lunedì 12 settembre 2011

Anagni. Le due città

La lunga ed ancora non conclusa vicenda del nostro ospedale ha messo in luce definitivamente la frattura che si è venuta a creare in questa città. Da una parte, infatti, abbiamo l'Anagni creata dai destri. Un agglomerato senza forma nè anima. Senza progetti nè speranze per il futuro. Il perfetto e mirabile risultato di un decennio d'impoverimento culturale e civico. L'effetto di una straordinaria arroganza che ha preteso di trasformare i cittadini in sudditi. Ai quali non si riconoscono diritti ma, eventualmente, solo favori.

La parte della città che si è riconosciuta in queste destre, abituata alla militarizzazione del pensiero ed all'assoluto immobilismo dell'azione politica, a proposito dell'ospedale è stata costretta ad avvinghiarsi ai propri pregiudizi. L'ospedale va chiuso perchè non funziona. Perchè è uno spreco. Perchè m'hanno trattato male. Argomenti dei quali ognuno può facilmente valutare l'assoluta insulsaggine ed indifendibilità. Sarebbe infatti sufficiente ricordare l'attuale vergognoso scandalo occorso all'ospedale Gemelli di Roma per scoprire che nessuno, nonostante la gravità della situazione, si sogna giustamente di proporne la chiusura.


Questa parte della città, capeggiata dall'amministrazione, è stata costretta dunque a rinchiudersi in un bunker estremamente angusto e senza alcuna via d'uscita. E l'ha fatto perchè vittima solo di se stessa. Della propria mentalità militarizzata, da sempre refrattaria al dialogo ed al confronto. Ma vittima anche del modello politico, istituzionale e civile che ha preteso d'imporre ai cittadini, nel quale vige una sola parola d'ordine: io comando e tu ubbidisci.

Infine vittima di quel malinteso ch'è alla base stessa del colpevole immobilismo di queste destre. Ossia delle famose sinergie. Comune. Provincia. Regione. Stato. Un edificio di quattro piani abitato solo da membri della stessa famiglia. Che avrebbero potuto (e dovuto) parlarsi più facilmente ed avrebbero potuto (e dovuto)  comprendersi vicendevolmente in modo più significativo. Il malinteso, però, sta proprio qui. Perchè le sinergie, quelle vere, utili e positive, possono solo realizzarsi nell'ambito di un confronto serio e partecipato all'interno del quale tutti si parlano. Si ascoltano. E sopratutto si rispettano.

Mentre invece i destri hanno inteso le sinergie solo come una variante della parola gerarchia. La direzione di questa comunicazione, infatti, è sempre stata a senso unico: dall'alto verso il basso. Lo Stato che ordina alla Regione. La Regione che ordina alla Provincia. La Provincia che ordina al Comune. Tutte le dichiarazioni del sindaco Noto a proposito di contatti quotidiani con la Regione, addirittura con la Polverini stessa, hanno, se mai ci sono stati davvero, dimostrato solo quanto patetico ed inutile ed irrilevante ed inascoltato è, all'interno delle famose sinergie, l'ultimo anello della catena. Ossia il Comune. Che nel modello politico ed istituzionale di queste destre ha solo il compito di ubbidire ad ordini calati dall'alto, senz'alcuna possibilità di modificare alcunchè.

L'esigenza di avere una classe politica locale disposta ad obbedir tacendo spiega anche perchè i livelli istituzionali sono tanto bassi. Non servono grandi personalità. Grandi individualità che potrebbero, malauguratamente, ragionare con la loro testa e resistere all'indottrinamento calato dall'alto. Servono persone ambiziose ma dalle potenzialità ben circoscritte. Gente, insomma, che si accontenti di autoringraziarsi nei comunicati stampa. Che non risponda alle richieste scritte dei cittadini o dell'opposizione. Che durante i Consigli Comunali si limiti ad alzare la mano al momento opportuno. Insomma. Serve gente disposta a governare la città rinchiusa nel bunker ch'è stato appositamente costruito.

Questo gioco ha (parzialmente) retto fino a quando, fuori dal bunker, l'altra parte della città è rimasta in silenzio, disorganizzata, dispersa nei mille rivoli del rancore personale e politico. Ma le cose sono cambiate. Prima intorno alla questione ambientale. Con la vicenda del termocombustore Marangoni (per la quale forse in settimana potremmo avere un altro, grande motivo di festeggiare). Quindi intorno alla vicenda del nostro ospedale. Quella parte della città che vagava solitaria e triste ha trovato l'occasione di ricominciare a compattarsi. Ad unirsi per conquistare non un vantaggio per se stessa ma per la città. Insomma ha cominciato a stare insieme per cambiare le cose. Per davvero.

Intorno a quelle due grandi questioni la città s'è rimessa in moto. Ed il motore di questo cambiamento sono stati i Comitati e le Associazioni. Di quartiere, ambientaliste, culturali, civiche. Spuntate fuori come funghi nel deserto civico e culturale nel quale i destri hanno trascinato la città, imbarbarendola per poterla controllare meglio. Quelle invece hanno dimostrato che esiste un'altra Anagni.

Completamente diversa da quella che ha vigliaccamente e desolatamente accettato di rinchiudersi nel bunker delle destre. Ora sappiamo con assoluta certezza che esiste una parte di Anagni che, per davvero, vuole cambiare le cose. Che è disinteressata perchè persegue un interesse comune. Come sono la salvaguardia del nostro ambiente e la salvezza del nostro ospedale. Che interessano la città intera, e non una sua parte politica.

Quest'altra Anagni, questa specie di Anagni2, è stata inizialmente presa in giro. Derisa. Snobbata. Dalle istituzioni. Dai partiti di opposizione. Anzi qualcuno ancora oggi non ha l'umiltà nè la lungimiranza culturale e politica per capire quale straordinario cambiamento è avvenuto in questa città, grazie alla loro opera.

Pur tuttavia, esse sono una realtà. E, anche fra inciampi e pasticci di varia natura, sono state capaci di ottenere risultati straordinari. Sul piano pratico e, oserei dire, legislativo. Ma, ancor più, su quello politico e culturale.

Perchè grazie ad esse questa seconda parte di Anagni, quella migliore, quella ch'era dispersa in piccoli gruppi di sbandati, ha (re)imparato a ragionare insieme. A confrontarsi. A discutere. Ad affrontare i problemi e, magari anche alzando un po' la voce, ad unirsi per il bene della città. E' un'Anagni che ha ricominciato a scendere in piazza. A stare sul marciapiede. Finalmente con uno scopo diverso dall'andare su e giù stancamente ed ossessivamente, come son costretti a fare i nostri giovani, il sabato sera, a causa del nulla che offre il paese.

Questa Anagni2, sopratutto, ha (ri)cominciato a rendersi conto che il potere, quello vero, è nelle sue mani. E non si tratta di cariche, prebende, poltrone, gettoni di presenza, vergogne di casta che conosciamo sempre più e delle quali proviamo un senso di ribellione sempre più profondo. No. Si tratta del potere che nasce dalla disponibilità al confronto. Dalla scelta responsabile di non fregarsene. Di non lasciarsi andare al qualunquismo filosofico e politico del "tanto son tutti uguali", "tanto è tutto inutile", "tanto non serve a niente". Quel qualunquismo che da sempre è la benzina fondamentale del potere dei destri, fondato su un caos indistinto nel quale solo agli esperti è demandata la gestione della cosa pubblica. Esperti che poi, all'atto pratico, dimostrano di essere tali solo nel gestire le proprie carriere ed i propri interessi.

La frattura tra queste due Anagni, dunque, è ora realtà. E' nelle strade, nei vicoli, nelle campagne di questa città. E sopratutto nella testa dei cittadini. Sono due Anagni che viaggiano a velocità assai differenti, perchè una è completamente immobile e l'altra invece corre a sbalzi e tumultuosamente. Sono due Anagni anche assolutamente contrapposte. Culturalmente e politicamente. Perchè da una parte c'è il metodo del silenzio e la pratica del ringraziamento. Dall'altra il metodo del confronto e la pratica della responsabilità.

Queste due Anagni al momento non si parlano. Si scontrano. Si contrappongono. Forse è giusto così, per adesso. Ma la trasformazione che di fatto è già avvenuta nella città attende ancora una sintesi. Che dovrà necessariamente essere politica. Attraverso quel rinnovamento dei partiti e della classe dirigente del paese che sappia cogliere, interpretare ed incanalare nel modo giusto il messaggio e la spinta che stanno arrivando dai cittadini. Dai Comitati e dalle Associazioni.

Ancora non si intravede, all'orizzonte, forza politica nè leader capace di operarla davvero, quella sintesi. Il PD, che è la prima forza di opposizione, pur avendo ricominciato a stare in mezzo ai cittadini, si porta appresso il peccato originale di una dirigenza nata da schemi ottusi e metodi superati. Proprio ciò che la città ha dimostrato ampiamente di non volere più. Mentre SEL, che quel rinnovamento intelligente ha iniziato per primo, non riesce ancora a coagulare ed organizzare la simpatia che pur riscuote in un'ampia fascia di elettorato giovanile.

Ma è da questa frattura, da queste due Anagni diverse e contrapposte, che dovrà necessariamente nascere quella sintesi che porterà ad una nuova, unita ed unica, Anagni. Tutti i cittadini, i Comitati, le Associazioni, i partiti, i gruppi responsabili dovranno cominciare ad interrogarsi anche su questo.

A partire da oggi.

[Ave]

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Toh è una delle poche volte in qui sono d'accordo con Lei Sig. Meazza

Mauro Meazza ha detto...

Un vero peccato. Perchè gli anonimi non contano nulla. [Ave]

Anonimo ha detto...

C'è un motivo serio per cui resto nell'anonimato......purtroppo questo motivo è nato qui ad Anagni dove la gente è molto molto ignorante purtroppo , ok accetto gli insulti !

Anagniscuolafutura ha detto...

La lotta per l'ospedale, come quella per l'ambiente, contribuisce - anche se lentamente - a svegliare un popolo che non è mai stato troppo impegnato nelle difesa dei propri diritti. E questo la dice lunga sulla gravità dei momenti che stiamo vivendo. Si comincia a uscire dalle tane per disperazione; le coscienze e i diritti sono talmente calpestati che è indispensabile qualche reazione per salvare la dignità di esseri umani.
Anche se queste battaglie hanno risvegliato molte coscienze siamo sempre pochi. Occorre uno sforzo da parte di tutti, in primo luogo di chi ha scelto di "fare politica", per difendere lo stato sociale. In queste situazioni il troppo individualismo è perdente. Se il Titanic affonda non possiamo soffermarci sul colore delle tovaglie o la posizione delle posate a tavola. La difesa dei diritti dovrà incontrarsi, per essere efficace e duratura, con i partiti. Questi, da parte loro, dovranno cercare di recuperare lo spirito e l'entusiasmo tipico delle associazioni, che, sempre più numerose e organizzate, hanno occupato gli spazi lasciati vuoti dalla politica ufficiale. Anche i credenti dovranno rendere concreta la fede, con iniziative a favore degli ultimi e non solo a parole.
Esempi positivi sono sempre più frequenti. Ad esempio il tavolo d'incontro, in piazza, il mercoledi al mercato tra i militanti del PD e cittadini. Molto valida la petizione per il cimitero che SEL sta facendo nelle zone periferiche in questi giorni. L'Italia dei Valori ha una sede dove tutti possono ricevere assistenza legale. Anche in molti settori della destra affiorano segni di insofferenza nei confronti di questa "piccola politica" che ha come unico scopo quello di addormentare i cittadini. Carlo Ribaudo

Mauro Meazza ha detto...

Sottoscrivo. [Ave]

Anonimo ha detto...

CI SONO....
Nik

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