martedì 15 maggio 2012

Diario scozzese. La moneta del vicino è sempre più verde

 

Il mondo è pieno di gente che non capisce assolutamente niente. Voglio dire: che non capisce proprio niente dell'argomento di cui si occupa. Prendete certi economisti. Ed aggiungeteci pure certi politici, o presunti tali. La soluzione a questa devastante crisi? Uscire dall'euro. Voilà. Oltre i confini della moneta europea, garantiscono, gli alberi producono banconote. Le monete le trovi attaccate ai fiorellini di campo. La disoccupazione è vocabolo sconosciuto e la vita somiglia ad un eterno rave party. Bunga bunga compreso.

La (finta) autorevolezza con la quale sono spacciate per verità assolute cretinate finissime come questa hanno il deplorevole difetto di essere, daje e daje, ritenute vere. Insomma alla fine si finisce, nonostante tutto, col crederci. Perchè non abbiamo il tempo, o la competenza, o la pazienza di verificare l'esattezza di certe verità rivelate. E dunque finiamo col prenderle per buone. Ci crediamo. E cominciamo ad andare in giro a diffondere la buona novella. Pure noi. Così, con un effetto moltiplicatore, la balla s'ingrandisce sempre di più. Fino a diventare una di quelle (false) certezze assolute attraverso le quali la povera gente come noialtri finisce sempre col prenderlo in un certo posto.

Per una volta, però, io posso permettermelo. E ve lo dico chiaro e tondo. Fuori dall'euro non c'è nessun paradiso terrestre. Al contrario. C'è la stessa. Identica. Ben nota difficoltà ad arrivare a fine mese. Vi dico questo senza tema di smentita. Perchè, vedete, io fuori dall'euro ci sono stato. Ed ho visto. Io sono stato nel paese della sterlina. Nel regno di sua maestà the Queen. Io son stato in Scozia.

E non ho trovato alcun paradiso. Nè terrestre nè fiscale. Al contrario. Ho avuto la percezione di essere finito in un avamposto dell'euro capitalismo che sarà. E non m'è sembrata proprio una gran bella cosa. Anzi a dire il vero m'ha fatto pure un po' paura. E m'ha appiccicato addosso pure una gran malinconia.

Perchè, ad esempio, potremmo partire dall'immagine delle città. Al modo col quale il capitalismo avanzato le ha trasformate. Le città scottish non somigliano affatto a quelle nelle quali viviamo noialtri. Mettiamola così. In Scozia le città sono, grosso modo, degli enormi quartieri residenziali. Quando va bene e volete usare un vocabolo elegante. Ma se preferite, oppure quando va male, potreste pure dire che le città somigliano ad enormi quartieri dormitorio. Ordinati e puliti e silenziosi, per carità. Ma sempre tali. E sapete perchè? Perchè in Scozia è praticamente scomparso, ovunque, il piccolo negozio. La piccola attività commerciale che da noi, seppure tra enormi difficoltà, riesci ancora a trovare sotto casa.

Nelle terre celtiche gli acquisti non si fanno sotto casa. Naa. Perchè lungo le strade non fai altro che trovare case. Case singole, indipendenti. Modellini che, qui da noi, chiameremmo villette. Una attaccata all'altra in perfetto e pulitissimo ordine. Ma di negozi, neanche a parlarne. Difatti non ci sarebbe proprio lo spazio, per aprirne qualcuno. Non costruiscono proprio i locali che, da noi, diventano commerciali. Villette e villette ed ancora villette. Quindi abitazioni accanto abitazioni accanto abitazioni.

Ma niente paura. Qualunque cosa vi occorra, potrete trovare abbondanza di offerta nel centro commerciale. Che non è mica quella micragna alla quale siamo abituati noialtri. Naa. In Scozia i centri commerciali sono delle piccole città nelle città. Enormi. Mastodontici. Con parcheggi spaventosi. Luoghi nei quali trovi tutto, ma proprio tutto. Dal giornale all'aspirina, dalla pelliccia di visone al ricambio per la penna stilografica. Nel centro commerciale ci sono tutte le marche. Tutti i prezzi. Ma per capirne lo spirito, dovete sforzarvi d'intendere correttamente il concetto di «centro». Non vi sto parlando di un'unica struttura che vende (quasi) tutto. Ma proprio di un centro, ossia di uno spazio enorme nel quale sono concentrate tante attività commerciali, tutte grandi, all'interno delle quali puoi sfogare tutte le tue necessità d'acquisto.

Dunque la struttura delle città scozzesi ricalca più o meno il seguente schema. Giri per le strade e trovi il deserto. Nel senso che non fai altro che vedere, allineate in perfetto ed ordinato stile, le abitazioni degli highlanders. Nessuno che gira. Nessun rumore. Niente macchine parcheggiate in seconda fila. Anzi, s'è per questo nessuna macchina parcheggiata tout court. Niente clacson impazziti. Niente cacca di cani spiaccicata lungo il marciapiede. Un ordine quasi surreale, per noi italiani. Un ordine che potrebbe persino crearti un tanticchio d'angoscia. Tant'è che ad un certo punto finisci col chiedertelo: ma gli scozzesi esisteranno per davvero, oppure saranno un'invenzione pubblicitaria?

Poi, finalmente, t'imbatti nel centro commerciale. Ed allora si che li vedi, gli scozzesi. Li trovi tutti lì. Ordinatamente in fila, pronti a lanciarti il loro gentilissimo «thank you» per qualunque cosa. Se fai una domanda ma pure se non la fai. Se compri ma pure se non compri. Se sei simpatico ma pure se sei antipatico. E capisci, allora, che gli scozzesi sono più avanti. Non nel senso che stiano meglio. Ma nel senso che il loro presente è ciò che noi chiamiamo futuro. E' in Scozia, ad esempio, che ho capito il famoso concetto di «razionalizzazione della rete distributiva» che spesso, qui da noi, viene citato a proposito dei distributori di benzina. Ed a causa del quale, i poveri petrolieri nostrani affermano che il carburante costa così tanto. Qui da noi ci sono distributori, a volte, letteralmente attaccati uno all'altro. O comunque talmente vicini che quasi quasi ti senti in colpa a non fermarti immediatamente per un pieno. In Scozia, invece. Se t'è rimasto mezzo serbatoio, e t'imbatti in un distributore, fermati subito, per carità di Dio. Potresti non farcela ad arrivare al prossimo benzinaio.

Confesso che, a pensarci un pochino, mi gira la testa per la confusione. Prima ti dicono che i prezzi non possono abbassarsi fino a quando non c'è concorrenza. Quindi ti certificano che il prezzo non può abbassarsi perchè c'è troppa concorrenza. Così ci ritroviamo in un mondo fatto in questo modo. Qui da noi ci sono troppi distributori di benzina, ed il carburante è carissimo. In Scozia ce ne sono troppo pochi, di benzinai, ma il prezzo dell'oro nero è ugualmente carissimo. Mi inquieta non poco scoprire che, da qualunque parte la si rigiri, tanto in Italia quanto in Scozia, a prenderlo in un certo posto è sempre la stessa gente.

Ma un ragionamento simile potrebbe farsi per il commercio al dettaglio. Qui da noi l'opera di distruzione non è ancora conclusa, ma siamo già a buon punto. In Scozia, invece, tale distruzione è praticamente completa. Il piccolo esercizio commerciale non esiste più. Anche perchè, oramai, negl'immensi centri commerciali gli esercizi son tutti rappresentati da «catene». Marchi sovranazionali che aprono e vendono in tutti i punti cardinali del paese. La domanda interessante allora è: cos'è cambiato per il consumatore? Essersi affidati solo alla grande distribuzione, ed aver distrutto la piccola, ha portato miglioramenti per il consumatore? Insomma. E' servito a qualcosa? La gente spende meglio e di più? L'economia gira meglio? Sono, in definitiva, tutti più felici, e magari pure più ricchi?

Mi dispiace proprio tanto deludere le vostre speranze, ragazzi. Ma non posso proprio nascondervelo. Ve ne dovete fare una ragione. La risposta è sempre la stessa: no. Non è cambiato proprio niente per il consumatore. I prezzi sono sempre troppo alti per le possibilità economiche del ceto medio-basso. La gente non spende di più e, sopratutto, non spende meglio. Si lamenta allo stesso modo di come ci lamentiamo noi. L'economia non gira più velocemente e, a dirla proprio tutta, sebbene assai simpatici ed alla mano, in definitiva gli highlanders non mi son sembrati poi più felici nè più ricchi dei sottoscritti italians.

E dunque, a questo punto, forse è il caso di tornare al punto di partenza. Quello dal quale avevamo iniziato questa chiacchierata. Ricordate? La soluzione perfetta a tutti i nostri problemi sarebbe uscire dall'euro. Ma io ci sono stato, fuori dall'euro. Ed ho visto. Ho parlato. Ho sentito amici locali fare gli stessi discorsi che facciamo noialtri. Li ho sentiti lamentarsi delle stesse cose. Gli stipendi bassi. I servizi sociali insufficienti. Il costo della vita insostenibile. La disoccupazione preoccupante. Le fabbriche chiuse senza speranza. Sopratutto, ho letto nei loro occhi la stessa, identica incertezza e forse anche paura del futuro che leggo anche nei miei e nei vostri occhi. Ho scoperto una crisi che è assolutamente identica alla nostra.

Ma allora, se gli amici scottish stanno come noi, un po' più un po' meno. Allora, forse, l'euro è un falso problema. E pure la sterlina è un falso problema. Dietro al quale le solite, vecchie logiche macroeconomiche continuano a nascondersi per imbrogliarci meglio. Per lucrare sulle nostre difficoltà. Per mantenere in piedi un sistema capitalistico che, sempre più evidentemente, è arrivato al capolinea. Perchè non solo non ha allargato la base della ricchezza e della sicurezza sociale. Ma, al contrario, ha reso indispensabile che un numero sempre maggiore di soggetti attivi e volenterosi annaspassero nella pura e semplice sopravvivenza. Per permettere così ai soliti bastardi di mantenere intatti i loro indegni privilegi. In Scozia come in Italia. Come nel mondo intero.

Insomma cari amici. La prossima volta che sentirete qualche economista, oppure qualche politico, od anche solo qualche vostro amico ripetere come un mantra che «è tutta colpa dell'euro», e che «dovremmo uscire dalla moneta europea» per ricominciare ad essere ricchi e felici, diteglielo. Vi autorizzo io. Non è dall'euro che dobbiamo uscire. Ma proprio da questo sistema capitalistico. Feroce. Disumano. Ingiusto. Insostenibile. Devastante. Capace solo di distruggere. Perchè un altro mondo è possibile. Lontano dall'Italia.

Ma lontano anche dalla Scozia.


[Ave]

[Terza puntata - Qui la prima e la seconda]

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