martedì 9 giugno 2015

Ddl la bona sola. Una guerra che non può vincere




Solo un'infinita arroganza e la pervicacia nel voler servire poteri forti per esclusivo desiderio di continuare a "fare il capo", a "commannare", possono spiegare l'ostinazione con la quale il ducetto sta proseguendo sulla strada del ddl la bona sola.

Perchè ciò che sta accadendo è qualcosa che va molto al di là della scuola pubblica. E' successo, infatti, che una categoria abituata a lasciarsi anestetizzare da un manipolo di sindacatoni sempre disposti a qualche forma di accattonaggio, ha reagito in modo imprevisto ed esplosivo. Più di 10.000 persone in piazza per lo sciopero dei sindacatini, quelli puri e duri che non hanno mai svenduto la categoria. Il 24 aprile. Poi una percentuale tra l'80 ed il 90% di scioperanti il 5 maggio, in occasione dello sciopero più grande mai registrato nel mondo della scuola. Intere città con istituti letteralmente chiusi per assenza di personale: docenti, bidelli, segretarie. 

I primi a farne le spese sono stati proprio i sindacatoni. Quelli abituati agl'inciucetti interessati. Quelli che da anni fanno finta di lamentarsi per i contratti ridicoli, ed anzi per l'assenza pura e semplice di contratto, scaduto oramai da sei lunghissimi anni, ma poi hanno sempre trovato il modo di venire a dirci, dopo la firma, che «non si poteva fare altrimenti». Sono stati loro i primi ad essere travolti dalla rivolta della base. 

Si erano fermati, bontà loro, allo sciopero delle attività aggiuntive. Che, per i non addetti ai lavori, sarebbe un po' come se, ad esempio, i poliziotti scioperassero dicendo che andranno in giro senza avere un fazzoletto in tasca. Che c'entra? Assolutamente nulla, per l'appunto. Proprio come la protesta proposta dai sindacatoni. Una cosa clamorosamente ridicola, inesistente ed invisibile. Per combattere un mostro come il ddl la bona sola! Insomma, è stato evidentissimo che i sindacatoni sono stati letteralmente trascinati dalla base. La stessa data dello sciopero inizialmente, non era il cinque, bensì il 12 maggio. Praticamente a babbo morto, visto che la discussione in parlamento sul ddl doveva chiudersi nella prima settimana di maggio!

I primi che usciranno con le ossa rotte, anzi rottissime da tutta questa vicenda, quando sarà finita in un modo o nell'altro, saranno proprio loro: i sindacatoni. Perchè il mondo della scuola sta facendo la guerra al dux fiorentino praticamente da sola. Accompagnata dai sindacatini, quelli veri, e da una mobilitazione della base che non ha riscontro alcuno nella storia sindacale della scuola di questo paese. Già adesso moltissimi hanno associato, allo scandalo di un partito, il pd democraxiano, semplicemente indecente perchè di destra, lo scandalo dei sindacatoni, anonimizzati e trasversalizzati da decenni di accordi, accordicchi, inciuci e svendite della categoria parziali o totali, ed hanno bruciato ambedue le tessere. Di partito e di sindacatone.

Ma le seconde ossa rotte, in un modo o nell'altro, saranno quelle del partito del ducetto fiorentino. 2.000.000 (=due milioni!) di voti persi in un anno non sono uno scherzo. Anzi. Sono un messaggio direttissimo che la scuola ha mandato al divin fiorentino. Un baratro percentuale dal 40,8 al 28,7%. Due fedelissime cheer leaders del capo che vengono umiliate. In Liguria grazie al coraggio di chi, nel pd, ogni tanto decide di non voler essere complice dello scempio. Ed in Veneto grazie ad un risultato che ha visto il pd più che doppiato dalla lega di Zaia. Privata persino dei voti di Tosi. Una disfatta che dimostra come, in politica, non sempre il tempo speso dalla parrucchiera si trasforma in voti sonanti.

Per non parlare, naturalmente, dell'Umbria riconquistata a fatica, dopo secoli di vittorie con percentuali bulgare. E per non aggiungere di tutte le altre vittorie del pd. Che, dove avvenute, si son realizzate con percentuali molto al di sotto del dato di partenza. Non solo rispetto alle famose europee di un anno fa, quando Renzye stwittò gaio gaio che «aveva vinto», ma anche rispetto alle regionali precedenti. Insomma. Il fatto stesso che il ducetto sia fuggito in Afghanistan per smaltire la rabbia dei numeri, rinunciando persino alla strameritata premiazione per aver vinto il torneo notturno di PlayStation improvvisato con Orfini Matteo, suo sparring partner in quel di Roma, la dice moooooolto lunga.

La straordinaria mobilitazione della scuola ha saputo tirare pei capelli questo paese. E portare al pettine tutti i nodi creati appositamente da questo regime democratico. Nonostante le battute del boss. Finalmente è emersa la realtà di una democrazia davvero in pericolo, a partire dalla Costituzione calpestata con la legge che rende il Senato un vegetale. E' emersa la realtà di una legge elettorale che, con la scusa della governabilità, si accontenta di una manciata di maggioranza per consegnare tutto il potere nelle mani dei ducetti che verranno. Cancellando di fatto, dopo il Senato, anche la Camera. E' emersa la realtà di una politica che vuole definitivamente sbarazzarsi della libertà e dell'indipendenza della magistratura, perchè troppo spesso quest'ultima ha rappresentato l'ultimo argine contro una devastante ed arrogante abitudine alla malversazione, alle ruberie ed alla corruzione della politica, prevedendo la punibilità dei giudici oltre ogni ragionevole dubbio. E' emersa la realtà di una resa dei conti definitiva col 
mondo del lavoro, cancellando in fretta e vergognosamente quei diritti che hanno garantito, a questo paese, di diventare grande. In nome di una servitù di vassallaggio nei confronti di quei padroni, di quelle banche, di quei potentati economici che, tra l'altro, sono gl'immondi responsabili della devastante crisi 
che abbiamo attraversato, e che ci metteremo ancora un bel po' a lasciarci alle spalle. Dopo che, naturalmente, tutto il peso sarà stato pagato dai lavoratori. Perchè le banche vanno salvate ad ogni costo. L'Alitalia pure. Ma le famiglie, invece, devono cavarsela da sole. In che modo? La soluzione, davvero innovativa, è stata rendere precario tutto il lavoro, e restituire tutto il potere al padrone. Ci voleva proprio un erede di Antonio Gramsci per venirci a dire tutte queste belle cose!

Il ddl la bona sola è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ma è stata una goccia che s'è trasformata in oceano. Proprio come oceaniche sono state le folle che hanno invaso le piazze. Proprio come plebiscitaria è stata la libera scelta dei lavoratori della scuola di protestare e dire NO in mille modi 
diversi. Dalle fiaccolate agli scioperi. Dai mail-bombing al blocco degli scrutini. Passando attraverso una continua, assidua, irrefrenabile mobilitazione sui social network. Questa montagna di proteste è stata capace di essere persino più forte della disinformazione organizzata dal regime democratico, grazie alla 
interessata complicità delle grandi testate nazionali. Dai giornaloni e dalle televisionone. Tanti dottoroni prezzolati pronti ad insultare il lavoro di chi nella scuola ci mette del suo tutti i giorni, per solleticare la peggiore pancia dei più disinformati, i più indifferenti, di coloro che s'accontentavano delle favolette a 
lieto fine di Berlusconi, ed ora per addormentarsi serenamente hanno bisogno della favoletta serale raccontata da Renzye. 

La realtà, però, quella che si percepisce dal contatto vivo con chi la scuola la vive tutti i giorni, da anni, è che questa è una guerra che il ducetto non potrà vincere. Perchè forse potremo perdere la prima battaglia. Forse il ddl la bona sola riuscirà a diventare legge. Forse. Ma il pd è di fatto un partito braccato. Inviso. Odiato. Maledetto. Anzi, stramaledetto. I 2.000.000 di voti persi una settimana fa si moltiplicheranno in tutte le elezioni future. Locali, nazionali ed europee. La realtà che si percepisce, nettamente, è che tra il pd e la società si è creata una frattura oramai insanabile. Incorreggibile. Anzi, inemendabile. Proprio come il ddl la bona sola. Che, semplicemente, deve essere ritirato perchè osceno. Perchè, come diceva l'immenso Fantozzi, è «una cagata pazzesca». Naturalmente studiata a tavolino. Non certo casuale. Pensata, meditata, voluta. Ma sempre cagata. Anzi di più, proprio perchè tanto meditata.

Il pd sembrava un treno inarrestabile. E' diventato un carrozzone che procede perdendo vagoni ad ogni stazione. E, sopratutto, perde viaggiatori disposti a salirci sopra. Ormai esiste il mondo del pd e del suo capo antidemocratico, assetato solo di potere e di poltrone. Capace di esaltarsi solo per difendere 
gl'impresentabili. Offendere chi difende la giustizia. Proteggere le proprie (numerosissime) mele marce. Questo mondo è completamente separato da quello in cui viviamo noialtri. Quello fatto delle fatiche di tutti i giorni. Quello in cui una partita di PlayStation è solo una partita di PlayStation. Non l'alzata di 
spalle menefreghista di fronte al momento simbolicamente più alto di una democrazia. Le libere elezioni.

L'attuale pd, che doveva rottamare tutte le malefatte berlusconiane, s'è trasformato in breve tempo in un partito sfilacciato e senz'anima. E s'è fatto imbastardire da un podestà di mediocri capacità politiche ma, com'è fatale sempre in questo sgangherato paese, dalle ambizioni smisuratamente più ampie di quelle stesse capacità. Questo pd ha un solo modo per rimettere il carrozzone sul binario della realtà, e ridiventare treno. Anzi motrice del paese. Deve tornare ad essere partito della gente e per la gente. Insieme alla gente. Deve allontanarsi dall'iniqua e disgustosa e manifesta difesa solo degl'interessi dei 
grandi potentati economici.

E deve, sopratutto, liberarsi del grande bluff. Del ragazzo che partecipava alla Ruota della fortuna, ma non era Mike Bongiorno. Del giovane che si faceva fotografare sorridente col divo Iulio, ma non era il Papa. Dell'uomo che andava a cena ad Arcore, ma non era Silvio Berlusconi. Prima che sia troppo tardi. Prima che il paese intero, in un rigurgito di libertà, espella tutto il pd dal proprio corpo come si fa coi virus indigesti.

Il sonno della ragione è durato anche troppo. E' ora che i mostri tornino da dove sono venuti.

[Ave]

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