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Antyfascysmo 2.0

Eccoli qui gli antyfascysty 2.0. Quelli del gregge renzyano.


Ricordate Enrico Letta ed il golpe col quale fu messo in panchina per far posto al novello principino, al garante degl'interessi dei grandi poteri economici e finanziari? Massì che lo ricordate. Vi basterà risentire la celeberrima «Enrico stai sereno». Ecco. Quello che accadde non fu un golpe di palazzo, secondo il vate toscano. Per carità. Anzi. Fu «un’operazione di democrazia interna». E' questo il concetto di democrazia parlamentare dell'antyfascysta toscano. Di colui che aveva giurato che mai avrebbe accettato di diventare primo ministro senza vincere regolari elezioni. Ecco chi è il novello grande difensore dei valori antifascisti.

Uno che chiama democrazia interna un golpe di palazzo. Lo stesso che voleva cambiare la nostra Costituzione per adeguarla al suo profilo presidenziale. Che ha cancellato lo statuto dei lavoratori e tutti i loro diritti con la riforma del lavoro. Che ha distrutto e privatizzato la scuola pubblica dopo averla abbandonata a se stessa. Che ha distrutto e privatizzato la sanità pubblica, negando il diritto alla salute con la chiusura anticostituzionale degli ospedali e l'impossibilità di accedere alle cure per milioni di cittadini.

E' questo campione di democrazia e di diritti che guida la cavalcata dell'indignazione sull'apologia di reato fascista. E' questo partito che fa la voce grossissima contro il gestore coi cartelli in stile dux mea lux. Ma un partito come il pyddy può rappresentare solo questo: l'antyfascysmo, appunto. Che non ha niente a che vedere con l'antifascismo. Non fatevi ingannare. Come al solito non c'è più un solo filo di anima, nel pyddy. Al massimo solo un po' di forma. E, naturalmente, tantissima fuffa. Quella con la quale spera di vincere le prossime elezioni.

«Sono convinto che il silenzio esprima meglio il disgusto e mantenga meglio le distanze. Da tempo ho deciso di guardare avanti e non saranno queste ennesime scomposte provocazioni a farmi cambiare idea»Così gli ha risposto Enrico Letta.

Qualunque cosa abbia mai pensato di lui prima, questo modo di esprimere il disgusto vorrei averlo scritto io.

[Ave]

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