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Università. Le papy-girls faranno carriera

Poco tempo fa vi avevo parlato di Norman Zarcone, ricordate? Il brillante ricercatore palermitano suicidatosi per il futuro negato. E vi avevo anche proposto il messaggio che il padre del giovane, Claudio, aveva scelto di inviarci. Le sue parole semplici ma forti. Nonostante tutto.
Quello di Norman era (ed è) un atto terribile ma simbolico di una condizione profondamente disperante. Un grido lanciato alla politica, alla società, a tutti noi perchè si lavori davvero per premiare il merito. Per non umiliare le menti brillanti. Per sostenere e rilanciare e non smantellare l'istruzione pubblica. Per investire realmente nella ricerca. Che cosa è rimasto di quel messaggio nel regime?


Potete leggerlo qui.
Io ve lo dico in breve. E' stata offerta una cattedra universitaria alla neolaureata figlia del signor Silvio Berlusconi. Laureata triennale. E l'offerta è stata formulata addirittura al termine della cerimonia di laurea. Come dire? Il miglior esempio del significato dell'espressione Scuola-Lavoro. Ma bisognerebbe correggere con l'espressione Scuola-(Chiesa)-Lavoro, visto che rettore dell'università in questione ed estensore dell'offerta di lavoro alla figlia del papy è stato don Luigi Verzè.

Io sono realmente disgustato da questo evento. Lo inserisco tra i fatti di cronaca nera perchè mi pare quasi che il povero Norman, in questo modo, sia ucciso una seconda volta. E mi pare pure che insieme a lui siano uccisi il sacrificio, il lavoro, il futuro di centinaia di migliaia di giovani e meno giovani, studenti, docenti e ricercatori. Condannati ad una precarietà eterna che somiglia tanto alla morte civile. Espulsi dalla società da una controriforma scolastica che la storia imputerà ai due complici Tremonti-Gelmini.
Personalmente, e con tutte le mie forze morali ed intellettuali, io mi dissocio completamente e profondamente da questa subcultura. Da questo disprezzo della legalità. Da questo deserto etico. E voglio dirlo con tutta la voce dell'anima che posso farvi sentire. Ci tengo che si sappia. Non siamo tutti così. Un altro mondo, ma anche un'altra etica, è possibile. Io mi dissocio. Io non ci sto. Io mi ribello.

Mi conforta moltissimo sapere che non sono solo in questa dissociazione. Roberta De Monticelli, docente nella stessa università, ha avuto il coraggio di scrivere una lettera aperta per formalizzare la sua fermissima opposizione a pratiche che nulla hanno a che vedere con il merito, coi sacrifici e con le virtù personali.
Leggetela attentamente, quella lettera, aiuterà anche voi a sentirvi un po' meno soli.
[Ave]

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