martedì 20 settembre 2011

Anagni. La storia del PD per l'ospedale


 Caro prof,
ti ringrazio per la discrezione: lo confesso, sono io uno di quei dirigenti del PD che “quasi si è offeso” per essersi sentito dire che ci sono dei “medici del PD” che si sono pronunciati per la chiusura dei piccoli ospedali. Mi scuso per aver provato tale disagio, non tanto per la tua critica (che è sempre bene accetta), né per le autorevoli “confidenze” più o meno pubbliche ma sempre e comunque personali di qualche nostro militante; ma, più che altro, per la consapevolezza di quanto è stato fatto da noi, ieri come oggi, per il nostro ospedale.
Potrebbe infatti bastare portare ad esempio il sistema sanitario  di Toscana, Emilia Romagna ed Umbria, governate dal PD, per descrivere il modello di sanità del mio partito (un modello imitato ed invidiato in tutto il mondo); ma mi rendo conto che noi dobbiamo sempre portare qualche argomento in più degli altri: è giusto così e dunque, per quanto mi riguarda, tenterò una personale e modesta operazione della memoria; intanto perché le scelte fatte, i comportamenti assunti, le posizioni prese e le iniziative poste in essere da noi democratici anagnini e laziali sono tali da non poter essere confuse con le pur rispettabili dichiarazioni rese da dottori  “pubblicamente ma anche in colloqui amichevoli”; e poi perché, in alcune delle tue osservazioni, bene argomentate e degne di attenzione, riconosco però anche una di quelle “storie anagnine” che ogni tanto ognuno di noi vive in questa nostra città un po’ difficile, nella quale la diffidenza dei miei concittadini è tale da spingerci (io stesso non sono immune da questo antico vizio) a dividerci anche quando non se ne ravvisa la necessità, anche quando questo atteggiamento rischia di compromettere percorsi di grande valore civile e culturale.

Ricordo ciò che è successo ad Anagni a proposito della sanità locale. A partire dal 2006 (prima che nascesse il PD, è bene ricordarlo) quando, da Consigliere Comunale della Margherita, insieme ai miei colleghi dei DS e delle altre formazioni del centrosinistra, abbiamo collaborato sempre in modo stretto con gli amici della DAS in favore del nostro ospedale. Ricordo bene le posizioni assunte anche rispetto ai nostri rappresentanti regionali che avevano trovato già il problema dello smantellamento del nostro ospedale iniziato  prima della Giunta Marrazzo, con le riduzioni di personale, le cartolarizzazioni degli ospedali, gli accreditamenti delle cliniche private. Ricordo i documenti inviati al Presidente della Commissione Sanità Dalia, le raccolte di firme dei nostri militanti e dei cittadini, gli incontri organizzati insieme alle OO.SS. e alle associazioni nelle sedi dei nostri partiti con i nostri rappresentanti provinciali e regionali.

Ricordo quei giorni difficili della chiusura del reparto di ostetricia ad Anagni: fummo noi, non FioriNoto, a recarci alla Pisana certamente non con il cappello in mano, accompagnati anche dai rappresentanti sindacali, a discutere vivacemente con un Marrazzo molto agguerrito ma disponibile al confronto: venne ad Anagni per presentare un piano, forse non apprezzato da tutti, ma che sicuramente rilanciava l’ospedale di Anagni non come un “policlinico in miniatura”, ma come un “ospedale di territorio” che, insieme agli altri ospedali della Provincia, veniva fortemente potenziato (da 81 a 92 posti letto) insieme all’ospedale provinciale di Frosinone, trasformato in DEA di II livello. Ricordo anche che tali scelte venivano operate non tanto in una logica di risparmio di risorse, che comunque c’è stato, ma per migliorare l’offerta sanitaria nel nostro territorio. Ricordo anche la vicenda della realizzazione del nuovo ospedale, non una proposta “per indorare la pillola della chiusura di ostetricia”, ma una scelta fatta e mai realizzata per responsabilità della nostra amministrazione comunale, incapace di individuare un sito idoneo per la struttura.

Tutti questi elementi potrebbero apparire degli inutili dettagli, biascicati noiosamente da un dirigente di partito, non funzionali alla narrazione della “storia anagnina”. Certamente però questi dettagli non debbono essere risultati tanto irrilevanti all’avv. Simone Dal Pozzo e ai Giudici del Consiglio di Stato, nel momento in cui è stato realizzato e accolto un ricorso contro la chiusura dell’ospedale di Anagni che fonda il proprio impianto anche sulla necessità di attuare da parte del Commissario Polverini quel piano sanitario del 2007… già quel piano sanitario che allora era il “figlio di nessuno”, difeso soltanto da noi e dal quale oggi, invece, non si può prescindere, al punto che contestarlo potrebbe addirittura apparire un’operazione anacronistica e controproducente ai fini del raggiungimento definitivo dell’obiettivo della salvezza del nostro presidio ospedaliero. (cfr. Ordinanza del Consiglio di Stato e dichiarazioni dell’avv. Dal Pozzo in un’intervista a Radio Hernica e nell’assemblea pubblica organizzata all’indomani dell’esito positivo in Consiglio di Stato).

Nei giorni in cui la zarina decise la chiusura dell’ospedale, ricordo Francesco Scalia ed il PD regionale, provinciale e locale in “trincea” per smascherare un piano sanitario tenuto nascosto e smentito fino all’ultimo minuto dalla destra laziale. Ricordo le assemblee pubbliche, le conferenze stampa, i Consigli Comunali aperti richiesti da noi insieme agli altri Gruppi Consiliari di opposizione. E non mi sfuggono nemmeno quelle dichiarazioni pubbliche di un rappresentante istituzionale del PD favorevoli ad un ridimensionamento del nostro ospedale, considerazioni rispettabili, anche se non condivisibili: ricordo però anche l’immediata presa di distanza del partito e del Gruppo Consiliare da quelle posizioni, le conseguenti dimissioni di quel rappresentante istituzionale, che correttamente e coerentemente, anche per questo lasciò la propria carica ed il proprio ruolo, alla fine di un confronto con il gruppo dirigente di allora e la base del PD di Anagni. Ricordo la vivace riunione organizzata dal PD presso il circolo ARCI insieme ad associazioni e sindacati, incontro che non abbiamo nemmeno voluto presiedere pur essendone i promotori, nella quale si concordò un’azione coordinata tra partiti ed associazioni e comitati e si  valutò la via del ricorso al TAR, senza la firma dei partiti (anche per ragioni di carattere formale), per evitare polemiche e accuse di strumentalizzazioni politiche.

Questo è quanto fatto dai partiti di opposizione  e dal mio partito che, senza mettere il cappello sul Comitato “Salviamo l’Ospedale”, ha avuto il coraggio di profondere in questa battaglia non solo l’impegno forte del proprio circolo e dei propri iscritti, ma anche quello del proprio Capogruppo Regionale, del proprio Consigliere Regionale di riferimento territoriale, dei propri dirigenti regionali e del proprio segretario provinciale ( non so quanti possano dire di aver fatto la stessa cosa!).

Mi scuso per questo mio intervento, la cui “lunghezza” più che da incapacità di sintesi è determinata dalla volontà di non voler trascurare, né sottovalutare, né disprezzare nulla dell’altrettanto lungo dibattito di questi giorni, all’indomani dell’esito del Consiglio di Stato. Ma ti sollecito, prof, ad andare oltre questa visione da derby tra politica e società civile, che descrive noi come distanti e quasi “antropologicamente diversi”, come persone che cambiano solo perché costrette dagli eventi o da persone e gruppi che sono altro da noi. Te lo chiedo non già per un atteggiamento censorio, ma per rivolgere un invito a tutti a non ripetere un’altra “storia anagnina” che, purtroppo non ha niente di nuovo. La vicenda della salvezza dell’ospedale di Anagni è stata un’occasione che ha visto lottare fianco a fianco tutti i nostri concittadini, quelli impegnati in politica, quelli presenti nei comitati, i privati cittadini che hanno contribuito economicamente: non sprechiamo questo patrimonio con analisi ed approfondimenti sulle impressioni ricevute o sulle indiscrezioni dei “dottori del PD”. Non commettiamo l’errore commesso dal nostro sindaco e dal superconsigliere regionale di Anagni, quello di pensare che c’è la società e che la politica invece è un’altra cosa.

Forse questo mio intervento è fuori luogo, forse questa mia riflessione risente solo da una preoccupazione che viene fuori dalla mia storia personale. Sono un dirigente di partito e sono un anagnino che nel corso della propria esistenza si è dedicato fin da ragazzo ad attività sociali e culturali nelle associazioni, nei movimenti, nei comitati. Sono anche quel bambino di dieci anni di tanto tempo fa, che ascoltava gli sfoghi del proprio papà impegnato nel mondo dello sport che, spesso, dopo aver raggiunto risultati importanti per Anagni, nel basket come nel calcio, si è ritrovato spesso inspiegabilmente al centro di polemiche ingenerose, accerchiamenti mediatici, strategie di gruppo, conventio ad excludendi e, spesso anche di pericolose illazioni che, infine, lo hanno spinto a uscire dal mondo dello sport locale. Oggi sono in molti ad incontrare mio padre per le strade della nostra Città: senza nulla togliere a coloro che si impegnano oggi nel mondo dello sport, spesso lo sollecitano a tornare ad impegnarsi per  il calcio o per il basket: troppo tardi… ma questa è un’altra storia anagnina.     
Con amicizia e cordiale stima.
                                                                                   Peppe Russo

6 commenti:

Mauro Meazza ha detto...

In questi tempi, preda di anonimi sbeffeggiatori e pusillanimi tirapiedi, fa sempre molto piacere trovare qualcuno che, al contrario, non si sottrae al confronto diretto e palese. E ci mette pure la classica faccia, come potete ben vedere (a proposito: complimenti perchè l'immagine è proprio simpatica).

Dato l'alto profilo dell'intervento di Peppe, che mantiene intatta la capacità di dare senso continuativo al suo impegno politico, caratteristica straordinaria anch'essa, in questo paese pieno di zomby con la fregola della poltroncina, ho creduto bene di non inquinarlo con premesse inopportune.

Anche perchè, mantenendo intatto lo spirito del confronto, avrei magari finito col dire troppo, e ciò avrebbe confuso piuttosto che chiarito. Invece è proprio il tentativo di capire che anima lo sforzo di questo blog. E niente di meglio che provare a farlo insieme ad uno dei protagonisti della vita civile e politica del paese.

Lascerò decantare un po' le parole di Peppe. Perchè meritano adeguata riflessione. Tutti voi siete naturalmente invitati a partecipare attivamente alla discussione, aggiungendo punti di vista ed opinioni ulteriori.

Per il momento un sentito ringraziamento a Peppe Russo per il suo intervento. [Ave]

Anonimo ha detto...

Voglio confermare come medico e da molti anni iscritto al PCI/PDS/PD che i piccoli ospedali non hanno ragione di esistere e vanno chiusi a vantaggio di strutture di prossimità più grandi e più efficienti. Questa è la mia posizione sotto l'aspetto medico, mentre sotto l'aspetto politico va bene anche l'opposizione ad oltranza al piano Polverini. Quasi tutti i colleghi di corsia hanno la stessa opinione anche se non la manifestano pubblicamente.

Anagniscuolafutura ha detto...

Qualcuno ha detto che "Le vittorie hanno molti padri, le sconfitte sono per lo più orfane".
Scherzi a parte. Certamente non sarà il Comune che potrà prendersi i meriti di questa importante vittoria, in quanto non ha fatto giuridicamente niente di rilevante per difendere la salute dei propri cittadini.
Qui potete vedere la discussione, su questo blog, che a portato alla nascita del Comitato "Salviamo l'Ospedale di Anagni" : http://anagnicaputmundi.blogspot.com/2011/02/ospedale-opposizione-compatta-la.html. Il confronto e i contatti con altre realtà durante le manifestazioni a Roma e Frosinone mi avevano portato alla conclusione che ad Anagni non si faceva nulla ...e quel manifesto dell'opposizione citato nell'articolo sapeva molto di impotenza e rassegnazione.
Il comitato non avrebbe avuto corpo e sviluppo senza l'adesione di una associazione ben organizzata come il Das. Per il successo al Consiglio di Stato è stato poi determinante la documentazione fornita dalla componente ospedaliera del Comitato. Dei partiti sicuramente il PD è quello con cui parte del Comitato ha interagito meglio. Un attivo componente del Comitato fa parte del direttivo PD e l'avvocato Egidio Proietti, consigliere dello stesso partito, ha dato sostegno legale dal primo minuto. Il PD ha sposato la causa, si è mobilitato ed in qualche moto umilmente si è messo in cammino verso una politica più coraggiosa. Dei firmatari comunque sono rappresentati anche Sel, sindacati e anche qualche elettore di destra. Il comitato, vero e proprio, è formato da quei quattordici cittadini che hanno firmato il ricorso, con rischi giudiziari ed economici, e che hanno raccolto la grandissima parte dei finanziamenti.
Adesso conquistato il fortino bisogna consolidare e rafforzare la posizione in vista della lunga battaglia di trincea con AslFr e Regione Lazio, che probabilmente non staranno a guardare. Proprio per questo è necessario adesso che molti cittadini, gruppi di opposizione e associazioni sottoscrivano a sostegno il nostro ricorso al Tar. Ci sarà tanto spazio in futuro per gli uomini di buona volontà. Carlo Ribaudo

Anonimo ha detto...

Concordo con Carlo che, come al solito, porge i suoi interventi sempre in modo costruttivo. Il PD di Anagni è a disposizione per qualsiasi collaborazione e qualsiasi tipo di iniziativa uitle per la causa dell'ospedale. Comunico a tutti gli amici del blog che, come annunciato pubblicamente, il Consigliere Regionale Francesco Scalia sta predisponendo una mozione per chiedere una deroga al blocco del turn over come previsto nella manovra finanziaria (ho trasmesso il comunicato stampa di Francesco proprio su questo argomento). Rispetto l'opinione del "compagno" medico, che sicuramente parla con maggiore autorevolezza di me. Chiedo a lui solo una cosa: quella di non essere "più realista del re": il piano sanitario del 2007 spostava offerta sanitaria da Roma alle Province e potenziava, non indeboliva l'ospedale di Anagni. lo stesso dr. Cristofari, Presidente dell'Ordine dei Medici della Provincia di Frosinone, tra l'altro ns.autorevole dirigente politico, ha sempre sostenuto che anche se quello del numero di posti letto non è l'unico indicatore dell'offerta sanitaria, resta comunque uno dei criteri più importanti per la valutazione della qualità del diritto alla salute in un territorio. Non è un caso che sia stato stabilita una percentuale minima del 3 per mille nel rapporto posti letto-abitanti,al di sotto della quale viene decretata una situazione emergenziale. Con questo piano scellerato della Polverini, in Provincia di Frosinone, siamo drammaticamente scesi al di sotto del 2 per mille (nella Capitale siamo quasi al 7). Peppe Russo.

Alessandro Compagno ha detto...

Ci mancherebbe che non sarebbe meglio una sanità migliore al posto di una peggiore, ma per avere una percezione più realistica del posto in cui ci troviamo a vivere e difendere il nostro Diritto alla Salute, propongo a chi l'avesse perso l'articolo di Mario Pirani sulla Repubblica di ieri:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/09/19/la-sanita-migliora-conti-gia-pronta-la.html.
Buona lettura
Alessandro

Anonimo ha detto...

...Ecco, ci volevano proprio Mario Pirani e Repubblica per chiarire ulteriormente la situazione. Perché è esattamente questo il quadro in cui si muove il nostro sistema sanitario. Ti ringrazio, Sandro, di averci suggerito la lettura di quell'articolo.E', in un certo senso, la conferma di quanto da me ricordato nella mia lettera aperta: l'offerta sanitaria non è stata ben distribuita nel territorio, gli accreditamenti di istituti privati hanno spostato mezzi, uomini e risorse dalla sanità pubblica e dalle province a favore delle strutture private della Capitale. Il piano sanitario del 2007 cercava proprio di invertire questa tendenza. Ricordiamo tutti ciò che si è detto di un certo imprenditore sanitario ed esponente del centrodestra che si recava negli uffici della Regione in tuta da ginnastica come se andasse al circolo del golf. Ricordiamo tutti quanto dichiarato recentemente da Piero Marrazzo a Conchita De Gregorio su Repubblica sui contrasti tra questi imprenditori ed il Presidente Regionale di allora che, oltre a chiudere strutture pubbliche della Capitale a favore delle Province, tagliava fondi anche agli istituti privati. Quello che è successo dopo è inutile ricordarlo... stendiamo un velo pietoso. Peppe Russo.

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