regola». Insomma: lo stato deve pagare. Perchè il suo comportamento è stato, come minimo, antisindacale. Non solo i precari esistenti non debbono più essere tali. Ma lo stato deve smetterla di "produrre" e "sfruttare" precari. Deve assumere. Stabilmente. E' per stabilizzare i precari, facendo seguito alla sentenza europea che ha condannato lo stato italiano, che è nata la riforma della scuola. Poi diventata disegno di legge "La buona scuola". Un progetto che già nel titolo, un po' ridicolo ma tanto arrogante, nasconde il succo della soluzione finale sull'istruzione pubblica. Che equivale alla sua distruzione definitiva.

Che gran mondo di privilegiati, eh?

Lavorare oggi a Cassino. Domani a Fiuggi. Dopodomani a Frosinone. Senza alcuna certezza. Sperando nella "chiamata" del provveditorato. Ogni anno nuove classi. Nuovi ragazzi. Nuovi programmi. Nuovi colleghi. Nuovi dirigenti. A rimanere eternamente uguale è il senso di frustrazione. La sensazione che il tempo passa ma, chissà perchè, si è dimenticato di te. L'impossibilità di programmare un futuro. Famiglia? Figli? Casa? E se poi il prossimo anno non lavoro? E se poi l'unico posto disponibile è a Pontecorvo? O magari qualche sperduto paesino privo persino della stazione ferroviaria? E tutta questa mobilità per 1.200 euri al mese. Da scalare la baby sitter per il pupo, rimasto ovviamente a casa. Da scalare anche la benzina e l'autostrada, perchè alla fine la macchina è l'unica possibilità in certi contesti. Da scalare i pranzi obbligati in pizzeria, perchè le riunioni pomeridiane non te le scala nessuno. Da scalare anche una vita sociale, familiare ed affettiva che diventa, gioco forza, letteralmente di merda.

Proprio dei gran privilegiati, non c'è che dire.

Essì. Privilegiati. Quasi come coloro che son pagati per andare a Montecitorio. E che non trovano di meglio che stravaccarsi sui banchi a dormire. Quando ci vanno. Perchè, tanto, se non ci vanno è uguale lo stesso. Nessun certificato medico. Nessuna visita fiscale. Uno sbadiglio e via. A pigiare due pulsanti 
contemporaneamente per votare anche per il compagno di seggio. Perchè è giustamente reato, per noialtri, timbrare il cartellino per l'amico che non c'è. Ma per altre creature è lecito votare anche per gli assenti. Per i distratti. Per i finti malati. Insomma. Per i fantasmi. E queste creature i 1.200 euri mensili del precario li guadagnano in una sola giornata di sonnecchiamento parlamentare.

Sarà forse per questo che, ogni volta che sento parlare di privilegi, metto mano alla pistola?

Chissà.

[Ave]

[1 - Continua]

Commenti

  1. Vorrei rispondere a voi ben pensanti con un testo di una Canzone di Daniele Silvestri...forse in pochi lo leggerete tutto per intero ma sappiate che ad ogni vostra violenza sociale, ad ogni vostra indifferenza politica, ci sarà sempre chi come noi vi rispondera ' A Bocca Chiusa....

    Fatece largo che … passa domani, che
    adesso non si può
    oggi non apro , perché sciopererò
    e andremo in strada co' tutti gli striscioni
    a fare come sempre la figura dei fregnoni
    a me de questo sai , non me ne importa
    niente
    io oggi canto in mezzo all’altra gente
    perché ce credo o forse per decenza
    che partecipazione certo è libertà
    ma è pure resistenza
    e non ho scudi per proteggermi ne'
    armi per difendermi
    ne' caschi per nascondermi o santi
    a cui rivolgermi
    ho solo questa lingua in bocca e forse
    un mezzo sogno in tasca
    e molti , molti errori brutti , io
    però li pago tutti.

    Fatece largo che … passa il corteo,
    se riempiono le strade
    via Merulana, così pare un presepe,
    e semo tanti che quasi fa paura
    o solo tre sfigati come dice la questura
    e le parole, si lo so, so' sempre quelle
    ma è uscito il sole e a me me sembrano
    più belle
    scuola e lavoro, che temi originali
    se non per quella vecchia idea de esse
    tutti uguali
    e senza scudi per proteggermi ne’ armi
    per difendermi
    ne' caschi per nascondermi ne' santi
    a cui rivolgermi
    ho solo questa lingua in bocca e se
    mi tagli pure questa
    io non mi fermo, scusa, canto pure
    … a bocca chiusa
    guarda quanta gente c'è che sa rispondere
    dopo di me…
    a bocca chiusa

    Nik

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